Iraq, i cristiani sono sempre meno, solo a Mosul il 90% non ha più fatto ritorno dopo il periodo in cui c'era l'Isis

Iraq, i cristiani sono sempre meno, solo a Mosul il 90% non ha più fatto ritorno dopo il periodo in cui c'era l'Isis
Iraq, i cristiani sono sempre meno, solo a Mosul il 90% non ha più fatto ritorno dopo il periodo in cui c'era l'Isis
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Martedì 11 Giugno 2024, 16:42

Il novanta per cento dei cristiani che erano fuggiti dieci anni fa da Mosul - la seconda città più grande dell'Iraq - perchè minacciati pesantamente dai miliziani dell'Isis, non vi hanno più fatto ritorno, anche se il Daesh ora non c'è più. La situazione della minoranza cristiana resta critica, indebolita sia per effetto delle politiche dei vari governi che del radicalismo che resta sottotraccia. L'agenzia vaticana Fides ha fornito una serie di dati che fanno riflettere e segnalano che la minoranza cristiana nella regione (che ha sempre funzionato da stabilizzatore e da cuscinetto) è destinata a scomparire. 

 


Prima dell’arrivo dei jihadisti, a Mosul vivevano almeno 1200 famiglie cristiane.  Mosul è stata sottratta allo Stato Islamico dal 2017. Da allora, i cristiani fuggiti che hanno fatto stabile ritorno alle loro case sono pochissimi. «Sono circa 30-40 famiglie, spesso non complete. Molti sono anziani. Diverse famiglie vanno e vengono da altri posti, non rappresentano una presenza stabile e che si riesce a notare» afferma monsignor Paolo Thabit Mekko, Vescovo caldeo di Alqosh.
Fino a due decenni fa, i cristiani a Mosul erano più di 100mila, inseriti in un tessuto sociale in cui la maggioranza sunnita conviveva con sciiti, yazidi e altre minoranze.

Il numero dei cristiani era iniziato poi a diminuire dopo l’intervento militare a guida USA che nel 2003 aveva portato alla caduta del regime di Saddam Hussein. Da allora erano aumentate le violenze di matrice settaria. 
Nel giugno di 10 anni fa, molte famiglie cristiane avevano lasciato Mosul già prima della conquista completa della città da parte dei miliziani di Daesh.

Bande di ladri saccheggiavano proprietà e chiese e le abitazioni dei cristiani venivano marchiate con la N di nazareno. Durante l’occupazione jihadista, Mosul divenne la capitale irachena dello Stato Islamico. Un anno dopo, nel giugno 2015, Daesh controllava un terzo dell’Iraq e quasi metà della Siria, minacciava la Libia, godeva della affiliazione di decine di gruppi armati in Medio Oriente e Africa. 



A distanza di 7 anni – continua il Vescovo Paolo Thabit Mekko – «credo che più del 90 per cento dei cristiani fuggiti da Mosul non pensa di farvi ritorno. Quello che hanno visto e subito ha creato un muro psicologico. Alcuni sono stati cacciati, altri si sono sentiti traditi. Non sappiamo se la situazione potrà cambiare». 

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