Ristoranti aperti anche a cena nelle zone gialle: le regole del Cts. Ma a decidere sarà il governo

Ristoranti aperti anche a cena nelle zone gialle: le regole del Cts. Ma a decidere sarà il governo
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Venerdì 5 Febbraio 2021, 16:13 - Ultimo aggiornamento: 17:30

Ristoranti aperti anche a cena nelle zone gialle. La richiesta era arrivata dal ministero dello sviluppo economico dopo vari inconti con la Fipe di Confcommercio e la Fiapet di Confesercenti e ora sembrerebbe essere arrivato l'ok dal Comitato Tecnico Scientifico che avrebbe stabilito che i ristoranti potranno essere aperti dal 5 marzo sia a pranzo sia a cena nelle zone gialle, solo a pranzo in quelle arancioni, mentre restaranno chiusi nelle zone rosse ad alto rischio Covid.

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L'ok sarebbe arrivato, come scrive Il Corriere della Sera, e ora la decisione dovrà essere presa dal Governo. Il nuovo Dpcm scade il 5 marzo, ma già il 15 febbraio cade il divieto di spostamento tra le regioni e si riaprono gli impianti da sci, quindi potrebbero subentrare anche ulteriori cambiamenti. Le aperture saranno possibili ma bisognerà comunque rispettare rigide regole per evitare assembramenti e il rischio di un nuovo picco di contagi di coronavirus. 

Nel dare l'approvazione il Cts ha ribadito che non va abbassata la guardia. Secondo il Cts si devono mantenere le mascherine obbligatorie e il distanziamento di 1 metro tra i tavoli e nei luoghi di passaggio. Verrà fissato anche un numero massimo di persone consentite al tavolo, ovvero 4, se si tratta di non conviventi. Ogni locale dovrà esporre un bollino con il numero massimo di capienza del locale a fronte del distanziamento. Stesse regole per i bar che non potranno fare buffet e non dovranno esporre giornali o carte da gioco.

LA RISPOSTA DEL CTS «Una rimodulazione dei pacchetti di misure potrebbe modificare l'efficacia nella mitigazione del rischio». È quanto ha risposto il Comitato tecnico scientifico alla richiesta arrivata dal ministero dello Sviluppo economico sulla 'riapertura di pubblici esercizì. «Circa la previsione di rimodulazione delle misure previste nelle diverse fasce di rischio», sottolineano gli esperti nel parere, «si rimanda alle valutazioni del decisore politico». In ogni caso, sempre relativamente ai rischi, «andrebbero considerate le diverse tipologie dei pubblici esercizi, distinguendo» tra ristoranti e bar. 

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