Conte sfida Grillo: «Il leader è uno solo, ora il Movimento scelga»

Lunedì 28 Giugno 2021
Conte sfida Grillo: «Il leader è uno solo, ora il Movimento scelga»

Giuseppe Conte non ha scelto la strada della mediazione. Nel confronto che lo oppone pubblicamente a Beppe Grillo sui poteri effettivi del futuro capo politico del Movimento Cinque Stelle ieri - in una conferenza stampa tenuta a due passi da Montecitorio - ha scelto la strada della schiettezza. «Grillo - ha detto in modo garbato ma determinato - deve scegliere se essere il padre nobile del Movimento o un padre padrone che non fa crescere il proprio figlio».

Parole dure. Conte ha sottolineato che il confronto nasce sul nuovo statuto da lui elaborato dopo quattro mesi di confronto che assegna poteri effettivi al capo politico del Movimento, fa nascere un Consiglio nazionale del Movimento e assegna al Garante un ruolo importante ma non assoluto come è stato finora. In sostanza il passaggio tecnico equivarrebbe alla trasformazione definitiva dei 5Stelle da Movimento a Partito. Un partito leggero (costruito intorno a una piattaforma informatica e non alle sedi) con un capo da eleggere e non da nominare dall’alto, con organi assieme ai quali definire la linea politica. Ma soprattutto un partito da collocare nell’ambito delle forze di centro-sinistra, tanto che Conte ha usato l’espressione “serve un campo largo” cara al Pd di Enrico Letta.

 

MURO CONTRO MURO
Ma Conte non è arretrato di un millimetro anche di fronte a dettagli meno strategici. Come ad esempio la nomina dei responsabili della comunicazione che lui intenderebbe assegnare a Rocco Casalino, col quale ha lavorato nei due anni passati a Palazzo Chigi, contro Nina Monti, preferita dal fondatore . 
Si va allo scontro senza esclusione di colpi? Grillo annuncia un video ancora top secret al momento in cui scriviamo. Secondo molti osservatori Conte ha sfoderato una notevole abilità politica nel porre a Grillo un ultimatum sulla sua proprosta da accettare o meno («Non serve un prestanome e in ogni caso non potrei essere io», ha detto). In questo modo sarebbe Grillo a rompere nel caso rifiutasse il confronto o spingesse gli iscritti a votare contro.

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L’abilitò di Conte emerge anche da un altro piccolo ma importantissimo dettaglio che non è sfuggito agli osservatori più attenti: l’ex premier ha parlato per un’ora del nuovo statuto ma non lo ha divulgato. Segno evidente di disponibilità a trattare su qualche punto nel corso della nottata.
Ora il futuro del nuovo M5s eventualmente guidato da Conte dipenderà da Grillo e dal voto della base che dovrebbe avvenire su una piattaforma informatica nuova, diversa da Rousseau con la quale proprio Conte ha definito i termini di separazione. 

Quello di Conte, insomma è stato un appello-affondo, scandito in maniera molto netta: « Al Movimento serve una leadership forte e solida, una diarchia non può essere funzionale, non ci può essere un leader ombra affiancato da un prestanome», ha sottolineato.

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Intanto, il ministro Luigi Di Maio tenta l’ultima mediazione: «Stiamo remando tutti nella stessa direzione, il Movimento è pronto ad evolversi, coraggio. Confido nell’intesa». Smorza i toni anche il presidente della Camera Roberto Fico, secondo cui questa «è una delle tante fasi che sta vivendo e ha vissuto. Un ulteriore passo e andremo avanti e saremo più forti di prima. Non esistono ultimatum, ma un lavoro che si sta facendo».
L’ex presidente del Consiglio ha tenuto la sua lunga conferenza stampa al Tempio di Adriano. Qui, da solo sul palco, con una platea composta da una folla di di giornalisti ha raccontato la sua versione dei fatti. La sua storia, dal finale ancora in sospeso, inizia quando il comico genovese gli «chiese di diventare leader del M5s «dopo l’addio a Palazzo Chigi e finisce con gli ultimi turbolenti contatti sullo statuto. In mezzo ci sono quattro mesi di studio e di elaborazione delle prospettive future del Movimento».

L’obiettivo dell’ “Avvocato del popolo”, come Conte si definì appena arrivato a Palazzo Chigi, parte dalle «carenze e dalle ambiguità» di oggi e punta ad apportare «innovazioni indispensabili per il Movimento di domani - sottolinea - Non una mano di bianco, ma una ristrutturazione vera e propria, per iniziare la quale servirà la voglia e l’entusiasmo di tutti, Grillo in primis, per cui c’è e ci sarà sempre il ruolo di garante. Che potrà sfiduciare il leader sottoponendo la sua proposta al vaglio dell’Assemblea».

«Non mi accontenterò di una maggioranza risicata», ha continuato Conte. Che ha ribadito di non avere un piano B cioè di non lavorare ad un altro partito in attesa della risposta di Grillo. «Questo non significa - ha però sottolineato - che in caso di bocciatura delle mie proposte io non possa prendere decisioni». Frasi da capo politico corroborate dalla rivendicazione del suo ruolo nella definizione degli accordi col Pd per il Comune di Napoli e per la Regione Calabria. Ma questa è un’altra storia, se ci sarà.

 

Ultimo aggiornamento: 23:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA