Super Green pass, obbligo per tutti i lavoratori: verso la stretta, ecco cosa può cambiare

Martedì 21 Dicembre 2021 di Alberto Gentili
Super Green pass, obbligo per tutti i lavoratori: verso la stretta, ecco cosa può cambiare. Verso la mascherina Ffp2 in cinema e bus

Mario Draghi non si sbottona. Prima della cabina di regia di giovedì e, soprattutto, prima di conoscere i risultati del flash survey sul tasso di penetrazione in Italia della variante Omicron, non intende dire quali nuove misure adotterà il governo per frenare il virus: «Nulla è ancora deciso, tutto dipenderà dai dati e dall'ultimo sequenziamento per vedere la velocità di diffusione di Omicron», spiega il premier, «ma il succo del discorso, la cosa fondamentale, è procedere con la massima velocità alla terza somministrazione». Al booster o terza dose perché, dopo 4-5 mesi, la protezione del vaccino si riduce. E non di poco.
Dunque, visto che l'obiettivo è spingere le vaccinazioni e i richiami per alzare un muro anti-Omicron, il governo sta esplorando l'ipotesi di rendere obbligatorio il Super Green pass (quello ottenuto solo con il vaccino o guarigione dal virus) a tutto il mondo del lavoro, pubblico e privato, per un totale di 23 milioni di persone. Del resto, l'obbligo vaccinale è già stato adottato per il personale sanitario, scolastico e per le forze dell'ordine. Per questa soluzione spinge il ministro della Salute, Roberto Speranza, il responsabile della Pa Renato Brunetta e il Pd. Ma la Lega frena. «Però il tema è sul tavolo e se ne discuterà», dice una fonte di governo che segue il dossier.


Non sembrano invece esserci dubbi, sempre con l'obiettivo di spingere la somministrazione della terza dose, sulla riduzione a 5-6 mesi (rispetto ai 9 attuali) della durata del Green pass. Tanto più, perché gran parte delle seconde dosi sono state effettuate tra luglio e agosto: abbreviare la validità del lasciapassare verde da 9 a 5-6 mesi innescherebbe la corsa al booster di una larga fetta della popolazione.
Allo studio - oltre all'obbligatorietà su scala nazionale della mascherina all'aperto, decisa ieri nel Lazio con un'ordinanza di Nicola Zingaretti - c'è anche l'estensione del Super Green pass ad altri settori come i centri commerciali per i quali dovrebbero essere imposti filtri all'ingresso per rendere efficaci i controlli. E c'è chi non esclude che il lasciapassare rafforzato possa essere reso obbligatorio su bus e metro. Ma il ministro dei Trasporti, Enrico Giovannini, è contrario: «Il Green pass utilizzato nelle ultime settimane per il trasporto pubblico locale è già una misura piuttosto robusta». Dunque, «al momento, nel settore dei trasporti la cabina di regia di giovedì non prevederà ulteriori interventi».
Si vedrà. Di certo, mentre diventa probabile l'obbligo del tampone per discoteche, veglioni e feste al chiuso, sembra tramontare l'ipotesi di dover fare un test per accedere ai luoghi aperti al pubblico e a rischio-assembramento come cinema e teatri, stadi e concerti, etc. C'è il no del ministro della Cultura Dario Franceschini, di Brunetta e ci sono le perplessità di molti amministratori locali come il sindaco di Milano Beppe Sala: «Stiamo spingendo tantissimo sulla vaccinazione e sul Green pass, se poi serve anche il tampone è qualcosa che faccio fatica a capire». Insomma, rendere obbligatori i test anti-Covid per andare al cinema o a teatro sarebbe una sorta di premio ai No vax, un colpo alla fiducia dei cittadini che si sono vaccinati e, di riflesso, un disincentivo alla terza dose.

 


LA MASCHERINA FFP2
Ecco perciò che sta prendendo quota l'idea di virare sull'obbligatorietà della mascherina Ffp2 per entrare nei luoghi aperti al pubblico e anche per salire su bus e metro. A lanciarla è il virologo Andrea Crisanti: «Imporre il tampone per andare al cinema o a teatro sarebbe un inutile aiuto ad aziende che producono prodotti che non sono buoni come i test rapidi che di fatto, in condizioni di alta trasmissione, sono un elemento veramente pericoloso. Perciò sarebbe molto più efficace che un vaccinato con tre dosi semplicemente indossasse una mascherina Ffp2, che ha una protezione del 98%, costa 1 euro invece dei 15-20» di un tampone rapido «ed è molto più efficace». Parole che hanno fatto breccia nel governo: giovedì questa misura sarà esaminata dalla cabina di regia. Un vertice nel quale, se dovesse essere confermato che due dosi non sono sufficienti a fermare Omicron, potrebbe essere preso in esame perfino «il lockdown duro» di cui parla Pregliasco.

 

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