Ogliastra, è morta Consola Melis
Era la nonnina d'Italia, aveva 108 anni

Ogliastra, è morta Consola Melis Era la nonnina d'Italia, aveva 108 anni
di Francesco Padoa
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Sabato 6 Giugno 2015, 15:32 - Ultimo aggiornamento: 18:03

OGLIASTRA - La tribù dei Melis perde il suo rappresentante più noto, la sua capofamiglia. Campane a lutto questa mattina a Perdasdefogu (Ogliastra) dove è morta all'alba Consola Melis, la nonnina della Sardegna, che avrebbe compiuto 108

anni ad agosto. Viveva nel paese con la sorella Claudina, di 102 (alla quale due anni fa Consola regalò 100 rose rosse e 100 ciclamini bianchi per i suoi 100 anni) circondata dall'affetto dei figli e dei fratelli tutti ultra novantenni.

Con loro - 8 in tutto, una sorella è morta qualche mese fa a 99 anni - aveva conquistato lo scorso ottobre il terzo World Guinnes record: erano stati premiati come la famiglia più longeva del mondo.

Complessivamente i parenti Melis avevano raggiunto la cifra di 837 anni.

A guidare il gruppo era Consola seguita a ruota dalla sorella Claudina (102). Ci sono poi Maria, 100 anni, Antonio, 96, Concetta, 95, Adolfo "appena" novantaduenne, Vitalio di 89 anni, Vitalia due in meno e la piccola di casa, Mafalda, di 81 anni. Impossibile contare figli, pronipoti e cugini.

LA STORIA

La famiglia Melis nel corso degli anni aveva conquistato in più occasioni le attenzioni degli studiosi di tutto il mondo. Si tratta di una famiglia di tempra e spirito eccezionale - impossibile a contarsi, sono più di 180 - come hanno potuto constatare negli anni le decine di inviati, giornalisti e tv arrivate su questo altopiano di 600 metri alla ricerca dell’elisir di lunga vita, con un ricchissimo campionario di aneddoti da raccontare ai 68 pronipoti, a partire proprio da Consola, che si dice prendesse solo una pastiglia per la pressione e curasse le malattie con le antiche ricette tramandate dai padri: erbe e infusi. Era solita narrare di aver conosciuto in vita sua ben 10 papi o di quando la madre venne premiata durante il fascismo per aver avuto ben 11 figli; ma c’è anche Adolfo, oggi 91 anni, riuscì a sfuggire ai nazisti durante la guerra nascondendosi in un pozzo in quel di Camigliano, presso Capua; o Antonio, anni 95, che ha lavorato come operaio civile dell’Aeronautica proprio nel poligono militare e ancora cura la sua vigna vicino al paese. «Con lei se ne va dal paese un pezzo di storia della Sardegna. Grazie a lei Perdasdefogu è conosciuta in tutto il mondo», ha detto il sindaco del centro ogliastrino Mariano Carta.

IL RECORD

Il dato che vale, per il Guinness è quello registrato il 6 giugno 2014: 828 anni e 45 giorni. Nonna Consola era fiera del primato: per il terzo anno consecutivo, lei e i suoi otto fratelli, avevano conquistato il titolo di famiglia più longeva del mondo. Qualcuno dalle parti del Giappone ha provato a insidiarli ma i vecchietti di Perdasdefogu hanno resististo con forza nuragica. E a ottobre, quando in Sardegna è arrivato il certificato del record, la festa è stata grande. Ma nonna Consola (9 figli, 68 nipoti e 12 pronipoti) aveva avuto qualche titubanza iniziale: «Per questa notizia c’è da pagare qualcosa? Se è gratis va bene, accetto. È un grande onore per la mia famiglia: i nostri genitori hanno fatto qualcosa di buono».

LA VITA

Consola Abbandona la scuola in seconda elementare e dedica la vita al lavoro nei campi e al commercio, “da sola arrivavo a cavallo fino a Jerzu, per comprare la farina e le uova, il ritorno lo facevo a piedi perché il cavallo era carico di viveri” racconta. A soli 19 anni, dopo un anno di fidanzamento si sposa, e sorride mentre racconta che il giorno dopo le nozze è andata a mietere il grano; siamo nel lontano 1926 e il vestito da sposa lo conserva ancora, fatto a mano, è stato “l’abito della domenica” per tanti anni e anche quello col quale si recava a ballare in piazza. Una vita lunga e attiva allietata dalla nascita di un figlio ogni due anni, tredici in tutto, sessantotto tra nipoti e pronipoti invece, trisnonna da poco più di un mese del piccolo Francesco Cabras. Un’unica volta nella vita si reca in “continente” a Torino per la nascita di una nipote e solo una volta viene ricoverata all’ospedale per un piccolo intervento.

Non si stanca quando le persone del paese le chiedono “is aberbusu” contro il malocchio, chi si rivolge a Consolata sa che per questioni così importanti non si fa negare, qualsiasi sia l’ora del giorno o della notte; superstizione o suggestione dopo uno dei suoi “trattamenti” ci si sente davvero meglio, dicono in molti. Tanto che lei la zappa l'ha attaccata al chiodo solo 10 anni fa, quasi centenaria.

Consòla (così tutti la chiamavano a Perdas), parlava soltanto il sardo strettissimo, aveva studiato fino alla terza elementare, da centenaria cuciva, rammendava e faceva i dolci. «Ai miei tempi le donne dovevano occuparsi delle faccende domestiche, andare alla fonte a prendere l'acqua e al fiume a lavare i panni. Le mie nipoti hanno lavatrice, lavastoviglie e aspirapolvere. E quando sento questa parola nuova: siamo stressate..., non capisco».

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