Accoltellò la moglie per gelosia: sviene in attesa della sentenza. Condannato comunque

Accoltella la moglie per gelosia: sviene in attesa della sentenza. Condannato lo stesso
Accoltella la moglie per gelosia: sviene in attesa della sentenza. Condannato lo stesso
di Alfredo d'Alessandro
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Giovedì 8 Settembre 2022, 08:41

CHIEI - È stato condannato a dieci anni di reclusione ed al pagamento di una provvisionale di 50.000 euro Roberto Salute, il 57enne di Torrevecchia Teatina che lo scorso 18 gennaio, di sera, dentro casa durante una lite ha colpito con due coltellate la moglie, ferendola all’addome e sotto l’ascella, e che poco dopo si è andato a costituire ai Carabinieri. Mentre la donna è finita nel reparto di Rianimazione del policlinico.

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Salute, accusato di tentato omicidio con l’aggravante di aver agito per futili motivi di gelosia, è stato processato dal gup del Tribunale teatino Andrea Di Berardino, con il rito abbreviato. La richiesta del rito alternativo da parte del difensore, l’avvocato Stefano Sassano, era stata subordinata ad una perizia d’ufficio che ha accertato la capacità di intendere e volere al momento del fatto. Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto dieci anni, partendo da una base di 15. La sentenza ha escluso l’aggravante dei futili motivi e non sono state concesse le attenuanti generiche.

Mentre era in attesa della sentenza, fuori dall’aula di udienza, Salute, ha avuto un malore una crisi di ansia, e si è accasciato sul pavimento: sul posto è intervenuto un equipaggio del 118 che gli ha prestato le prime cure, quindi lo ha portato al Pronto Soccorso. All’udienza è stata presente la moglie che, assistita dall’avvocato Laila Tammaro, è costituita parte civile, e chiede un risarcimento dei danni di 200.000 euro. Salute si trova agli arresti domiciliari con il permesso di lavorare. La perizia d’ufficio, effettuata dal dottor Giuseppe Cimini, ha escluso l’incapacità di intendere e di volere anche parziale ed ha ritenuto esistere un mero stato emotivo e passionale quindi penalmente irrilevante.

«È giusto che paghi per l’azione che ha fatto - ha commentato la vittima, Marina Salute (ha lo stesso cognome nel marito) - perché non era la prima volta che mi diceva che mi voleva ammazzare, c’è anche una registrazione. Nel frattempo che mi ammazzava, mi guardava dritto, e mi diceva che mi doveva togliere dal mondo, lui lo ripeteva più volte, mi diceva che ero una mala donna, che non dovevo uscire, che lui mi picchiava. Oggi mi dispiace per lui che non sta bene però è giusto che paghi per quello che ha fatto, perché ho sopportato 33 anni, basta la violenza, per me e per tante donne che non ce l’hanno fatta».

«Siamo soddisfatti della condanna ha detto l’avvocato Tammaro - adesso speriamo che venga scontata così come deve essere». L’avvocato Sassano ha annunciato ricorso in Appello.

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