Covid in Cina, in lockdown la città della fabbrica degli iPhone: contagi record, mai così alti da inizio pandemia

Covid in Cina, in lockdown la città della fabbrica degli iPhone: contagi record, mai così alti da inizio pandemia
Covid in Cina, in lockdown la città della fabbrica degli iPhone: contagi record, mai così alti da inizio pandemia
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Giovedì 24 Novembre 2022, 13:54

Il Covid chiude la mega fabbrica di iPhone in Cina. A Zhengzhou, il capoluogo dell'Henan, è stato ordinato il lockdown in diversi distretti nel tentativo di riportare sotto controllo i focolai di Covid-19 all'origine delle violente proteste di martedì notte e di ieri mattina presso il mega impianto della Foxconn, la 'iPhone City' che assembla il 70% degli smartphone di Apple. I residenti del centro di Zhengzhou non possono lasciare l'area a meno che non abbiano un test Covid negativo e il permesso delle autorità locali, il cui consiglio è di non lasciare le proprie case «se non è necessario». Secondo la Commissione sanitaria nazionale, l'Henan ha registrato ieri quasi 700 nuovi contagi.

Le proteste alla Foxconn

 

Proteste su larga scala sono scoppiate nello stabilimento Foxconn di Zhengzhou, la cosiddetta 'iPhone City'. Gli scontri sono documentati da foto e video circolati sui social media in mandarino (Weibo) e internazionali (Twitter). I lavoratori hanno manrciato fronteggiando la polizia in tenuta antisommossa. Nelle scorse settimane, l'impianto, il più grande assemblatore al mondo di iPhone della Apple, è stato al centro della fuga di massa di lavoratori per sottrarsi a un lockdown anti-Covid. Non è ancora chiara la motivazione delle proteste che potrebbe essere legata al bando della maxi-assunzione di 100.000 persone da parte di Foxconn, come riferito la scorsa settimana dai media ufficiali cinesi, allo scopo di soddisfare la domanda e le spedizioni di iPhone 14 in vista della stagione chiave dello shopping natalizio e di fine anno. Ai neo-assunti, in altri termini, sarebbero stati assicurati alloggio e lavoro separati rispetto ai dipendenti già in attività presso l'impianto, al fine di scongiurare il rischio di contagi: ma i riscontri avrebbero dato un responso diverso, facendo salire il malcontento e dando il via alle proteste. Un altro video in live streaming ha mostrato dozzine di lavoratori di notte che hanno affrontato una fila di agenti di polizia e un veicolo della polizia con luci lampeggianti, scandendo «Difendiamo i nostri diritti, difendiamo i nostri diritti». L'hashtag su Weibo ' Foxconn Riots' è finito nelle maglie della censura del Great Firewall nel corso della giornata, mentre sono sfuggiti alcuni post che facevano comunque riferimento alle proteste della mega fabbrica di Zhengzhou, capoluogo della provincia dell'Henan, di proprietà della Foxconn, la compagnia taiwanese che è il più grande contractor al mondo per l'assemblaggio di prodotti dell'elettronica di molti altri marchi internazionali, oltre ad Apple. La zona industriale è stata interessata da una grande ondata di focolai di Covid-19, costringendo nelle scorse settimane l'azienda a varare incentivi e bonus per evitare la fuga di massa dei dipendenti sulla scia delle accuse di cattive condizioni nella struttura, che secondo la stessa compagnia può dare lavoro fino a 300.000 dipendenti.

Picco di contagi in Cina

 

I nuovi casi di Covid-19 hanno toccato mercoledì in Cina i massimi assoluti su base quotidiana dallo scoppio della pandemia di inizio 2020: secondo gli aggiornamenti della Commissione sanitaria nazionale le infezioni domestiche si sono attestate a quota 31.444, di cui 27.517 asintomatiche. Si tratta di numeri minimi considerando quanto accade in altri Paesi, ma rilevanti in Cina dove è ancora seguita la politica della 'tolleranza zero' sia pure nella versione dinamica, basata su lockdown, test di massa e quarantena. Il dato supera i quasi 30.000 contagi di metà aprile, nel pieno dei focolai che bloccarono Shanghai per due mesi.

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