Mafia, Dell'Utri scarcerato: andrà ai domiciliari.
I giudici: «Rischia morte improvvisa»

Mafia, Dell'Utri scarcerato: andrà ai domiciliari. I giudici: «Rischia morte improvvisa»
Mafia, Dell'Utri scarcerato: andrà ai domiciliari. I giudici: «Rischia morte improvvisa»
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Venerdì 6 Luglio 2018, 19:42 - Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 09:48

Il Tribunale di Sorveglianza, accogliendo la richiesta dei legali, ha disposto il differimento della pena per l'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, detenuto per scontare una condanna definita a sette anni per concorso in associazione mafiosa. Il provvedimento sarebbe stato adottato per i problemi di salute di cui soffre Dell'Utri. La conferma del sì del Tribunale di sorveglianza alla detenzione domiciliare per Dell' Utri arriva dal difensore dell'ex senatore azzurro, l'avvocato Alessandro De Federicis. 

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L'esponente di Fi, a quanto si apprende da fonti azzurre, potrebbe scontare i domiciliari a casa del figlio Marco a Roma. Il via libera ai domiciliari, riferiscono le stesse fonti, sarebbe dovuto a un aggravamento della situazione cardiaca di Dell' Utri che ha destato in questi ultimi giorni grande preoccupazione tra i legali, i familiari e la direzione del cercare. Questo aggravamento, continuano le fonti azzurre, sarebbe stato portato all'attenzione dei magistrati che avrebbero preso atto della situazione e concesso la scarcerazione per ragioni di salute.

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"RISCHIO MORTE IMPROVVISA" «La patologia cardiaca di cui dell'Utri soffre ha subito un recente e significativa o aggravamento rispetto alle pregresse condizioni e non sono secondarie le negative ricadute di altri fattori complicanti quali l'età, 77 anni, il trattamento radioterapico, la malattia oncologica e le condizioni psichiche. I sanitari hanno segnalato il rischio di morte improvvisa per eventi cardiologici acuti e hanno concluso per la non compatibilità col carcere». È uno stralcio del provvedimento con cui il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso i domiciliari e differito la pena a Marcello dell'Utri. Le relazioni dei medici del carcere di Rebibbia, in cui Dell'Utri è detenuto, sono del 28 giugno e del 5 luglio. Nella decisione del tribunale pesa anche lo stato psichico dell'ex senatore che ieri ha rifiutato di sottoporsi alla coronografia programmata presso l'ospedale San Filippo Neri, «non ritenendosi in grado di affrontare lo stress psicologico del piantonamento nell'ipotesi del ricovero postoperatorio riabilitativo rappresentato dai sanitari», scrivono i giudici.

«Sebbene si tratti di motivazione discutibilmente giustificativa, -dicono - tuttavia va tenuto conto delle condizioni psicologiche descritte nelle relazioni che indicano fragilità e sentimenti di sfiducia su cui incidono l'età e la recente conclusione del ricovero ospedaliero con piantonamento, protratto dal 14 febbraio al 18 aprile scorso, che lo ha emotivamente provato». «Ma soprattutto va considerato che l'esame coronografico, complicato da probabile angioplastica ed ecografia intravascolare, è invasivo e non privo dì rischi e difficoltà, considerato che il paziente non è giovane, ha appena concluso 40 cicli di radioterapia e presenta una condizione cardiaca molto delicata per le accertate stenosi di grado severo», spiegano.

«L'attuale stato di salute - aggiungono i magistrati - non appare compatibile con la carcerazione per la ricorrenza di gravi ed improvvisi rischi per la vita e la salute, non fronteggiabili con gli strumenti sanitari del circuito penitenziario in considerazione delle preoccupanti condizioni cardiache, del complesso quadro multipalogico, delle precedenti e debilitanti cure radioterapeutiche, dell'età, dello stato ansioso e della necessità di un intervento cardiologico delicato». «È anche consequenziale alle attuali, compromesse, condizioni cliniche ed alle prevalenti preoccupazioni per l'evoluzione delle patologie, che l'attenzione del soggetto verso il trattamento penitenziario sia fortemente scemata, sicché il protrarsi dell'esecuzione della pena in regime di detenzione ordinaria non è più rispondente alla finalità rieducativa ed al senso di umanità», concludono.

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