Laura Ziliani, il «trio criminale» non risponde al gip. Le figlie in cella insieme, Milani in isolamento

Martedì 28 Settembre 2021
Laura Ziliani, il «trio criminale» non risponde al gip. Le figlie in cella insieme, Milani in isolamento

Paola e Silvia Zani nel carcere di Verziano, Mirto Milani in quello di Canton Mombello. Quello che viene definito dagli inquirenti «il trio criminale», è stato interrogato questa mattina davanti al gip Alessandra Sabatucci, che venerdì scorso ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare che ha spalancato le porte del carcere ai tre accusati dell'omicidio di Laura Ziliani, l'ex vigilessa di Temù, nel bresciano, svanita nel nulla l'8 maggio e trovata cadavere l'8 agosto.

 

 

Tutti e tre, nel corso dell'interrogatorio di garanzia, non hanno risposto alle domande del gip, avvalendosi della facoltà di non rispondere: la Procura di Brescia valuta di interrogarli tra qualche giorno. Paola e Silvia Zani, figlie della vittima, sono nella stessa cella del carcere femminile di Brescia, mentre Mirto Milani è in isolamento nella casa circondariale di Canton Mombello. 

 

Laura Ziliani con le figlie

 

«Drogata e soffocata nel sonno». Così è morta Laura

 

Nel frattempo proseguono le indagini sulla morte della 55enne scomparsa l'otto maggio e poi ritrovata cadavere l'otto agosto. Laura Ziliani è stata stordita dai farmaci, ha stabilito l'esame tossicologico. Ma non uccisa dal composto di benzodiazepine trovato nel suo corpo. Chi indaga è convinto che l'ex vigilessa bresciana, vedova dal 2012 quando il marito venne travolto da una valanga, sia stata soffocata con un cuscino mentre dormiva sotto effetto di ansiolitici. Quei farmaci ritenuti «potenzialmente idonei a compromettere le capacità di difesa».

 

Ora bisogna vedere quali elementi sul cadavere, a distanza di 140 giorni dal decesso, possono ancora essere trovati a sostegno della tesi del soffocamento non violento visto che sul corpo della 55enne non sono stati trovati segni di violenza e nemmeno fratture. «L'ipotesi è che Laura Ziliani sia stata uccisa in casa a Temù in via Ballardini e poi portata in luogo diverso da quello del ritrovamento».

 

A proposito dell'abitazione di Temù, quattro piani di palazzina posti sotto sequestro a giugno, emerge che sul tavolo della sala da pranzo della zona dove viveva Laura Ziliani nel fine settimana e le due figlie e il fidanzato della maggiore durante la settimana, sia stato trovato un foglio scritto a mano dopo la scomparsa dell'ex vigilessa. Un elenco dettagliato con tutti i possibili interventi, stanza per stanza, per trasformare con «9mila euro», la palazzina in un bed and breakfast. Un progetto che fino a quando Laura Ziliani è rimasta in vita ha provato a rimandare. Un particolare che si inserisce nel movente economico individuato dalla Procura di Brescia e dai carabinieri.

 

I soldi erano una costante nei discorsi dei tre arrestati. «Io ci sto pensando ultimamente che magari ha dirottato nel corso del tempo dei soldi su un altro conto corrente e ora si sta facendo la bella vita da qualche parte». Così Mirto Milani parlava di Laura Ziliani, la mamma della sua fidanzata, intercettato 23 giorni dopo la scomparsa dell'ex vigilessa di Temù. «La situazione era disastrosa. Lei spendeva più di quello che prendeva!». «Magari ha dirottato dei soldi nel corso del tempo su un altro conto e adesso sta facendo la bella vita». Ma non c'erano debiti: dagli accertamenti patrimoniali effettuati durante le indagini, la situazione economica di Laura Ziliani - proprietaria di una decina di immobili - era solida. Ed era, seconda l'accusa, quello che interessava a Paola, Silvia e Mirto, che subito iniziano ad occuparsi, soprattutto lui, di alzare gli affitti e far pagare gli inquilini.

 

Il loro timore era poi che venisse nominato un tutore per Lucia, la sorella di mezzo disabile, che con loro divideva la proprietà, perché «avrebbe impedito agli indagati di amministrare a loro piacimento il discreto patrimonio immobiliare» scrive il gip nell'ordinanza. Tutore nominato durante le indagini, che è l'avvocato che cura gli interessi della parte della famiglia Ziliani-Zani non finita sotto indagine. Fra i tentativi di depistare del trio c'è anche stato quello di consegnare dei telefoni nuovi quando è stato notificato loro il sequestro dicendo di averli venduti a un marocchino, salvo poi fornire quelli originali ma completamente resettati, Silvia dicendo che si vergognava di foto osé e della sua iscrizioni a un sito di scambisti, Paola perché non voleva si sapesse della relazione con il fidanzato della sorella. A smentire il loro racconto sulla scomparsa di Laura c'è poi anche un altro telefonino, quello della mamma, che ha registrato 38 passi alle 8, quando a loro dire Laura era già uscita, lasciandolo in cantina dove internet non prende. 

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