Open Arms, la Giunta dice no al processo a Salvini. L'ex ministro: «Feci il mio dovere, il governo era d'accordo»

Martedì 26 Maggio 2020
Open Arms, la Giunta dice no al processo a Salvini. L'ex ministro: «Feci il mio dovere, il governo era d'accordo»
Matteo Salvini è salvo, almeno per ora: la Giunta per le immunità del Senato ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere per l'ex ministro e leader della Lega sul caso Open Arms. Con 13 sì a favore della relazione del presidente della giunta Maurizio Gasparri, 7 no e 3 senatori che non hanno partecipato al voto, la Giunta ha perciò respinto la richiesta: ora toccherà all'aula del Senato decidere sul destino del leader dell'opposizione.

«No allo sbarco dei 161 immigrati dalla Ong spagnola Open Arms, la Giunta del Senato ha appena votato (13 a 7) che ho fatto solo il mio dovere, nell'interesse del popolo italiano. Grazie a loro, e grazie a Voi. Adesso la parola passa all'aula del Senato, vediamo se Pd e 5Stelle insisteranno per il processo», ha detto Salvini in una diretta Facebook. «I senatori hanno votato liberamente stabilendo che tutto il governo era d'accordo, anche quel pezzo di governo M5s, da Conte a Di Maio, che dice 'no, non sapevamo nulla, non eravamo d'accordo'. Ma come? Era nel programma comune di governo. La giunta ha stabilito che ho fatto il mio dovere da ministro. Io non ho cambiato idea rispetto all'anno scorso, altri sì».
OPEN ARMS: SEGNALE PREOCCUPANTE La Ong spagnola Open Arms, dopo il no della Giunta, ha commentato la questione definendola un «segnale preoccupante che non ci aspettavamo». La ong sottolinea che «esistono diritti inalienabili che non possono essere messi in discussione, primo tra tutti quello alla vita» e si augura che «il Senato voglia compiere una scelta diversa in un momento in cui è sempre più necessario affermare il diritto di tutti ad essere tratti in salvo se in difficoltà, a chiedere protezione, a ricevere accoglienza e cure».
La decisione della Giunta, aggiunge Open Arms, «segna una battuta di arresto verso l'accertamento della verità e verso l'affermazione di un principio inderogabile, alla base della nostra Costituzione e di qualunque Convenzione internazionale, che stabilisce l'inviolabiltà della vita e della dignità delle persone, a prescindere dalla loro provenienza, dal loro sesso, dalla loro appartenenza politica o religiosa».  Ultimo aggiornamento: 13:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA