Studentessa molestata: «Sesso o ti boccio», il professore si dimette. Chat Facebook con approcci ad altre ragazze

Giovedì 20 Febbraio 2020
Studentessa molestata: «Sesso o ti boccio», il professore si dimette. Chat Facebook con approcci ad altre ragazze
NAPOLI - Il caso risale a qualche giorno fa, ma l'Accademia di Belle Arti a Napoli è ancora sconvolta da quanto accaduto: un professore si è infatti dimesso dal suo incarico dopo che una studentessa ventenne lo ha denunciato per molestie sessuali. Un caso sul quale la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo: due giorni fa la decisione di dimettersi, secondo il suo legale per la sua volontà di fare chiarezza il prima possibile. Il docente ha anche depositato i tabulati delle conversazioni tra lui e la studentessa che lo ha denunciato.

COSA E' SUCCESSO Il caso è stato raccontato lo scorso 17 febbraio dal Corriere del Mezzogiorno: la studentessa, 20 anni, ha raccontato di come il docente le chiedesse sesso e foto hard, con la minaccia di bocciarla all’esame. «Mi mandava audio in cui mi corteggiava, e altri in cui mi chiedeva di inviargli le mie foto - ha detto la giovane - mi chiedeva immagini sempre più spinte. Io non ero convinta, ma ha minacciato che mi avrebbe bocciato se non gliele avessi mandate».

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E ancora:
«Non si è accontentato delle foto, si è fatto più insistente. Ha detto che sarei dovuta andare al cinema con lui, mi ha chiesto infine di andare a casa sua e ho ceduto. Quando sono entrata si è buttato addosso. Io ero passiva, come paralizzata». Secondo il suo racconto, sarebbe capitato anche ad altre studentesse: «Una ragazza era stata palpeggiata in aula, altre ripetutamente invitate ad accompagnarlo al cinema. Lo sanno tutti in Accademia».
STUDENTI: "CLIMA TERRIBILE" Non hanno molta voglia di parlare gli studenti dell'Accademia di Belle Arti, a Napoli. Chiedono, dopo il clamore di questi giorni per le dimissioni del docente accusato di molestie e violenza da parte di una studentessa di 20 anni, di poter tornare alle loro giornate fatte di studio, incontri, lezioni. «È terribile il clima che si è creato - racconta un ragazzo - Spero che tutto sia chiarito al più presto, che sia accertato cosa è successo. Perché anche il sospetto è brutto, sia per la ragazza che ha denunciato sia per il professore».
Una studentessa fuori sede dice che sta «trascorrendo più tempo a telefono a rassicurare i genitori che a studiare». «Sono di Foggia, mia mamma ha sentito in televisione quello che sta succedendo - afferma - e mi chiede costantemente come sto, se va tutto bene. È preoccupata e la capisco. C'è stata una grande attenzione da parte della stampa e chi è lontano vede tutto ancora più ingigantito».
Non sono pochi i ragazzi che chiedono rispetto per le parti coinvolte, una tutela per la studentessa e per il docente. «Ho letto che si sono rivolti a degli psicologi per avere sostegno - sottolinea uno studente - con quello che sta succedendo è il minimo. Sarebbe un bene per entrambi, mentre si cerca di capire cosa è successo, se calasse un pò l'attenzione». «La ragazza va tutelata, ha bisogno di calma per affrontare tutto e lo stesso vale per il professore - afferma un altro studente - non ho una mia idea su quello che è successo, vorrei che non fosse mai accaduto». «Servono rispetto e tutela della privacy - conclude una ragazza - e serve delicatezza anche nei nostri confronti che qui studiamo. Per piacere, lasciateci in pace». 

 

LETTERA STUDENTESSE, SIAMO IN TANTE Scrivono di essere «in tantissime» quelle che negli anni sarebbero state avvicinate dal professore accusato da una studentessa di 20 anni e che hanno avuto tra loro un lungo confronto «per capire che quello che è successo a una è lo stesso copione avvenuto per tutte, con sfumate chiaramente diverse». È la lettera aperta delle studentesse di Belle Arti di Napoli, pubblicata dalle attiviste di 'Non una di mano Napoli' su Facebook, in riferimento all'indagine della magistratura a seguito dello scandalo scoppiato.

In «tantissime», come scrivono, «ad essere state colpite dalla politica di terrore, dalla violenza e dalla possibilità di non sottrarci anche solo a ricevere un complimento non gradito, un messaggio su chat mai richiesto, obbligate a rispondere anche quando non avremmo mai voluto, ci siamo spesso chieste: come si fa a non rispondere anche soltanto con un ciao ad un docente lì dove a legarci è il rapporto di subordinazione che ci fa dubitare che qualsiasi cosa non detta possa ritorcersi contro di noi?».

Parlano di situazioni che «in più casi, erano giunte a chi avrebbe dovuto tutelarci all'interno dello spazio accademico, uno spazio che immaginavamo protetto, dotato anch'esso di misure che non avrebbero mai dovuto esporci a così tanta violenza». Le studentesse, nel loro testo, parlano di «re-interpretazione di una vicenda collettiva che agli occhi dei media e degli interessati vuole essere ridotta ad un unico caso singolo». «Ci fa ancora più rabbia la leggerezza con cui ci vengono date delle soluzione o ci vengono presentate delle strade che 'avremmo dovuto prenderè - aggiungono - quando non si ha la minima nozione di cosa ha rappresentato per noi vivere nel terrore per anni».

«Non vogliamo più docenti molestatori, vogliamo strumenti che ci tutelino e vogliamo una presa di posizione netta dell'Università contro gli abusi di potere, sessuali, avances e molestie - scrivono - Siamo consapevoli che non saranno le inchieste giornalistiche, le false promesse a rendere questo spazio sicuro per noi, ma possiamo e dobbiamo essere solo noi, tutte insieme, a fare in modo che quello che è successo a noi, non accada mai più». Nella lettera raccontato di essere in tante «quelle che durante i test di ammissione siamo state rintracciate, quando ancora non iscritte al corso e ignare del risultato della prova dal docente che aveva già deciso cosa farne dei nominativi delle candidate che volevano accedere ai corsi scelti».

In tante quelle che avrebbero dovuto sostenere la prova orale con un altro professore e «ci siamo ritrovate, per sua richiesta, a sederci dinanzi a lui. Sicuramente siamo in tante quelle che successivamente siamo state contattate dopo aver svolto la prova orale e scritta, quando i risultati non erano ancora usciti». «Alcune di noi - scrivono - si sono sentite dire alla prova d'accesso che il nostro profilo non era indicato per il percorso di studi scelto ma avremmo dovuto 'fare l'attrice'. Ci chiediamo come questo docente, prima ancora che avesse i nostri indirizzi elettronici avesse i nostri nominativi da usare per la ricerca su social network».

«Abbiamo vissuto a lungo con umiliazioni pubbliche durante il corso di questo docente, trattate malissimo e - sottolineano - per quelle tra di noi che avevano deciso di mandarlo a quel paese via chat, è iniziato un calvario, per alcune durato anni. Esami rimandati e esami a cui siamo state bocciate almeno tre volte, esami che siamo riuscite a superare soltanto con la presenza di un accompagnatore/trice». «Siamo state molto spesso invitate ad uscire sempre con la proposta di riuscire ad ottenere uno stage, un lavoro o ad approfondire il nostro 'percorso formativò - si legge ancora - Richieste di foto, richieste di informazioni in alcun caso collegate al rapporto docente-studente insomma un calvario che per molte di noi è stato davvero frustrante». 

DIRETTORE, HO CHIESTO A PM ESSERE SENTITO «Non ho mai incontrato il professore oggetto delle accuse. Io non ho provato a contattarlo e lui non si è fatto sentire», afferma Giuseppe Gaeta, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. Gaeta, a margine di un'iniziativa su Scuola Viva in Regione Campania, ha spiegato che «non sono stato ancora convocato in Procura ma sono rispettoso nei confronti di chi svolge le indagini. Ho fatto un atto, mi sono reso disponibile all'ascolto per enunciare i fatti a mia conoscenza e aspetto da rappresentate istituzionale e cittadino che sia accolto».

«Se mi avessero detto in precedenza che un professore invitava studentesse a uscire sarei intervenuto, cosa che ho fatto appena ho ricevuto segnalazione dall'organo di rappresentanza degli studenti, anche in assenza di documentazione e atti scritti, non ho aspettato neanche 24 ore», ha aggiunto. «Parlo - spiega Gaeta - di una fase precedente a questa di clamore mediatico che ritengo non stia aiutando a far emergere eventuali problemi. Sono fatti oggetto di indagine che io devo rispettare e devo fare in modo che siano accompagnate in ascolto e con rispetto delle persone, che sembra mancare ora».

LA POSIZIONE DELL'ACCADEMIA Sui fatti, Gaeta spiega la posizione dell'Accademia: «Già da tempo - afferma - ho assunto posizioni formali rispetto a tutto questo percorso che non è cominciato quando è emerso il problema. Lo abbiamo fatto insieme alle organizzazioni di tutela con cui abbiamo firmato protocolli e stiamo avviando uno sportello di ascolto. Urlare non aiuta a far emergere i problemi, va fatto con le organizzazioni che hanno competenze per farlo e, per questo si farà a breve uno sportello di ascolto. Lavoriamo insieme alla consulta degli studenti e sappiamo che gli organi di rappresentanza non riescono ad accogliere e portare in una dimensione istituzionale le preoccupazioni di tutti, perché lavorano su tutti i problemi che ascoltiamo ogni giorno
».

«Anche io ho centinaia di studenti che vengono da me per cento problemi ogni giorno. Ora si deve spostare tutto su un piano di professionalità che noi abbiamo avviato perché quando si registra un disagio si deve dare una risposta». Gaeta chiude con un messaggio a chi sta pensando di iscriversi all'Accademia e legge di quanto accaduto: «L'Accademia - spiega - è una istituzione pluralista che difende i diritti. Lo provano i progetti di respiro sociale, le decine di progetti di cui spesso non si parla, siamo una comunità sana che lavora, produce cultura, conoscenza e sensibilità e questa cosa non va dichiarata ma sperimentata. Non faccio difese di ufficio ma sono i fatti che devono essere valutati». Ultimo aggiornamento: 17:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA