Morto Davide Vannoni, l'inventore del contestato metodo Stamina

Martedì 10 Dicembre 2019
Davide Vannoni

TORINO - Morto Vannoni, l'uomo del metodo Stamina. Davide Vannoni, l'inventore controverso metodo Stamina, è morto oggi a Torino dopo un lungo ricovero in ospedale dovuto a una malattia incurabile.

Davide Vannoni, 53 anni, aveva sperimentato personalmente una terapia in Ucraina: riteneva di aver avuto degli benefici, così poi decise di importare in Italia la cura alternativa a base di staminali. La sua idea è che le cellule staminali (in particolare quelle di un certo tipo, dette mesenchimali) possano curare le malattie, specie quelle neurodegenerative.

LEGGI ANCHE:

Cure staminali, ancora polemiche La rabbia della mamma di Federico

Staminali, via libera del tribunale alle cure per il piccolo Federico

Davide Vannoni venne fermato dai carabinieri nell'ambito di un'inchiesta sul metodo Stamina. Venne indagato a Torino per associazione per delinquere. Vannoni venne accusato di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, truffa aggravata, somministrazione di farmaci non conformi quanto alle attività di trattamento di gravi malattie neurodegenerative.

Vannoni venne fermato perché, secondo la Procura, stava per lasciare l'Italia. La procura della Repubblica, non potendo attendere la decisione sulla richiesta della custodia cautelare inoltrata al Gip, ne aveva quindi ordinato il fermo, che è stato eseguito dai Nas. Nell'ambito dell'inchiesta, che ha portato al fermo di Davide Vannoni, i carabinieri del Nas hanno eseguito alcune perquisizioni nei confronti di Erica Molino, biologa della Stamina Foundation, e di Rosalinda La Barbera, presidente della associazione Prostamina Life, ritenuta dagli inquirenti il veicolo di reclutamento dei malati indirizzati all'estero per essere sottoposti alla contestata metodica.

Vannoni, secondo la Procura, stava cercando una nuova località estera, dove riprendere l'attività di Stamina per la quale aveva patteggiato una pena a un anno e dieci mesi, con la condizionale, impegnandosi a rinunciare a qualsiasi iniziativa che gli permettesse di proseguire l'applicazione della controversa terapia. Dalle intercettazioni a cui il padre della metodica è stato sottoposto, dopo che lo scorso luglio si era diffusa la notizia che alcuni pazienti italiani si erano recati in Georgia per effettuare le infusioni, emersero «persistenti e reiterati contatti volti a individuare una nuova località estera ove riprendere l'attività».

In Italia lo stop al metodo era arrivato dalle autorità giudiziarie e sanitarie, con due bocciature da parte di altrettanti comitati scientifici. Questa documentazione ha portato il governo georgiano, lo scorso dicembre, alla decisione di porre fine alle sue attività.

 

Ultimo aggiornamento: 18:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA