Omicron cambia anche i sintomi del Covid: dal naso che cola al mal di testa, fino alla perdita di gusto e olfatto

I sintomi tipici di chi risulta positivo alla variante Omicron appaiono più lievi e molto diversi dal virus originale

Domenica 26 Dicembre 2021
Omicron cambia anche i sintomi del Covid: dal naso che cola al mal di testa, fino alla perdita di gusto e olfatto

 

Molto più contagiosa, ma anche (apparentemente) in grado di causare una malattia meno grave. La variante Omicron è così complessa da aver trasformato radicalmente il virus originale del SARS-CoV-2. I sintomi, infatti, appaiono decisamente diversi e molto più lievi, nonostante la capacità di diffondersi di Omicron sia in grado di superare in parte la barriera del vaccino per quel che riguarda il contagio.

 

Omicron, il virus molto più contagioso

Come scrive Simone Pierini per Il Messaggero, diversi studi realizzati in tutto il mondo hanno dimostrato che, a differenza del virus originale, la variante Omicron sembra colpire più i bronchi rispetto ai polmoni. Uno studio dell'Università di Hong Kong ha permesso di stabilire addirittura una velocità di replica di Omicron pari a 70 volte quella della variante Delta. Una spiegazione potrebbe arrivare proprio dal fatto che con Omicron, il virus tende a colpire più i bronchi che i polmoni.

 

Omicron, sintomi più lievi?

L'infezione da Omicron nei polmoni appare empiricamente molto inferiore rispetto a quella del virus originale e questo potrebbe indicare una malattia molto meno grave. Tra i sintomi più comuni di chi viene contagiato con la variante Omicron appaiono mal di gola, naso che cola e mal di testa. Anche per questo, l'esperto sanitario britannico Tim Spector ha spiegato: «Se si hanno tutti questi sintomi in questo periodo, è abbastanza probabile che sia Covid. Per la maggior parte delle persone, la malattia è lieve o asintomatica, ma per chi non è vaccinato possono ancora svilupparsi malattie molto gravi. Se si hanno sintomi simili al raffreddore, è bene fare un test».
In Gran Bretagna, dove Omicron è già dominante da almeno una settimana, la media di guarigione dei pazienti è compresa tra i cinque e i sette giorni. Alcuni sintomi, come tosse e affaticamento, possono però persistere più a lungo e nei casi più gravi i pazienti hanno accusato mancanza di respiro, per un periodo di tempo di quasi due settimane.


Rispetto al virus originale e alle precedenti varianti, le indagini epidemiologiche in Gran Bretagna hanno permesso di notare una notevole riduzione percentuale di alcuni sintomi tipici. Febbre e tosse sono molto meno comuni, mentre si diffondono maggiormente sintomi come mal di testa, mal di gola, affaticamento e starnuti.

 

 

Omicron, sparito un sintomo tipico del Covid?

L'ultimo report aggiornato del Ministero della Salute del Regno Unito ha fornito anche alcune prove di laboratorio che indicano differenze biologico tra Omicron e Delta, a cominciare dai meccanismi di ingresso virale. Gli studi sulla sintomatologia dei pazienti colpiti da Omicron hanno dimostrato un dato sorprendente: si è notevolmente ridotto il sintomo tipico della perdita di gusto o di olfatto. 

 

 

Omicron, incubazione più breve

La straordinaria capacità di diffusione di Omicron potrebbe dipendere dai tempi di incubazione. Già le varianti Alpha e Delta avevano dimostrato una minore durata dell'incubazione del virus. Secondo l'Oms, il SARS-CoV-2 originale poteva avere tempi di incubazione molto vari (da due giorni a due settimane), che si sono ridotti notevolmente con Delta e soprattutto con Omicron (con quest'ultima variante il tempo di incubazione è stimato tra i tre e i cinque giorni).

 

 

 

Omicron, i sintomi più lievi e i vaccini

La sintomatologia più lieve di Omicron potrebbe essere dovuta a due ragioni: un virus meno aggressivo o l'effetto della barriera vaccinale. In Gran Bretagna, dove i contagi superano da tempo i 100mila casi giornalieri, la maggior parte dei positivi appare asintomatica o paucisintomatica. Oltremanica, però, ci sono buone percentuali di immunizzazione e, di fronte alla minaccia di Omicron, la terza dose booster di vaccino sembra costituire una buona protezione. Anche per questo motivo, molti Paesi hanno deciso di ridurre i tempi per il richiamo: c'è chi addirittura lo ha approvato a tre mesi dalla seconda dose, mentre l'Italia ha accorciato i tempi a quattro mesi.

 

 

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