A scuola già a cinque anni per finire a 17
La proposta del ministro dell'Istruzione

Giovedì 22 Maggio 2014 di Camilla Mozzetti
ROMA - L’orizzonte è l’Europa e il suo sistema scolastico. Meglio: il suo sistema di formazione scolastica per l’accesso al mondo del lavoro. Così dopo aver annunciato la rivoluzione per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia, e la relativa cancellazione dei test d’ingresso a partire dall’anno accademico 2015/2016, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, non si accontenta e punta ora lo sguardo alla scuola. Per il momento è solo una proposta, pronunciata ad alta voce ai microfoni di una radio, ma sembra destinata ad alzare un polverone, soprattutto tra i sindacati. L’obiettivo che ha in mente la responsabile del dicastero di viale Trastevere è quello di ridurre di un anno l’inserimento dei bambini al mondo scolastico, con la possibilità, dunque, dell’iscrizione alle elementari già a partire dai cinque anni e a tre anni l’ingresso per i bambini alla scuola d’infanzia.



I NUMERI

Attualmente le iscrizioni per la scuola d’infanzia, relative al prossimo anno, sono un milione 30mila, mentre quelle per le scuole elementari si attestano su 2 milioni 583mila. La proposta del ministro consentirebbe, di fatto, di far recuperare agli studenti del tempo utile e farli iscrivere all’università già a 17 anni. Questo per avvicinarsi, quanto più possibile, al sistema europeo nel quale, gli studenti, iniziando prima la scuola, riescono poi a essere maggiormente competitivi sul mercato del lavoro. C’è del resto anche da dire che il nuovo progetto porterebbe alla scomparsa di tutte quelle iscrizioni – che ogni anno superano le migliaia di unità – nella cosiddetta primina, la classe che permette poi l’iscrizione diretta alla seconda elementare. Accantonata, invece, da parte della Giannini, l’idea di ridurre a quattro anni il corso di studio per gli istituti superiori. Un progetto elaborato dai suoi predecessori Profumo e Carrozza e al momento al vaglio solo in sei realtà scolastiche.



LA RIMODULAZIONE

«Utilizzare come strumento di accelerazione soltanto il taglio di un anno delle superiori, senza rimodulare il resto non mi sembra la strada giusta», aveva spiegato la Giannini solo qualche giorno fa. «Ho l’impressione che ci sia un’ottima scuola primaria, licei e scuole superiori con punte di eccellenza, ma la scuola inferiore dovrebbe essere rivisitata». Perché «lo strumento migliore non è una scuola superiore di soli quattro anni – ha concluso la ministra – ma la possibilità di mandare i figli a scuola un anno prima come accade già in altri paesi».



I PRECEDENTI

Anticipo dell’obbligo, dunque, sul quale già molti prima dell’attuale responsabile dell’Istruzione avevano lavorato. Dall’ex premier Enrico Letta fino all’allora ministro Luigi Berlinguer che, più di quindici anni fa, elaborò la medesima proposta, trovandosi, tuttavia, di fronte il muro dei sindacati, delle associazioni degli insegnanti e perfino dei Comuni. All’epoca la proposta fu ritirata e sostituita con la presentazione dell’accorpamento delle scuole elementari e medie e la riduzione di un anno. Niente da fare, anche quest’ipotesi naufragò. Così come quella dell’ex ministro Letizia Moratti che, dopo aver visto arenarsi la premialità di un anno per la frequenza completa della scuola d’infanzia, ripiegò sul diritto, per le famiglie, di anticipare l’obbligo scolastico. Tuttavia, l’attuale numero uno di viale Trastevere sembra intenzionata ad andare avanti, pur sollevando le rimostranze dei sindacati.



LE REAZIONI

Dure le reazioni della Cisl scuola che, per voce del segretario, Francesco Scrima, accusa la ministra di «confondere il mondo scolastico con i mobili dell’Ikea». «Stupisce – ha commentato Scrima – come si possa considerare la scuola alla stregua di un armadio che è possibile semplicemente spostare un pò più in qua o un po’ più in là». «I percorsi di studio vanno costruiti avendo come essenziale riferimento le diverse tappe dell’età evolutiva – ha concluso il segretario – e per questo, ogni ipotesi di riforma deve tenerne debitamente conto». Ancor più dura la reazione della Flc-Cgil che accusa la Giannini «di rispolverare vecchi progetti dell’ex ministro Gelmini, concedendosi il lusso di aprire una così importante discussione solo sugli organi di stampa». D’accordo, invece, con il progetto, l’Anief secondo cui «Bisogna adeguarsi ai tempi che cambiano». Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 19:49