La Regina Elisabetta è morta a 96 anni, Carlo sul trono: «Il momento più triste». Truss: «Dio salvi il Re»

Sì è spenta a 96 anni in Scozia, a Balmoral, la sovrana più longeva nella storia del Regno Unito. Ha regnato per 70 anni attraversando due secoli Le succede il primogenito Carlo

La Regina Elisabetta è morta a 96 anni, Carlo diventa Re: folla a Buckingham Palace
La Regina Elisabetta è morta a 96 anni, Carlo diventa Re: folla a Buckingham Palace
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Giovedì 8 Settembre 2022, 19:32 - Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 09:19

La regina Elisabetta II del Regno Unito di Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord è morta ieri al castello di Balmoral, in Scozia, dopo 70 anni di regno, il più lungo della storia britannica. Aveva 96 anni. Suo figlio Carlo è il nuovo re, con il nome di Carlo III, e sua moglie Camilla è ora regina consorte. Martedì scorso, nelle foto che la ritraevano mentre dava l’incarico alla nuova premier Liz Truss, era apparsa dimagrita e debole. Si reggeva a un bastone, ma il sorriso era quello di sempre, allegro e sereno. Non sappiamo quali siano state le cause dell’improvviso aggravamento delle sue condizioni. Voci non confermate dicono che sia caduta, come accade spesso alle persone anziane con problemi di mobilità simili a quelli che l’affliggevano negli ultimi mesi.
Già nel pomeriggio si era diffusa la sensazione che la situazione stesse precipitando. I medici avevano diramato un comunicato poco dopo le 14: «A seguito di un’ulteriore valutazione questa mattina, i medici della Regina sono preoccupati per la salute di Sua Maestà e le hanno raccomandato di rimanere sotto controllo medico». La parola “preoccupati”, mai udita prima da parte di chi assisteva Elisabetta, si è diffusa in pochi secondi in tutto il Paese. 

Il lutto

La BBC ha interrotto i programmi e mandato in onda i suoi giornalisti vestiti a lutto, il cambio della guardia a Buckingham Palace è stato annullato e a Westminster, mentre la premier Liz Truss teneva un discorso sul blocco dei prezzi dell’energia, è entrato Nadhim Zahawi, cancelliere del ducato di Lancaster e per questo uomo vicino alla Sovrana, e aveva passato un foglio alla premier. Un altro foglio era stato consegnato poco dopo al leader dell’opposizione Keir Stramer, mentre dall’aula si levavano mormorii sempre più forti. Lo speaker della Camera dei Comuni ha poi preso la parola, dando l’annuncio dell’aggravamento delle condizioni della Regina.
Nel frattempo l’intera famiglia reale era in viaggio verso Balmoral. Carlo con la moglie Camilla, Anna, Edoardo con la moglie Sophie, Andrea. Erano in viaggio anche il principe William, non accompagnato da Kate, impegnata con i figli nel primo giorno di scuola. È arrivato anche Harry, ma senza Meghan: la coppia era già in Gran Bretagna per altri impegni. Alle 19,30, ora italiana, è stato dato l’annuncio ufficiale di una notizia che tutti avevano già intuito. Ai cancelli di Buckingham Palace, di Balmoral e di Windsor si sono radunate migliaia di persone afflitte, che portavano fiori e la testimonianza del grande affetto che avevano per la Sovrana. I funerali si terranno fra due settimane in forma solenne e avranno una partecipazione di popolo mai vista prima. Tutti i potenti della Terra verranno a renderle omaggio.

 

 

Il sorriso

Probabilmente, nonostante la sofferenza, la Regina se ne è andata con un sorriso, felice di avere fatto quello che aveva promesso parlando alla radio il giorno che aveva compiuto 21 anni: per lunga o breve che fosse stata la sua vita, l’avrebbe interamente dedicata al servizio dei suoi sudditi e della grande famiglia imperiale alla quale apparteneva. Avrà forse pensato a suo padre Giorgio VI, al suo senso del dovere, alle cose che le spiegava quando era ancora una bambina, una bambina che un giorno sarebbe diventata regina. Suo padre ora poteva essere fiero di lei.
La vita di Elisabetta è stata molto lunga, e l’ha vissuta in modo impeccabile. L’abdicazione di Edoardo VIII, fuggito dai suoi compiti nel 1936 per amore di una divorziata americana, era stata giudicata dalla famiglia una macchia vergognosa che bisognava cercare di cancellare con l’esempio e la dedizione. Nient’altro le importava. Il senso del dovere ha così profondamente permeato il suo regno da lasciare spazio davvero a poco altro: non certo al rapporto con i figli Carlo, Anna, Andrea e Edoardo, dei quali non aveva tempo di occuparsi come ci si attenderebbe da una madre; nemmeno al rapporto con il marito Filippo, l’unico uomo che ha amato nella vita, dopo averlo conosciuto quando era solo una ragazzina, ma che ha dovuto rendere infelice in più di un’occasione, impedendogli inizialmente persino di dare il suo cognome, Mountbatten, ai propri discendenti.

Il ruolo di Filippo

Filippo è stato la sua roccia, il suo sostegno, l’unica persona al mondo che poteva trattarla come un essere umano. Quando è morto, nell’aprile dell’anno scorso, ha lasciato un vuoto incolmabile. La foto della Regina seduta da sola al funerale del marito sui banchi della St George’s Chapel di Windsor, vestita di nero e con una mascherina anti-covid nera sul volto, ha commosso il mondo e ha fornito la misura della sua immensa solitudine. Il 21 aprile scorso aveva voluto trascorrere il giorno del suo 96° compleanno nel piccolo cottage di Wood Farm a Sandringham, che Filippo aveva abitato nelle ultime settimane di vita, e nel quale c’erano ancora i suoi ricordi.
La maggior parte delle persone che oggi vivono nel Regno Unito sono nate sotto il suo regno, e la sua immagine è stata una presenza costante e rassicurante, mai divisiva, sempre consolatoria. E’ stata l’incarnazione vivente di un tipo di valori caratteristici di un periodo storico: non solo senso del dovere, ma anche vestirsi con eleganza e decoro, saper stare a tavola, essere gentili e premurosi, mai volgari, essere ospitali, frugali, rispettare le opinioni di tutti, non lamentarsi mai. E’ stata l’unica donna al mondo a non avere mai cambiato pettinatura, per dare coerenza e continuità a un’immagine stampata sui francobolli e sulle banconote. Un’immagine diventata un’icona del Paese, come il Tower Bridge, il Big Ben, gli autobus a due piani, il tè delle cinque, le pecore che pascolano sulle colline piovose.

Quando era ancora una principessa era stata amata per la speranza che rappresentava. Il matrimonio con Filippo, il 20 novembre 1948, venne celebrato in una Londra ancora devastata dai bombardamenti tedeschi, con il cibo razionato e l’economia distrutta dalla guerra. Le nozze della giovane figlia del re erano un momento di speranza, un importante segno che la vita poteva ricominciare e si poteva tornare a sorridere. 
Elisabetta era in visita ufficiale in Kenya con Filippo, quando il 6 febbraio 1952 suo padre morì nel sonno nella residenza di Sandringham. Fu Filippo a dirglielo, e a parlarle a lungo, camminando con lei sul prato del lodge. Prima di tornare a Londra scrisse lettere di scuse alle persone che non avrebbe più potuto incontrare interrompendo il viaggio e salutò il personale dell’albergo, ringraziando tutti. All’aeroporto li accolse Winston Churchill, il quale aveva appena detto di lei: «Non la conosco, è solo una bambina». Aveva 26 anni quando, il 2 giugno del 1953, venne incoronata nell’Abbazia di Westminster in una cerimonia sfavillante e piena di mistero, nella quale si esibivano i più begli abiti e i più preziosi gioielli del mondo, anche per dimostrare che la grandezza di un popolo può essere definita non solo dalla ricchezza e dal possesso di territori; l’austerità poteva andare d’accordo con l’ostentazione di un glorioso passato e di grandi tradizioni, perché gli inglesi non chiedono altro che essere un po’ speciali, e di speciale ora avevano la loro Regina.

