Guerra ucraina, Biden e l'ok a Kiev a colpire la Russia con armi Usa («ma solo vicino Kharkiv»): come potrebbe reagire Putin?

La decisione arriva mentre i ministri degli Esteri della Nato si ritrovano a Praga per fare il punto in vista sul summit di Washington, previsto a luglio

Guerra ucraina, Biden e l'ok top secret a Kiev a colpire la Russia con armi Usa (ma solo vicino Kharkiv): come potrebbe reagire Putin?
Guerra ucraina, Biden e l'ok top secret a Kiev a colpire la Russia con armi Usa (ma solo vicino Kharkiv): come potrebbe reagire Putin?
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Giovedì 30 Maggio 2024, 22:44 - Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 10:13

Svolta nell'utilizzo di armi occidentali concesso agli ucraini perchè colpiscano la Russia: secondo Politico, Joe Biden ha «segretamente» autorizzato Kiev a colpire con armi Usa ma solo nell'area vicino a Kharkiv e non a lungo raggio. La decisione arriva mentre i ministri degli Esteri della Nato si ritrovano a Praga per fare il punto in vista sul summit di Washington, previsto a luglio.

 

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I piani di deterrenza verso la Russia

Sul tavolo ci sono diversi temi da trattare - i piani di deterrenza verso la Russia, la nomina del nuovo segretario generale - ma nessuno nasconde che sarà di nuovo l'Ucraina a dominare la discussione.

Perché l'offensiva a Kharkiv desta «seria preoccupazione» e la situazione sul campo resta tesa. Il dibattito sulle restrizioni per l'uso delle armi fornite a Kiev - rimuoverle o meno - è entrato nel vivo, con ormai la maggioranza degli alleati nel campo dei 'falchi'. «Stiamo facendo passi avanti», assicura il ministro ceco Jan Lipavskì. E in serata arriva la svolta americana che potrebbe cambiare tutto. Mosca osserva l'evolversi del quadro con una certa apprensione. Perché sa che, se prevale come sembra la linea interventista, non potrà più muovere le truppe con disinvoltura al di là del confine (e sganciare le bombe aliante in tutta sicurezza).

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Le ritorsioni e le accuse alla Nato

Quindi minaccia ritorsioni e accusa la Nato di fomentare l'escalation. Il ministro degli Esteri Serghei Lavrov evoca piani di «deterrenza nucleare» se gli americani attueranno il «dispiegamento di missili terrestri a medio e corto raggio», mentre il portavoce del Cremlino punta il dito contro gli alleati perché «stanno spingendo in ogni modo possibile l'Ucraina a continuare questa guerra senza senso». In realtà, a ben vedere, la belligerante Nato ha pure i suoi problemini (per la gioia di Putin).

La "forza" della Nato

L'Alleanza - stando a quanto sostiene il Financial Times - sarebbe in grado al momento di fornire «meno del 5%» delle capacità di difesa aerea ritenute necessarie per proteggere i suoi membri in Europa centro-orientale da un attacco su larga scala. Lipavskì - ricordando che i tank sovietici stroncarono la primavera cecoslovacca, proprio a Praga - ha ribaltato la narrazione. «Mosca ha deciso per l'escalation: Putin, dopo l'inaugurazione, si sente forte, ha decretato l'offensiva a Kharkiv e vediamo tentativi di sabotaggio in Paesi Nato, come Polonia e Regno Unito: sono certo che avverranno maggiori provocazioni di questo tipo», ha avvisato. «Dobbiamo reagire in modo appropriato e mostrare forte impegno a difenderci». E per garantire la sicurezza in Europa bisogna fermare i russi in Ucraina.

Stoltenberg sprona gli alleati

Jens Stoltenberg a Praga ha spronato nuovamente gli alleati, soprattutto i recalcitranti. «Kiev continua a combattere con coraggio ma le sfide che deve affrontare sono sempre più grandi e crescenti: può ancora prevalere solo, però, con un sostegno costante e solido da parte della Nato», ha rimarcato. Antonio Tajani sul punto è stato molto chiaro. «Per noi la Costituzione impedisce di fare la guerra ad altri Paesi quindi le armi italiane devono essere usate nel territorio ucraino, per la difesa», ha precisato. Stoltenberg ha anche proposto di «istituzionalizzare» sotto l'ombrello Nato il coordinamento degli aiuti e «iniettare» nuove risorse per il sostegno militare a Kiev (il famoso piano da 100 miliardi in 5 anni, che secondo voci non confermate potrebbe riconfigurarsi in 40 all'anno, da capire in che arco temporale). Ecco, se ne parla ma si registra un certo scetticismo sulla cifra precisa, se mai ci sarà. Il lavoro è in corso e maturerà in tempo per il summit di Washington.

La Francia

Poi c'è lo scatto in avanti della Francia sul fronte dei 'boots on the ground'. Parigi sta per chiudere il lavoro e intende annunciarlo probabilmente nel corso della visita di Volodymyr Zelensky per le celebrazioni dello sbarco in Normandia. Nello specifico. È una coalizione dei volenterosi - fuori dal quadro Nato - aperta ad altri alleati, come Polonia e Lituania. Si tratterebbe d'inviare in un primo tempo qualche decina di specialisti per individuare i bisogni di formazione e poi, in un secondo tempo, una missione di qualche centinaio d'istruttori militari. Si chiude con l'impegno di Praga sulle munizioni. La prima consegna massiccia sarà a giugno (50-100mila) pezzi, per poi procedere ogni mese fino a toccare quota 500mila entro la fine dell'anno. È solo una questione di soldi. Sul mercato ci sono in pronta consegna «almeno» un altro milione di proiettili ma i russi non stanno con le mani in mano. Chi prima paga si accaparra i lotti. E solo 5 Paesi - su 20 della coalizione - per ora hanno trasferito i fondi necessari. 

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