La maxi truffa del caffè, ecco come due società hanno evaso l'Iva per un milione

La Guardia di Finanza smantella il raggiro. Dieci denunciati: tre sono di Ladispoli da dove sono partite le indagini

La maxi truffa del caffè, due società hanno evaso l'Iva per un milione
La maxi truffa del caffè, due società hanno evaso l'Iva per un milione
di Emanuele Rossi
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Domenica 2 Ottobre 2022, 09:04

I furbetti del caffè sono stati scoperti dalla Guardia di Finanza al termine di una lunga indagine. Due società monitorate, una fittizia e l'altra a fare da filtro. A capo di entrambe, in qualità di amministratore di fatto, un imprenditore di Ladispoli nel ruolo sia di acquirente che di venditore nelle varie transazioni commerciali: l'escamotage per eludere il fisco che consisteva nel mancato versamento dell'Iva incassata sulle fatture emesse. Così andava avanti da anni quella che è stata battezzata una frode carosello. Proprio a Ladispoli è nata l'indagine, con ramificazioni nella Tuscia, che ha consentito alle Fiamme gialle di scoperchiare il vaso di Pandora con un sistema ben collaudato dal 2018 in poi. Dopo questa operazione, il tribunale di Civitavecchia ha già stabilito il sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di circa 900mila euro. Delle dieci persone denunciate, tre hanno operato a Ladispoli e sarebbero amministratori legali delle società definite cartiere.

La truffa del caffè

Al vertice del sodalizio due soggetti italiani, uno residente in Slovenia e l'altro nella Repubblica di Malta, attivi in particolar modo a Ladispoli, probabilmente la loro base. Si occupavano delle vendite rispettivamente nell'Italia centro-settentrionale e in quella meridionale. Il provvedimento cautelare è l'epilogo degli accertamenti svolti durante alcune verifiche fiscali nei confronti delle imprese legate al commercio all'ingrosso di caffè, di cui una a Viterbo e una a Frosinone, tutte e due con una parte attiva nel raggiro. Pesanti le ipotesi di reato mosse dalla Procura che sospetta l'omesso versamento di imposte, nonché di emissione e utilizzo di fatture per operazioni del tutto inesistenti.

Il sistema

Dagli approfondimenti ad opera dei militari è emersa «l'interposizione formale» negli acquisti di merce da altre nazioni dell'Unione Europea e nella rivendita in Italia, di società cartiere le quali, prive di una struttura operativa e di personale alle dipendenze, si assumevano l'integrale debito Iva, che naturalmente non veniva mai versata all'Erario. Una truffa bella e buona. La magistratura ha ottenuto dal gip l'emissione di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca che ha riguardato liquidità giacente su conti correnti bancari e due immobili che si trovano nella Capitale. Sono stati controllati una quarantina di commercianti che avevano acquistato il caffè da queste società ma che però a quanto pare, almeno fin quanto emerso, non erano a conoscenza dell'imbroglio. L'operazione si inquadra nel contrasto delle frodi fiscali che alterano le regole del mercato danneggiando i cittadini e gli imprenditori in regola con i pagamenti. Soltanto pochi mesi fa, sempre le Fiamme gialle di Ladispoli, avevano scoperto una maxi frode da 9 milioni indagando ben 27 persone.

 

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