Le famiglie tornano a spendere, ma la dieta
è cambiata. Nelle città si torna al ristorante

Le famiglie tornano a spendere, ma la dieta è cambiata. Nelle grandi città si torna al ristorante
Le famiglie tornano a spendere, ma la dieta è cambiata. Nelle grandi città si torna al ristorante
di Valeria Arnaldi
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Venerdì 7 Luglio 2017, 10:03 - Ultimo aggiornamento: 10:29

Nel 2016 la spesa media delle famiglie è stata pari a 2524,38. In rialzo dell'1% sul 2015. E del 2,2% rispetto al 2013, anno in cui ha toccato i minimi. Sono i numeri a dirlo: i consumi sono ancora sotto ai livelli del 2011, ma la spesa delle famiglie italiane torna a salire. Ad annunciare cifre e ripresa è l'Istat, secondo cui «si consolida, ad un ritmo moderato, la fase di ripresa dei consumi avviatasi nel 2014, dopo due anni di contrazione». A dare la misura del fenomeno non sono solo le cifre ma anche la tavola. Il livello medio della spesa alimentare del 2016, infatti, è salito a 447,96 euro al mese , a fronte dei 441,50 del 2015. La carne rimane l'elemento principale della dieta italiana, ma gli acquisti registrano un calo del 4,8% rispetto all'anno precedente.

Aumenta del 3,1% invece la spesa per la frutta. I rialzi più consistenti interessano pesce e prodotti ittici, cresciuti del 9,5%. Insomma, gli italiani, anche per la crisi, prestano più attenzione a una corretta alimentazione. Non necessariamente di casa. Ad aumentare infatti è anche la spesa per servizi ricettivi e ristorazione, che sale del 4,8%, tornando così ai livelli precedenti alla crisi. Salgono, con + 2,9%, anche le spese per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura. Insomma si mangia meglio e ci si diverte un poco di più.

Si riduce il gap tra Nord e Sud ma aumenta il divario tra chi vive nelle grandi città metropolitane e chi negli altri comuni. «Si amplia nel 2016 - spiega l'Istat - tra le città metropolitane e i comuni periferici delle aree metropolitane e quelli sopra i 50mila abitanti, circa 376 euro in media al mese da poco meno di 100 euro del 2015,e tra città metropolitane e altri comuni fino a 50mila abitanti (poco più di 491 euro da meno di 200 del 2015». La causa principale, secondo l'Istituto, sarebbe da ricercare «nella marcata crescita della spesa media mensile per beni e servizi non alimentari delle famiglie residenti nelle città metropolitane».

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