Mascherine, cosa c'è da sapere: come sono fatte, a cosa servono, cosa filtrano e come smaltirle

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Raffaella Ianuale
mascherine

VENEZIA - C'è chi usa la carta da forno, chi le garze e la pellicola da cucina. Le sarte si sono messe alla macchina da cucire e le aziende stanno convertendo la propria produzione. Le mascherine sono diventate il grande oggetto del desiderio specie ora che sono spesso obbligatorie. Anche se l'Oms ha ribadito che l'uso delle mascherine non è sufficiente a fornire una protezione adeguata contro il coronavirus, ma devono essere adottate anche altre misure come la distanza sociale e il lavaggio frequente delle mani. Le maschere mediche, in particolare, «possono creare un falso senso di sicurezza nella popolazione che quindi potrebbe trascurare le altre misure essenziali». Quali imodelli sono più sicuri, come utilizzarle, dove acquistarle e qual è il loro corretto prezzo per evitare speculazioni legate all'emergenza coronavirus? Tenendo presente almeno due elementi che valgono sempre: le mascherine non possono essere mai riutilizzate; per essere sanificate dovrebbero essere lavate almeno a 121 gradi; La loro efficacia non supera le 4-5 ore.

Per sviscerare tutto quello che c'è da sapere ci siamo fatti aiutare da UniSmart, la Fondazione dell'Università degli Studi di Padova, che è l'ente amministratore e gestore del flusso operativo dei test per le mascherine e per altri dispositivi. Si avvale dei centri di ricerca dell'Università che con i loro laboratori sono in grado di fornire prove tecniche che rispondano ai requisiti necessari alla distribuzione delle mascherine. In questo periodo l'Università di Padova ha costituito una task force guidata dal Prorettore Fabrizio Dughiero per dare supporto alle imprese che vogliono produrre mascherine. Spiega Stefano Giulitti, project manager di UniSmart: «Ai primi di aprile abbiamo attivato la procedura di richiesta per la valutazione tecnica delle mascherine e un centinaio di aziende ci hanno già contattato».

DA COSA PROTEGGONO

I coronavirus hanno dimensioni di 100-150 nanometri di diametro (600 volte più piccoli di un capello) e si trasmettono mediante goccioline delle secrezioni di naso e bocca che vengono emanate durante la normale respirazione, quando si parla, e in grandi quantità in caso di tosse e starnuti. In particolare, lo starnuto può spingere queste goccioline ad una distanza fino a 4 metri. 

QUALI TIPI DI DISPOSITIVI ESISTONO

Esistono sostanzialmente in commercio in Italia tre tipi di mascherine: le filtranti, le chirurgiche e le mascherine identificate con la sigla Dpi (Dispositivo di protezione individuale) che comprendono anche i modelli più comunemente conosciuti come FFP2 e FFP3. Queste ultime sono le mascherine che consentono un più alto livello di filtraggio e una maggiore sicurezza nel non far passare il coronavirus

QUALI MODELLI VENGONO ORA DISTRIBUITI

I modelli attualmente distribuiti nei supermercati, nelle edicole e che in alcuni comuni veneti vengono consegnate a domicilio sono le mascherine filtranti, che pur non essendo soggette a normative specifiche richiedono una valutazione tecnica di base. Quindi possono essere prodotte e distribuite alla popolazione e i requisiti richiesti sono il non arrecare danno e il non comportare rischi aggiuntivi.

QUALI SONO  PIU' SICURE

I modelli più sicuri sono le mascherine DPI (Dispositivi di protezione individuale) che sono caratterizzate da una maggior efficienza filtrante. Seguono nella graduatoria della sicurezza le mascherine chirurgiche che sono dispositivi medici. Infine ci sono le mascherine filtranti. I primi due modelli devono essere sottoposti a test tecnici

COSA SI TROVA IN COMMERCIO

Attualmente si trovano in commercio o vengono distribuite le mascherine filtranti che sono i dispositivi più semplici. Talvolta, ma solo in farmacia, sono reperibili anche le mascherine chirurgiche. Va precisato però che la produzione non riesce a soddisfare la richiesta, quindi quando arrivano i rifornimenti alle farmacie vengono subito esauriti. Più difficile per ora per i cittadini trovare i dispositivi ad alto filtraggio

QUANTO DEVONO COSTARE AL CITTADINO

Considerato il momento di particolare emergenza e quindi di altissima richiesta le mascherine filtranti, qualora venissero messe in commercio considerato che per ora vengono regalate, devono costare pochi centesimi l'una. Le chirurgiche, che sono un dispositivo medico, invece, secondo la Fondazione Unismart dell'università di Padova, non devono superare i 40-50 centesimi l'una. I farmacisti precisano però che questo è il prezzo che le mascherine chirurgiche avevano prima dell'emergenza Covid-19: ora a quel prezzo non si trovano e sono più costose.

L'UTILIZZO CORRETTO

Nella confezione delle mascherine c'è generalmente indicato come devono essere correttamente utilizzare. Si tratta comunque nella maggior parte dei casi di dispositivi monouso, il che significa che possono essere utilizzate una sola volta e poi vanno gettate. Questo vuol dire che l'utilizzo corretto prevede che la mascherina non venga indossata, tolta e poi rimessa per più giorni consecutivi

SI POSSONO USARE PIU' VOLTE

Le mascherine se sono monouso non andrebbero utilizzate più volte, ma qui il condizionale è d'obbligo, considerato che la disponibilità sul mercato non è sufficiente al fabbisogno e che la normativa di contenimento del virus obbliga le persone ad utilizzarle. Sono monouso le mascherine filtranti, le chirurgiche e i dispositivi ad alto filtraggio usati in ospedale. I modelli utilizzabili più volte non sono molto diffusi

DISINFETTARLE O LAVARLE

I modelli di mascherina che possono essere lavati o disinfettati per poi essere riutilizzati sono rari e in commercio non se ne trovano molti. Va detto che il prodotto, perché venga adeguatamente sanificato, deve essere lavato con appositi disinfettanti o sterilizzato. Comunque un semplice lavaggio, anche se non è l'ideale, è sempre utile. Ogni azione detergente, come avviene per il lavaggio delle mani, è utile per ridurre il rischio di contagio

COME VANNO MESSE E TOLTE

Le mascherine vanno indossate cercando di non toccarle nella parte interna che è quella che va a contatto con la bocca e con il naso. Questo per evitare che le mani, che possono aver toccato qualche superficie venuta a contatto con il coronavirus, passino il virus direttamente alla mascherina. Una volta indossate le mascherine non andrebbero, per lo stesso motivo, più toccate

SE VIENE UTILIZZATA SOLO 10 MINUTI

Se una mascherina monouso viene usata anche solo dieci minuti andrebbe ugualmente buttata, questo almeno prevede il corretto utilizzo del dispositivo. Quindi non sarebbe consigliato, cosa che attualmente tutti fanno, usare la stessa mascherina per brevi periodi ma in più giorni. In pratica una volta indossata la mascherina può essere utilizzata per 4-5 ore, ma una volta tolta non andrebbe mai rimessa.

I MODELLI DELLE AZIENDE CONVERTITE

Le numerose aziende, specie del tessile, che attualmente hanno convertito la propria produzione per supportare l'emergenza, realizzano per la maggior parte mascherine filtranti. Sono le barriere con un minor livello di filtraggio, ma ugualmente adatte a trattenere le goccioline di saliva, in cui si può trovare il virus, che una persona può emettere parlando, tossendo o starnutendo

DOVE DEVO BUTTARLA

Per le abitazioni in cui non sono presenti persone positive al tampone, in isolamento o in quarantena obbligatoria, si mantengono le procedure in vigore nel territorio di appartenenza di raccolta differenziata. A scopo cautelativo mascherine e guanti eventualmente utilizzati, dovranno essere smaltiti nei rifiuti indifferenziati meglio se chiusi in due sacchetti, uno dentro all'altro, ben sigillati

SE NON CE L'HO COME FACCIO

Piuttosto che niente è meglio piuttosto. Quindi partendo da questa filosofia chi non dispone di mascherine può mettersi davanti a bocca e naso una sciarpa o un foulard. Difficile stabilire quale sia il tessuto più consigliato per evitare il passaggio del virus: per ora si sa che il coronavirus ha dimensioni piccolissime ed è quindi in grado di intrufolarsi nelle trame di qualsiasi materiale

NON ESISTE LA SICUREZZA TOTALE

«L'utilizzo delle mascherine non ci rende invincibili: il distanziamento sociale e l'igiene sono più efficaci» per Luca Richeldi, membro del Comitato tecnico scientifico per il contenimento del coronavirus. «È certo - ha detto il medico - che i dispositivi servono a operatori sanitari, convalescenti e persone più vulnerabili», ma per gli altri «non è una corazza che ci protegge da tutto». 

 

Ultimo aggiornamento: 21:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA