I politici vivono più a lungo dei comuni mortali: studio dimostra che il potere logora chi non ce l'ha

Winston Churchill
Winston Churchill
di Simona Antonucci
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Domenica 26 Giugno 2022, 17:29

«Il potere logora chi non ce l’ha»... L’aforisma più celebre di Giulio Andreotti potrebbe essere il titolo di una nuova ricerca scientifica che dimostra quanto le aspettative di vita dei politici siano più alte rispetto a quelle dei comuni mortali. In Italia e nel resto del mondo ad alto reddito. Visto che lo studio si basa su informazioni provenienti da 11 Paesi e dalle biografie di oltre 57.500 politici. Il divario arriva a 3 anni in Svizzera, mentre negli Stati Uniti addirittura a sette.

Franklin Roosevelt e Winston Churchill

Grazie, spiegano gli studiosi di Oxford, non solo al benessere economico, ma anche ai diversi standard di assistenza sanitaria e allo stile di vita. Senza sottovalutare il ruolo decisivo delle terapie sempre più sofisticate per le malattie cardiovascolari che più spesso colpiscono i vertici della società: Franklin Roosevelt e Winston Churchill soffrivano di ipertensione e alla fine morirono di ictus. L’interesse dei ricercatori è nato da un dato allarmante: negli ultimi anni, il miglioramento dell’aspettativa di vita si è arrestato in molti nazioni ad alto reddito ed è addirittura diminuito per i gruppi sociali più poveri. Una situazione che riflette l’aumento delle disuguaglianze, ulteriormente evidenziato dalla pandemia Covid-19. Gli uomini delle aree più disagiate dell’Inghilterra vivranno, per esempio, quasi 10 anni in meno rispetto a quelli delle aree meno disagiate, mentre le donne, delle stesse aree, vivranno sette anni in meno (secondo un focus del Department of Health and Social Care).

Le occupazioni “d’élite”

Queste analisi (che ribaltano non poche certezze sul welfare) hanno generato la necessità di verificare se alcune occupazioni “d’élite” e di alto livello, come la politica, fossero sinonimo di migliore salute. Un “check up” inedito visto che finora, gli studi che mettevano a confronto i tassi di mortalità tra i politici e le popolazioni rappresentate erano concentrati solo su uno o pochi Paesi. Mentre la nuova ricerca dell’Oxford Population Health, la più completa fino a ora, ha scandagliato ben 11 Paesi ad alto reddito. Ed ecco qui le informazioni, pubblicate sull’European Journal of Epidemiology, sui politici, (57.561, di cui 40.637 deceduti) di Australia, Austria, Canada, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti, tra il 1816 al 2017.

Il livello massimo degli ultimi 150 anni

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in quasi tutti i Paesi, i politici hanno avuto tassi di mortalità simili a quelli della popolazione generale. Mentre nel corso del XX secolo, le differenze nei tassi di mortalità sono aumentate in modo significativo ovunque e per i politici il vantaggio in termini di sopravvivenza rispetto alla popolazione generale è cresciuto sensibilmente. Ora, in diversi Paesi, il vantaggio di sopravvivenza dei politici ha raggiunto al livello massimo degli ultimi 150 anni, simile a quello registrato a metà del XIX secolo. Anche la differenza nell’aspettativa di vita a 45 anni tra i politici e la popolazione generale è aumentata significativamente nella seconda metà del XX secolo.

Il divario

Attualmente, il divario di aspettativa di vita varia da circa 3 anni in Svizzera a 7 anni negli Stati Uniti. Inevitabile pensare che queste differenze siano dovute agli stipendi dei politici ben al di sopra del livello medio della popolazione (nel Regno Unito, lo stipendio annuale di base per un parlamentare dal 1° aprile 2022 è di 84.144 sterline). Tuttavia, i risultati suggeriscono che anche altri fattori fanno parte del “miracolo” della longevità. Infatti, la disuguaglianza di reddito (misurata in base alla quota di reddito complessivo appartenente ai più ricchi della società) ha iniziato ad aumentare negli anni ‘80, ma le differenze nell’aspettativa di vita hanno cominciato ad ampliarsi prima degli anni ‘40.

L'assistenza sanitaria

I ricercatori suggeriscono che i recenti guadagni in termini di sopravvivenza per i politici possono essere dovuti a insieme di fattori, tra cui le differenze negli standard di assistenza sanitaria e i fattori legati allo stile di vita, come il fumo e la dieta. Anche la disponibilità di terapie migliori per le malattie che più facilmente colpiscono i politici (in particolare quelle cardiovascolari) gioca il suo ruolo. Sia il presidente Franklin Roosevelt che il primo ministro Winston Churchill soffrivano di ipertensione e alla fine sono morti di ictus. Da quando i farmaci antipertensivi sono diventati ampiamente disponibili negli anni ‘60, il rischio di morte per malattie circolatorie è diminuito in modo significativo. È anche possibile che l’introduzione di nuovi metodi di campagna elettorale (tra cui le trasmissioni televisive e i social media) abbia avuto la sua parte. I ricercatori aggiungono che, poiché lo studio si è concentrato sui Paesi ad alto reddito, i risultati potrebbero non essere generalizzabili ai Paesi a basso e medio reddito.

Laurence Roope

Il dottor Laurence Roope, ricercatore senior presso l’Oxford Population Health e coautore dello studio, ha spiegato: «Il nostro studio è il più ampio finora condotto per confrontare il tasso di mortalità e l’aspettativa di vita dei politici con quelli della popolazione generale corrispondente per età e sesso. I risultati mostrano che il vantaggio di sopravvivenza dei politici di oggi è molto elevato rispetto a quello osservato nella prima metà del XX secolo. È interessante che i divari di mortalità che documentiamo abbiano iniziato a crescere mezzo secolo prima rispetto agli aumenti ben documentati della disuguaglianza di reddito a partire dagli anni ‘80».

Philip Clarke

Philip Clarke, professore di economia sanitaria presso l’Oxford Population Health e autore principale, ha aggiunto: «La riduzione delle disuguaglianze sanitarie è una delle priorità del governo britannico e di molti altri governi. Una sfida fondamentale sarà quella di trovare il modo di aumentare l’aspettativa di vita dei cittadini per colmare il divario con i gruppi d’élite come i politici».

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