Banda di sinti con reddito di cittadinanza rifilava banconote false alle vittime: cinque denunciati

Martedì 17 Novembre 2020
La banda di sinti con reddito di cittadinanza che rifilavano mazzette di banconote false alle vittime (Foto di Alexas_Fotos da Pixabay)

La Guardia di finanza di Trento ha scoperto una presunta truffa di cambio valuta ai danni di numerosi cittadini residenti in Trentino-Alto Adige e in Friuli- Venezia Giulia, ai quali sono state sottratte decine di migliaia di euro.

Truffa e riciclaggio. Secondo le Fiamme Gialle, che hanno sequestrato 130 mila euro contraffatti, l'attività era effettuata da una banda composta da 5 persone di due famiglie sinti radicate nel friulano, che fra l'altro percepivano il reddito di cittadinanza. Tutti sono stati denunciati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed al riciclaggio.

Cambio valuta. Alla base della truffa c'era il cosiddetto rip-deal, operazione di cambio fraudolenta, mediante la quale si induce qualcuno a consegnare cospicue somme di denaro, dietro la promessa di un cambio particolarmente favorevole. Le potenziali vittime - hanno accertato i finanzieri - venivano selezionate tra coloro che pubblicavano inserzioni on-line (per transazioni immobiliari, vendite di veicoli, cavalli, orologi, gioielli, oggetti d'arte oppure acquisizioni di società). L'ingegnoso meccanismo architettato prevedeva una prima fase, di trattativa apparentemente rivolta al bene posto in vendita, per poi passare alla operazione di cambio di denaro e aggirare la normativa antiriciclaggio. In occasione del primo incontro, il truffatore si presentava ostentando maniere cordiali, vestito elegantemente e a bordo di un'auto nuova e di grossa cilindrata; dopo alcuni convenevoli, nel corso dei quali si mostrava tiepidamente interessato all'acquisto del bene dell'inserzione, il truffatore indirizzava il discorso su un'operazione di cambio o su una transazione in contanti, quindi palesava la disponibilità di banconote di grosso taglio, mostrando delle mazzette ove solo quelle esterne erano «genuine». Successivamente, acquisitane la fiducia, il malcapitato veniva invitato in un appartamento, nella disponibilità dei malviventi; qui il truffatore, dopo aver ricevuto il denaro pattuito, con la scusa di andare a prendere la somma oggetto della transazione, si dileguava. Il denaro così acquisito, nella maggior parte dei casi, veniva subito dopo «ripulito» presso un casinò della vicina Slovenia, o utilizzato per acquistare orologi di pregio

Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA