Cono gelato di traverso, bimbo
di un anno cianotico: salvato al telefono

Mercoledì 17 Aprile 2019 di Alberto Beltrame
Cono gelato di traverso, bimbo di un anno cianotico: salvato al telefono

TREVIGNANO - Il piccino non respirava più ed era già cianotico quando la mamma ha chiamato i soccorsi e si è messa a urlare disperata: «È morto, il bambino è morto». Il figlioletto, di appena un anno, aveva ingoiato la punta del cono gelato che la sorellina gli aveva fatto assaggiare e la cialda si era incastrata sulla trachea, soffocandolo. Sarebbero serviti circa 8 minuti alla prima l'ambulanza partita dall'ospedale di Montebelluna per raggiungere l'abitazione di Trevignano in cui abita la famiglia, originaria dell'Est Europa. Troppi, in quella situazione, per evitare conseguenze tragiche. A salvare il bimbo è stato il sangue freddo dell'operatore del Suem 118 di Treviso che, riuscito a calmare i genitori del piccolo, ha spiegato come cercare di disostruire le vie aeree e, rendendosi conto che le cose non andavano per il verso giusto, ha avuto l'intuizione di suggerire loro un'operazione atipica: soffiare più aria possibile nella bocca del bambino. Una decisione che si è rivelata provvidenziale: il piccolo cono, infatti, è scivolato giù per la trachea, finendo si nei bronchi (dov'è stato rimosso in ospedale a Treviso), ma permettendo così al bimbo di tornare a respirare. «Quando dalla sala operativa l'abbiamo sentito piangere abbiamo tirato un sospiro di sollievo - racconta Davide Casagrande l'infermiere del 118 che ha ricevuto la richiesta di soccorso e ha gestito l'emergenza -. La situazione era critica, ma la mamma è riuscita a fare tutto ciò che doveva. Ci ha ringraziati commossa, ma è lei che ha fatto tutto. È importante, in queste fasi, riuscire a mantenere sempre lucidità. E la signora e il marito, dopo un primo momento, sono riusciti a farlo».
TRAGEDIA SFIORATA
Quando domenica pomeriggio è arrivata alla centrale operativa del Suem la chiamata della donna la situazione sembrava già compromessa. La mamma e il marito urlavano disperati, erano sicuri che non ci fosse più nulla da fare. Il piccolino non respirava da qualche secondo, ma il colore della sua pelle evidenziava già i primi sintomi di un principio di soffocamento. Tutto per colpa della minuscola punta del cono gelato. Non c'era tempo da perdere e così l'infermiere del Suem ha spiegato alla mamma del bimbo che solo il loro intervento attivo avrebbe potuto salvarlo: prima le ha detto di assestare dei piccoli colpi sulla schiena, per provare ad espellere la cialda. Poi, visti gli scarsi risultati, le ha spiegato come praticare le manovre rianimatorie, spingendo con due dita sul torace. Ancora niente da fare. Il bimbo non ce l'avrebbe fatta se l'infermiere in contatto al telefono non avesse avuto l'intuizione giusta: quella di soffiare nella bocca del piccino. È così che la punta del cono gelato è finita giù per la trachea, finendo nei polmoni, e il piccolino ha ripreso a respirare.
L'INTERVENTO
A quel punto il piccolo si è messo a piangere, e subito dopo si è addormentato fra le braccia della mamma, esausto ma miracolosamente sano e salvo. Era il momento delle coccole e di un meritato sospiro di sollievo per tutta la sua famiglia che ha passato alcuni interminabili minuti di panico e angoscia. L'ambulanza è arrivata pochi secondi dopo e il bambino, dopo i primi accertamenti all'ospedale San Valentino di Montebelluna, è stato trasferito al Ca' Foncello dove, in serata, è stato sedato e sottoposto a un intervento nel reparto di Laringoiatria per la rimozione del cono gelato dai bronchi. Un'operazione delicata ma di certo non rischiosa, dopo la quale il bimbo si è ripreso senza alcun problema. Un piccolo grande miracolo.
Alberto Beltrame
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Ultimo aggiornamento: 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA