Siria, ucciso in un raid aereo Deso Dogg
rapper tedesco simbolo del Califfato

Siria, ucciso in un raid aereo
Deso Dogg, rapper tedesco
simbolo del Califfato
Siria, ucciso in un raid aereo
Deso Dogg, rapper tedesco
simbolo del Califfato
di Federica Macagnone
Il rapper tedesco Denis Cuspert noto come Deso Dogg, uomo chiave della propaganda jihadista dell'Isis e inserito dagli Usa nella "lista nera" dei terroristi, è stato ucciso mercoledì 17 durante un raid aereo a Gharanij, in Siria, nella zona di Deir el Zor: la notizia, annunciata da Wafa Media, portale legato allo Stato Islamico, è stata confermata dall'intelligence tedesca e da Site Intelligence Group, l'organizzazione che monitora sul web le attività dei jihadisti.

«In passato c'erano già state segnalazioni che davano Cuspert per morto - ha detto la direttrice di Site, Rita Katz - ma questa è più convincente, visti i dettagli, le foto e altri particolari. Il rapporto di Wafa Media sembrerebbe vero». Cuspert era stato dato per morto in Siria nel 2015 in un bombardamento statunitense a Raqqa, ma la notizia era poi stata smentita dagli stessi americani. Da almeno tre anni era noto per il suo ruolo attivo sul campo per aver partecipato a molte decapitazioni e per essere diventato uno dei protagonisti della propaganda jihadista e dei suoi video violenti. Ora, mentre in rete circolano varie immagini del suo cadavere, la propaganda jihadista lo celebra come martire con il suo nome di battaglia: Abu Talha al-Almani. 
 
 


Denis Mamadou Gerhard Cuspert era nato il 18 ottobre 1975 a Berlino da una madre tedesca e un padre ghanese che lasciò la famiglia quando era ancora un bimbo. Crescendo ebbe frequenti scontri con il patrigno, un soldato americano: una conflittualità che alimentò il suo odio per gli Stati Uniti. Con un'adolescenza difficile alle spalle, in cui i primi successi con la musica si intrecciavano ad atti di violenza, piccoli furti, problemi scolastici e giudiziari, istituti di rieducazione e cliniche psichiatriche, nei primi anni 2000 ottenne una certa notorietà come rapper gangsta, prima chiamandosi Darkness D e in seguito Deso Dogg: fece un tour con DMX e un paio di dischi, ma la sua carriera veniva sempre interrotta da violenze e criminalità. Nel 2009 si convertì all’Islam ed entrò nei circoli salafiti tedeschi. Nel 2010 inizia il suo percorso di radicalizzazione, abbandona il rap, considerato proibito dalla dottrina salafista, e passa ai nasheed, i canti islamici, in cui descrive Berlino come una «città di infedeli» e in cui dice «Il martirio è la cosa più bella». 

Nel 2012 si sposta a Solingen e fonda Millatu Hibrahim, network di propaganda online per imporre la sharia in Germania. È a questo periodo che risale la sua radicalizzazione: nel 2013 appare in Siria, dove si unisce al gruppo jihadista Junud al-Sham, e dichiara in un video di essersi unito, prendendo il nome di Abu Talha Al-Almani, alla guerra contro il regime di Assad. A settembre viene ferito in un raid e la Germania spicca un mandato di cattura internazionale. A fine anno, quando giura fedeltà allo Stato islamico e continua a combattere, Cuspert è già una star della propaganda Isis. Non è famoso come Jihadi John, ma tra i miliziani è un mito per la sua ferocia di taglia-teste: sarebbe stato lui a ideare, realizzare e distribuire le immagini di Jihadi John che decapitava con un coltello prigionieri britannici e statunitensi. Considerato tra i simboli più potenti della propaganda jihadista, con i suoi filmati Cuspert è riuscito a reclutare centinaia di giovani: nel 2015, per i suoi crimini, la Germania presentò all'Onu un dossier di 125 pagine. 

Cuspert, tra l'altro, era anche stato protagonista di un caso clamoroso nel 2014, quando Daniela Greene, una 38enne traduttrice dell’Fbi incaricata di sorvegliarlo, disertò e lo raggiunse in Siria per sposarlo dopo aver mentito all'Fbi circa gli spostamenti del terrorista e averlo avvisato delle indagini in corso su di lui. Poco tempo dopo la donna capì di aver fatto un colossale errore, rientrò negli Usa e si costituì accettando di collaborare con le autorità. Condannata a due anni di carcere, fu rilasciata nel 2016. 
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Venerdì 19 Gennaio 2018, 19:02 - Ultimo aggiornamento: 19-01-2018 21:11

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