Squalo killer, parla l'amica del cuore di Antonio Straccialini morto in Colombia: «Spirito libero e grande nuotatore»

Una volta per scommessa raggiunse il record di una camminata durata 24 ore

Squalo killer, parla l'amica del cuore di Antonio Straccialini morto in Colombia: «Spirito libero e grande nuotatore»
Squalo killer, parla l'amica del cuore di Antonio Straccialini morto in Colombia: «Spirito libero e grande nuotatore»
di Tito Di Persio
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Lunedì 21 Marzo 2022, 11:44

È ancora sconvolta la città di Roseto per quanto accaduto ad Antonio Straccialini in Colombia. « Antonio era il migliore in tutti negli sport», afferma Franca Cornice amica nella vita, sul lavoro e di università. Fa fatica a parlare. La sua voce è tremula. È quella di una donna che ha appena perso il suo caro amico. Antonio Straccialini, per tutti Tonino era un giramondo, tenda e zaino in spalla aveva esplorato a modo suo ogni angolo della Terra. Gli amici dicono che «gli mancavano Nigeria, Congo, Iran, Iraq e pochi altri posti sperduti da visitare». È morto venerdì alle 12.34 in un paradiso dei Caraibi, nelle acque cristalline di San Andrés, in Colombia, attaccato da uno squalo tigre mentre nuotava in una zona nota come “La Piscinita”. Per il rosetano, 56 anni, fisico atletico, diplomato Isef all’Aquila, grande camminatore tanto da essersi guadagnato un primato nel Guinness per un’impresa a piedi nel suo Abruzzo nel 1993, non c’è stato nulla da fare. 


I bagnanti, che per primi lo hanno soccorso mentre gridava disperato in acqua, hanno cercato di tamponare la devastante ferita alla gamba destra, l’uomo è stato condotto in ospedale ma è morto dissanguato poco dopo, mentre sui social network cominciavano a circolare i video e le foto choc dei soccorsi sulla scogliera da dove Antonio si era tuffato poco prima.


VIDEO


Qualcuno ha anche postato un video dove si vedono due grossi squali tigre nuotare sul pelo dell’acqua, molto vicini alla scogliera, ma in zona non ci sono avvisi di pericolo. Comunque Straccialini è il secondo rosetano a perdere la vita in Colombia. Nell 1996 a causa di un malore perse la vita Domenico di Giuseppe, fratello del politico Filiberto. Aveva 48 anni, ed era il vice presidente della nazione di pattinaggio artistico. Era li ad accompagnare la nazionale italiana per i campionati del mondo. E’ stato l’uomo che ha portato il pattinaggio a Roseto e gli fu dedicato il pattinodromo nella cittadella dello sport che porta ancora il suo nome.


«Straccialini era un grandissimo nuotatore anche se non ha mai voluto fare le gare», aggiunge sempre Franca e sottolinea che sin da bambino manifestava il suo «spirito libero», quindi odiava gli appuntamenti e le costrizioni. «Lui doveva fare qualsiasi cosa che gli passa per la mente in quel momento». E racconta che all’Isef, stressato per un esame, si alzò nottetempo, preparò lo zaino con le cose essenziali e fece l’autostop fino a Parigi. E tornò all’Aquila dopo due settimane sempre in autostop.


Dopo la notizia della morte, non c’è profilo di rosetano che non ha messo un suo ricordo. D’altronde “Tonino” era un personaggio. Marco Verrigni scrive: « Il tuo essere spirito libero e avventuriero ti ha riservato una morte fuori dal comune e atroce. Ricordo il record delle 24 ore di camminata nato per gioco, per una scommessa fra amici dove ti seguimmo in bici facendo turni per vedere se reggevi all’impresa. Ce la facesti perché eri tosto, forte e determinato. L’ultima volta che ci siamo visti mi hai detto che ti mancava poco per terminare il giro del mondo che avevi iniziato anni fa. Il destino balordo non ti ha fatto portare a termine l’impresa. Solo così potevi essere fermato. Ciao Tonino!». A ricordarlo anche Attilio Verrigni. Fu lui a lanciargli la sfida per la camminata da record. «Amava la competizione in tutte le sue forme – racconta Attilio – un giorno fece anche la sfida del ghiacciolo. In pochi minuti ne mangiò 18, tutti quelli che aveva lo chalet». Mentre Federico Centola, il cronista che lo seguì nelle 24 ore di camminata, racconta che alla fine dell’impresa si sentì male e lo portarono in ambulanza in ospedale. «Lui si fece fare una flebo per rintegrarsi e mise la firma per uscire».

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