Il delitto della sexy star: «Piano studiato,
altro che tempesta emotiva»

Domenica 3 Marzo 2019 di Angela Pederiva
Il delitto della sexy star: «Piano studiato, altro che tempesta emotiva»

Può una «tempesta emotiva e passionale» giustificare una consistente riduzione di pena per l'autore di un femminicidio? Dipende: in un caso avvenuto a Riccione, sì; per una vicenda accaduta sul Garda, no. A dirlo sono due sentenze, depositate in questi giorni e dall'esito opposto, per cui il responsabile dell'assassinio in Romagna ha ottenuto quasi il dimezzamento della condanna, mentre il killer di un'ex pornostar padovana se l'è vista confermare per intero. A far discutere ieri è stata la notizia riguardante il 57enne Michele Castaldo, reo confesso del delitto di Olga Matei, la 46enne di origine moldava con cui aveva una relazione da un mese e che strangolò il 5 ottobre 2016 a Riccione. In primo grado l'imputato era stato condannato a 30 anni dal giudice per l'udienza preliminare di Rimini, per omicidio aggravato dai motivi abietti e futili. Ma la Corte d'assise d'appello di Bologna, pur riconoscendo l'aggravante, ha concesso le attenuanti generiche e ridotto la pena a 16 anni. Nelle  
motivazioni del verdetto viene spiegato che la decisione deriva in primo luogo dalla valutazione positiva della confessione. Ma non solo: sebbene la gelosia provata dall'uomo fosse un sentimento «certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione», il tormento determinò in lui, «a causa delle sue poco felici esperienze di vita», quella che il perito psichiatrico definì una «soverchiante tempesta emotiva e passionale», che «si manifestò subito dopo anche col teatrale tentativo di suicidio». Contrapposte le valutazioni delle parti. «I termini per il ricorso in Cassazione da parte della Procura ci sono», dice l'avvocato Lara Cecchini, difensore della sorella della vittima, Nina, che parla di «ingiustizia». «Quelle parole vanno intese in senso ampio e leggendo le perizie dei professionisti che si sono occupati del caso», ribatte l'avvocato Monica Castiglioni, difensore di Castaldo, ammettendo tuttavia che le espressioni usate sono «forse un po' infelici». 

SUL FONDALE
Peraltro si tratta di parole del tutto analoghe a quelle citate nel pronunciamento con cui la Cassazione ha invece respinto il ricorso del 60enne Franco Mossoni, condannato a 20 anni sia dal gup di Verona che dalla Corte d'assise d'appello per l'assassinio della 43enne Federica Giacomini, in arte Ginevra Hollander, le cui spoglie riposano a Vigonza, dove vive la sua famiglia. Secondo la sentenza ormai definitiva, l'ex attrice a luci rosse venne ammazzata intorno al 20 gennaio 2014, ma la data non è certa in quanto i suoi genitori ne denunciarono la scomparsa il 5 marzo e solo il 18 giugno il suo corpo venne rinvenuto sul fondale del lago di Garda. Il cadavere, che presentava il cranio fracassato da numerosi colpi, fu ritrovato all'interno di una specie di bara, che Mossoni aveva inabissato dopo aver preso a noleggio una barca fingendosi un biologo interessato ad effettuare alcuni esperimenti scientifici, mediante una presunta sonda contenuta proprio in quella cassa. «Il delitto ricorda la Suprema Corte era stato causato dalla decisione della donna di lasciare l'imputato, con il quale conviveva da circa nove anni, determinazione che avrebbe fatto perdere al Mossoni ogni legame affettivo e la possibilità del mantenimento economico». Agli ermellini, la difesa aveva chiesto di riconsiderare la gravità del reato, sottolineando che «il perito inizialmente nominato aveva ritenuto che il fatto fosse frutto d'un agito mosso da una tempesta emotivo-passionale». Ma la Cassazione ha reputato corretta la valutazione operata dai giudici dei primi due gradi, secondo cui il femminicidio è legato «ad un contesto d'azione caratterizzato da lucidità, adeguatezza e consequenzialità e non all'impulso orientato e stimolato dal puro impeto incontrollabile». Si legge ancora nelle motivazioni: «Anche i riferimenti al concetto di tempesta emotiva non valgono a incrinare il ragionamento svolto e la decisione assunta», quella cioè di inquadrare il delitto come effetto di un dolo di proposito e non di un dolo d'impeto, dunque riconducibile «a un piano studiato e non ad una iniziativa estemporanea frutto di una psiche solo malata». 
LE POLEMICHEInevitabili le polemiche politiche. Un'indignazione trasversale, che va dalla ministra salviniana Giulia Bongiorno («Non ho nessuna nostalgia del delitto d'onore») all'assessore emiliana dem Emma Petitti («La gelosia non può essere una attenuante»), passando per la senatrice azzurra Licia Ronzulli («Come fanno le donne a fidarsi delle istituzioni?»).

Ultimo aggiornamento: 12:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA