Pensionati italiani all'estero, stretta dell'Inps sui "residenti" nei paradisi fiscali: in arrivo nuovi controlli

Pensionati italiani all'estero, stretta dell'Inps sui "residenti" nei paradisi fiscali: in arrivo nuovi controlli
Pensionati italiani all'estero, stretta dell'Inps sui "residenti" nei paradisi fiscali: in arrivo nuovi controlli
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Lunedì 12 Settembre 2022, 08:23 - Ultimo aggiornamento: 08:25

Stretta sulle pensioni all’estero. Fari accesi sul Portogallo, una delle mete più gettonate dagli italiani che decidono di spostarsi fuori dall’Italia una volta lasciato il lavoro. Ma verifiche serrate anche in Spagna e Tunisia. Decollano la settimana prossima, mercoledì 14 settembre, i nuovi controlli dell’Inps tesi a ottenere la prova di esistenza in vita dei pensionati che risiedono fuori dall’Italia. L’Inps paga 326 mila pensioni all’estero in circa 165 paesi, stando agli ultimi dati, per un importo complessivo che sfiora quota 1,4 miliardi di euro. Le mete preferite dai pensionati italiani che cercano Paesi a bassa tassazione e una buona qualità della vita sono in questo momento il Portogallo, la Spagna e la Tunisia. I pensionati più ricchi, con un assegno lordo medio mensile di 4.240 euro, prediligono Lisbona e dintorni, mentre chi riceve in media un assegno di 3.800 euro mensili di solito opta per la Tunisia, dicono le rilevazioni.

IL RAPPORTO
Numeri che ben fotografano questo particolare fenomeno migratorio arrivano dalla fondazione Migrantes: dal 2017 al 2021 sono più che triplicati i pensionati italiani che si sono spostati in Portogallo (passando da 994 a oltre 3.500). Sommandoli a quelli spagnoli l’asticella supera la soglia dei diecimila. Insomma, l’Italia rimane un Paese di emigranti. Di tutte le età. Vivono all’estero più di cinque milioni e mezzo di italiani contro i 59 milioni presenti sul territorio nazionale. E le pensioni pagate all’estero rappresentano il 2,4% del totale delle pensioni erogate dall’Inps. La verifica dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono gli assegni fuori dal confine viene effettuata direttamente da Citibank, la banca che fornisce il servizio di pagamento delle pensioni in terra straniera. 

In base al contratto che disciplina il servizio, Citibank è tenuta a effettuare un accertamento generalizzato dell’esistenza in vita dei titolari di prestazioni in essere, in adempimento dell’obbligo di assicurare la regolarità dei pagamenti. I controlli però sono scaglionati nel tempo. Le verifiche in rampa di lancio, che si svolgeranno da settembre a gennaio del prossimo anno, riguarderanno i pensionati residenti in Europa (esclusa Scandinavia e Paesi dell’Est), Africa e Oceania. Le comunicazioni saranno inviate a partire dal 14 settembre e i pensionati dovranno far pervenire le attestazioni di esistenza in vita entro il 12 gennaio del 2023. «Nel caso in cui l’attestazione non sia prodotta», specifica l’Inps, «il pagamento della rata di febbraio prossimo avverrà in contanti presso le agenzie della Western Union collocate nel Paese di residenza del beneficiario». E ancora. In caso di mancata riscossione personale (o di mancata produzione dell’attestazione di esistenza in vita entro il 19 febbraio del 2023) il pagamento delle pensioni sarà sospeso a partire dalla rata di marzo.  

LE TAPPE
Da febbraio a giugno di quest’anno i controlli hanno riguardato i pensionati residenti negli Usa, in Sudamerica, Asia, Estremo Oriente, Paesi scandinavi, Stati dell’Europa dell’Est e altri Paesi limitrofi. Per razionalizzare lo svolgimento dell’attività di verifica in un’ottica di semplificazione amministrativa, l’Inps ha chiesto a Citibank di escludere dall’accertamento alcuni gruppi di pensionati, tra cui quelli che vivono in Paesi in cui operano istituzioni con le quali sono stati stipulati accordi di collaborazione per lo scambio telematico di informazioni.


 

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