«Meglio morta che separata», Lia
uccisa a 23 anni dal padre boss

«Meglio morta che separata»
famiglia disonorata, Lia
uccisa a 23 anni dal padre
di Alessia Strinati
PALERMO - Preferiva non avere una figlia, piuttosto che sopportare il disonore di vivere una separazione in famiglia, così uccise la sua "bambina. Antonio Pipitone, boss di Palermo, fu accusato di aver fatto uccidere la figlia Lia, "rea" di aver avuto una relazione extraconiugale che non aveva intenzione di interrompere disonorando la famiglia e il suo clan.



Nel 1983 la ragazza fu uccisa a soli 23 anni durante una rapina, il padre fece di tutto per depistare le indagini, ma alla fine si scoprì che il mandante dell'omicidio fu proprio lui. Vincenzo Galatolo e Antonio Madonia sono stati condannati a 30 anni di reclusione, all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e all'interdizione legale. Il movente è venuto a galla anni dopo, quando due collaboratori di giustizia riferirono quanto era accaduto: «Mio fratello Andrea, all'epoca responsabile della famiglia mafiosa di Altofonte, mi ha riferito che il padre di Lia aveva deciso la punizione della donna perché non voleva essere criticato per questa situazione incresciosa».

Pipitone era già morto e finirono in carcere i due collaboratori che commisero il delitto. L'amante di Lia, si uccise il giorno dopo nel suo appartamento.
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Lunedì 23 Luglio 2018, 10:13 - Ultimo aggiornamento: 23-07-2018 11:13

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