Speciale Elisabetta lo è stata davvero. Ha nominato 15 primi ministri, da Winston Churchill a Liz Truss, ha incontrato cinque papi, da Pio XII a Francesco, e 13 presidenti americani, da Truman a Biden. Ha viaggiato per 1,6 milioni di chilometri, percorrendo 41 volte la circonferenza terrestre, per tenere insieme, grazie alla sua sola presenza, quello che restava dell’impero, il Commonwealth. E’ stata la donna più famosa del mondo, la più fotografata, e anche la più impeccabile: non esiste una sola sua immagine nella quale abbia qualcosa fuori posto. Si è riso dei suoi cappellini e dei suoi abiti, senza pensare che li sceglieva per essere sempre visibile anche da lontano tra la folla: tutti dovevano poter tornare a casa e dire «oggi ho visto la Regina».
Elisabetta non ha mai espresso pubblicamente un parere. Questo non significa che non ne avesse: il suo compito era di rappresentare tutta la nazione, non di dividerla prendendo posizione. Il suo dovere lo ha fatto però anche in politica: la storica visita di riconciliazione nell’Irlanda del Nord e l’incontro con Gerry Adams, uno dei capi dell’IRA, l’organizzazione che uccise in un attentato uno dei membri più amati della sua famiglia, Louis Mountbatten; gli scontri con Margaret Thatcher sull’apartheid in Sudafrica e sui costi sociali delle riforme; persino il simbolico schiaffo dato al principe Abdullah dell’Arabia Saudita, quando si era messa al volante portandolo in giro nella tenuta di Balmoral per dimostrargli che anche le donne possono guidare.

L'unico errore

Si pensa che abbia commesso un solo grave errore, sottovalutando il sentimento popolare per la morte di Lady Diana. E’ vero, ma Diana era uscita dalla famiglia, aveva tradito la sua fiducia rivelando in tv e ai biografi cose che in parte avrebbe dovuto tacere e in parte non erano vere. Quella ragazza instabile e impreparata non era stata in grado di capire quanto il ruolo di futura regina, madre di futuri re, dovesse essere più importante della propria vita privata; Diana aveva persino palesemente confessato di odiare ogni cosa che a Elisabetta era più cara: il dovere, le tradizioni, il rigore, i cavalli, i cani, le passeggiate nella nebbia e nella pioggia di Balmoral.
Ha affrontato problemi enormi, molti dei quali nati all’interno della sua stessa famiglia, cercando sempre di smussare i toni, di favorire la comprensione reciproca, di spiegare che il privilegio ha un prezzo e che la vita di un royal è faticosa e complessa, e richiede di mettere da parte ogni desiderio di normalità. Ci aveva provato con Diana, senza riuscirci. Aveva sperato di fare meglio con Meghan, riservandole un trattamento di assoluto riguardo, ricambiato però con ingratitudine, con accuse gratuite e con la perdita di Harry, forse il suo nipote preferito. Ha affrontato anche lo scandalo di Andrea, supportandolo con l’affetto di una madre, ma di certo non approvandone i comportamenti.
Ai sudditi, e ha chi avuto l’onore di conoscerla e di stringerle la mano, ha sempre dato l’impressione di essere una persona che aveva visto passare ogni cosa, che sapeva cosa fare e dire in ogni situazione, che sapeva che nessuna tragedia è mai per sempre e che la vita ogni volta ricomincia. Aveva una grande fede nella misericordia di Dio e andava in chiesa ogni domenica, non solo perché glielo imponeva il suo ruolo di capo della Chiesa anglicana. Quando morì Diana, pensò che la cosa migliore da fare fosse che tutta la famiglia andasse a pregare per lei.
Non si è mai lamentata, non ha quasi mai protestato, non ha mai sentito il bisogno di spiegarsi, non ha mai concesso un’intervista. In un modo nel quale tutti non fanno altro che fotografarsi e parlare di sé, oggi appariva forse un personaggio di un’altra epoca, ma ha saputo accettare molte novità e ha cambiato la monarchia molto di più di quanto non fosse stato fatto in tanti secoli di storia. La decisione di mandare Carlo a pronunciare il suo discorso all’Opening of Parliament, il 10 maggio scorso, è stato forse un modo per dire a tutti che il futuro re era pronto al suo compito, che aveva un figlio che avrebbe poi preso il suo posto, e che l’istituzione monarchica non correva pericoli, anche senza di lei. Elisabetta ha fatto il suo dovere e ora potrà finalmente riposare, nell’unico modo concesso ai grandi sovrani della storia.

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