Stop alle sanzioni alla Russia, Meloni la pensa diversamente da Salvini

Stop alle sanzioni alla Russia, Meloni la pensa diversamente da Salvini
Stop alle sanzioni alla Russia, Meloni la pensa diversamente da Salvini
di Mario Ajello, inviato a Cernobbio
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Domenica 4 Settembre 2022, 10:09 - Ultimo aggiornamento: 10:32

Stop alle sanzioni alla Russia, Meloni la pensa diversamente da Salvini che, in visita nelle Marche, tra la gente del mercato di Fano, ne ha auspicato la cessazione.  Matteo Salvini ha rovinato la piazza a Giorgia Meloni. Lei arriva oggi a Cernobbio in versione rassicurante, per ribadire davanti all’establishment il profilo atlantista del suo partito e del governo che probabilmente verrà, per assicurare che il nuovo centrodestra sarà affidabile agli occhi dell’Europa e dell’Occidente, che è irreversibile la scelta a favore dell’Ucraina e non con la Russia nella guerra in corso e che tra alleati si possono avere idee diverse ma quelle che contano sono uguali e dunque avremo un esecutivo compatto e fattivo, ma niente: il leader leghista, con le sue dichiarazioni contro le sanzioni alla Russia, mette in imbarazzo Giorgia. Porta scompiglio e guasta - accarezzando l’amico Putin - la fisionomia diversa che la leader tenta in tutti i modi di far passare e ci tiene particolarmente a presentare a una platea, quella del salotto buono della finanza e dell’industria, che sulla collocazione internazionale dell’Italia non vuole sentire ragioni. 

Il Forum Ambrosetti

La mossa di Salvini è un takle anti-Meloni proprio nel giorno in cui lei - ospite al Forum Ambrosetti insieme a lui e agli altri leader, da Letta a Calenda e a Tajani, più Conte in video-collegamento - si sta avviando a questa prova Cernobbio con buone possibilità di riuscita. E in FdI il fastidio per il capo lumbard è totale: «Il solito guastafeste». O addirittura lo si definisce «il rosicone». A Salvini che attacca la Ue a testa bassa («È corresponsabile dell’aumento delle bollette, imponendo le sanzioni alla Russia: vanno ripensate, è l’unico caso in cui danneggiano di più chi sanziona rispetto a chi è sanzionato. La Russia ci sta guadagnando») e che scatena la polemica del Pd («Salvini pro Putin è un pericolo per il Paese», dice Enrico Letta), la Meloni replicherà stamane non direttamente ma con molta chiarezza. Non assecondando l’assalto all’Europa, anzi insistendo che «da soli non si va da nessuna parte». Non solo, se Salvini liquida il Pnrr in poche parole mostrando tanta voglia di riscriverlo («Altro che Pnrr, qui bisogna proteggere famiglie e imprese nell’emergenza del gas e dell’elettricità a prezzi folli»), la Meloni oggi illustrerà, sulla scia di Mattarella e in piena continuità ma non pedissequa rispetto a Draghi, l’importanza del piano Ue. 

Linee opposte
Il putinismo salvinista sembra fatto apposta, almeno nei tempi da lui scelti per rilanciarlo e per ribadirlo, per provocare la platea di Cernobbio - dove non è atteso con interesse anche se non pochi di questi imprenditori votano Carroccio - e Meloni deve correre ai ripari per tranquillizzarla. Senza allo stesso tempo infierire sull’alleato. Governare l’Italia avendo contro l’Europa è la strategia di Salvini ma «non è affatto la nostra», assicurano gli strateghi di Giorgia. E dunque - tra tante indicazioni del tipo: «Puntiamo sull’impresa», «Chi crea lavoro dà ricchezza a tutti», «Equità fiscale e Stato non oppressivo» e altre cose così da partito produttivista - Giorgia dovrà chiarire ancora meglio di quanto si aspettava, per non essere assimilata al partner leghista, che «sul Pnrr e su tutto il resto con l’Europa si dialoga e non ci si scontra». E in particolare sul Next Generation Ue: «Non vogliamo smantellarlo. Va invece riadattato alla crisi energetica in corso, perché è stato varato quando l’emergenza era solo quella sanitaria. Questo si fa in collaborazione con la Ue e non contro di essa». Ma Salvini continuerà non mordersi la lingua, e l’effetto di questa cacofonia rischia di non giovare all’alleata, e certamente le rende la giornata di oggi (ma anche il tragitto pre e post 25 settembre) più complicata. 

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