Laura Ziliani scomparsa, arrestate le figlie e il compagno della maggiore. Il gip: «Uccisa per il suo patrimonio»

Venerdì 24 Settembre 2021
Laura Ziliani scomparsa, arrestate le figlie e il compagno della maggiore: svolta nel giallo

Svolta nel caso della scomparsa di Laura Ziliani: sono state arrestate le figlie e il il compagno della maggiore. Il cadavere della Ziliani era stato trovato tra la vegetazione nel paese dell'Alta Vallecamonica l'8 agosto. Questa mattina sono state arrestate dai carabinieri di Brescia due delle tre figlie della donna e il fidanzato della maggiore. Silvia e Paola Zani, 27 e 19 anni, e Mirto Milani, residente quest'ultimo in provincia di Lecco, sono stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Brescia.

 

Era l’8 maggio 2021 quando Ziliani scompare da Temù, piccolo comune della Val Camonica. L’ex vigilessa è madre di tre figlie e vedova dal 2012, dopo per aver perso il marito Enrico Zani. L’uomo è morto a 53 anni all’ospedale di Edolo, dopo essere finito sotto una valanga mentre praticava scialpinismo. La donna, dopo qualche anno, si era rifatta una vita: lavorava in comune a Roncadelle e viveva a Urago Mella, insieme al nuovo compagno e a una delle tre figlie.

 

Le due sorelle e il genero sono state le ultime tre persone a vedere la donna in vita. La donna era partita da Brescia la sera del 7 maggio attorno alle 20 e 10, per arrivare a Temù probabilmente un paio di ore dopo. Non si sa che cosa sia successo dopo quel momento.

Le accuse - Contestati i reati di omicidio volontario, aggravato dalla relazione di parentela con la vittima, e di occultamento di cadavere. Le indagini, avviate dai militari della Compagnia di Breno, parallelamente alle ricerche, avrebbero evidenziato numerose anomalie nel racconto fornito dai tre arrestati, «inducendo i carabinieri e la Procura a ritenere poco credibile la versione dell'infortunio o del malore in montagna» riferiscono gli inquirenti.

Le motivazioni - Il proposito omicidiario è il frutto di una lunga premeditazione e di un piano criminoso che ha consentito loro di celare per lungo tempo la morte e di depistare le indagini». Lo scrive il gip Alessandra Sabatucci nell'ordinanza di custodia cautelare dei tre accusati. Secondo gli inquirenti il movente è di natura economica: «I tre indagati avevano un chiaro interesse a sostituirsi a Laura Ziliani nell'amministrazione di un vasto patrimonio immobiliare al fine di risolvere i rispettivi problemi economici».

 

Video

 

Le indagini - A fine giugno, le due figlie e il fidanzato della più grande, sulla base delle preliminari risultanze investigative, erano stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario, aggravato dalla relazione di parentela con la vittima, e di occultamento di cadavere. Le indagini svolte hanno delineato un ampio quadro indiziario a carico degli arrestati. Erano state le due figlie a dare l'allarme quella mattina, verso le 12.00, contattando il 112 e segnalando il mancato rientro della loro mamma, uscita di casa intorno alle ore 07.00 per andare a fare una passeggiata nella frazione di Villa Dalegno. La donna sarebbe dovuta rientrare verso le ore 10.00, per poi andare con le figlie presso la locale discarica a disfarsi di vecchi materassi.

 

 

 

Poco dopo la segnalazione della scomparsa, un vasto dispositivo di soccorritori composto da personale dei carabinieri, del soccorso alpino e dei vigili del fuoco, oltre che numerosi volontari, aveva battuto palmo a palmo il luogo della presunta scomparsa, senza rinvenire il corpo dell'impiegata, esperta conoscitrice di quei luoghi. Fin dai primi giorni, i carabinieri hanno maturato perplessità sulla tenuta logica della ricostruzione dei fatti offerta dagli odierni arrestati. Le indagini, immediatamente avviate parallelamente alle ricerche, sono consistite in attività tecniche di intercettazione, in complesse analisi di tabulati, nell'analisi forense di smartphone e computer in possesso degli indagati, coniugate con perquisizioni domiciliari, sopralluoghi e repertamenti di carattere scientifico a cura della SIS del Comando Provinciale. Le risultanze investigative hanno evidenziato numerose anomalie nel racconto fornito dai tre arrestati, inducendo i carabinieri e la Procura a ritenere poco credibile la versione dell'infortunio o del malore in montagna. Per queste ragioni, a fine giugno le due figlie e il fidanzato della più grande, sulla base delle preliminari risultanze investigative, erano stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla relazione di parentela con la vittima e occultamento di cadavere. Sin da subito, sono risultati sospetti sia l'allarme dato troppo in fretta dalle due figlie, sia il rinvenimento del telefono cellulare, da cui la donna non era solita separarsi, trovato sotto una panca in cantina.

Ad aggravare il quadro e a convincere ancora meno gli inquirenti circa l'ipotesi della scomparsa è stato, nella tarda mattinata del 23 maggio, il ritrovamento della scarpa che la donna - a dire delle due figlie - indossava la mattina verso le 07.00, quando sarebbe uscita di casa per fare la passeggiata. La scarpa, infatti, è stata rinvenuta nel torrente Fumeclo, in un punto che sarebbe incompatibile con la direzione verso monte che avrebbe intrapreso la signora Ziliani. Sempre nel fiume Fumeclo, poco distante dall'abitazione della donna, agli inizi di giugno scorso, era stato rinvenuto un jeans femminile rovesciato, compatibile con quello che - secondo il racconto delle figlie - la Ziliani avrebbe indossato la mattina della scomparsa. Infine è stata rinvenuta anche la seconda scarpa della signora Ziliani che, per come emerso dalle indagini, è stata collocata nel luogo del rinvenimento proprio dagli odierni arrestati al fine di depistare le attività investigative avvalorando l'ipotesi dell'infortunio o del malore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA