Violenta la figlia di 2 anni: muto
davanti al giudice che lo interroga

Sabato 24 Agosto 2019
TREVISO - Muto. Davanti al giudice di Treviso che ieri lo ha interrogato per rogatoria nel carcere di Santa Bona, l'artigiano di 46 anni accusato di aver abusato della figlia di 2 per vendere poi i filmini hard, pare numerosi, sui circuiti dei pedofili australiani, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una mossa senz'altro consigliata dall'avvocato dell'uomo in attesa di prendere visione delle prove già in possesso degli inquirenti. Ma anche la presa di coscienza che ci sono pochi margini per avanzare pretese di innocenza: in uno dei filmini c'era la sua faccia e un documento del genere non può essere smentito da alcuna vacua affermazione. Il confronto è durato pochi minuti, il tempo di declinare l'invito a raccontare come sono andate le cose. Adesso le carte tornano al giudice delle indagini preliminari di Venezia che ha in mano il procedimento e deciderà tempi e modi dell'azione giudiziaria. Rimangono ovviamente salde le accuse di violenza sessuale pluriaggravata e continuata e di commercio di materiale pedopornografico, che contemplano pene fino a 24 anni.

 
E rimane, sullo sfondo, la terribile consapevolezza che gesti tanto orribili, consumati su una inerme bimba di due anni, sua figlia, tra le quattro mura di una casa della pedemontana trevigiana, appartengono a una persona all'apparenza normale. Con una sua attività commerciale, con contatti frequentissimi con la clientela cui distribuiva opinioni e battute su come va il mondo. L'insospettabile vicino di casa, l'uomo che mai crederesti capace di una cosa del genere, in realtà consumava ore, giorni, settimane e mesi a confezionare i video che poi vendeva ai siti web dall'altra parte del globo. L'ordinanza di custodia cautelare parla chiaro: avrebbe abusato della figlia per almeno 18 mesi. E se non avesse commesso l'errore di riprendersi, veicolando i propri lineamenti nel mondo del dark web, sarebbe stato probabilmente impossibile, o comunque molto più difficile, per la polizia australiana raccogliere le informazioni che hanno permesso alla distrettuale di andare a colpo sicuro, arrestandolo, anche perché raramente i server provider collaborano con segnalazioni e ricerche. IL BLITZ Le indagini però, sono solo all'inizio. L'intensa attività pedopornografica dell'artigiano avrebbe già portato al sequestro del telefonino, del computer e di tutti gli altri dispositivi di ripresa e catalogazione del materiale, indispensabili sia per stabilire la quantità e qualità dei video prodotti sia per intercettare la loro eventuale destinazione. Ma soprattutto potranno fornire utili elementi agli investigatori, impegnati a scoprire se l'artigiano era connesso solo al losco mondo della pedofilia nel continente australe o aveva seguiti e seguaci anche in Italia o perfino nella zona di residenza. LE REAZIONI Chi lo conosce, oggi, cade dalle nuvole. E non è soltanto un modo di dire. Troppo lontana l'apparenza di perbenismo di una persona nota a tutti e l'orrida figura di seviziatore della figlia. Il caso ha sollevato anche uno strascico polemico di cui nelle scorse ore si è fatto portavoce il sindaco: «Nè io, nè i nostri servizi sociali sono mai stati informati. Penso, nel rispetto dei ruoli, che quando ci sono casi di questa gravità, sarebbe opportuno un confronto perchè devono metterci nelle condizioni di intervenire e fare qualcosa». Nel frattempo la bimba è stata affidata a una struttura protetta. Nonostante non abbia ancora raggiunto l'età per entrare all'asilo, è probabile che i segni psicologici dell'abuso si siano già manifestati. Il calvario è stato interminabile, quasi un anno e mezzo. Rimuoverlo sarà l'altra sfida. Roberto Ortolan
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