Disabile abusata su bus di linea a Taranto, indagati 8 autisti: «Approfittavano della sua fragilità»

Domenica 25 Luglio 2021
Disabile abusata su bus di linea a Taranto, indagati 8 autisti: «Approfittavano della fragilità della vittima»

Violenza sessuale aggravata su una ragazza disabile di 20 anni: è questo il reato del quale rispondono otto autisti dell’Amat, l’azienda di trasporto pubblico di Taranto, secondo quanto riporta oggi la Gazzetta del Mezzogiorno. La vittima già all'età di 14 anni fu vittima di violenza sessuale da parte di un vicino di casa, condannato poi in via definitiva.

 

Disabile abusata sul bus, cosa è successo

Secondo la ricostruzione dei fatti operata dagli inquirenti, gli autisti Amat - il più giovane dei quali ha 40 anni, il più anziano 62 - avrebbero più volte chiuso le porte dei bus che stavano conducendo per impedire alla vittima di scendere, abusando di lei. Da qui le aggravanti del reato di violenza: l'aver limitato la libertà personale della 20enne e l'aver commesso il fatto nella veste di incaricato di pubblico servizio.

E quando le porte del bus si chiudevano, per la giovane vittima si sarebbero aperte quelle di un inferno fatto di abusi di ogni tipo, dai palpeggiamenti ai rapporti sessuali completi, fatti - sempre secondo l'accusa - consumatisi fra l'ottobre del 2018 - quando la ragazza aveva appena 18 anni - e l'aprile del 2020. La vicenda è finita sulla scrivania del gip Francesco Maccagnano: la Procura aveva chiesto per gli otto autisti gli arresti domiciliari, ma il giudice ha ritenuto sufficiente il divieto di avvicinamento alla ragazza e al suo fidanzato, che a giugno dello scorso anno l’ha convinta a raccontare tutto ai carabinieri.

L'ordinanza del giudice

Nelle oltre 100 pagine dell’ordinanza firmata dal giudice è scritto come gli autisti avrebbero approfittato della «fragilità (della vittima, ndr) ben nota agli indagati, che non hanno esitato a piegare a strumento di soddisfazione e godimento per le loro voglie sessuali». La ragazza andava in bus da casa dei nonni, nella provincia di Taranto, a casa della madre in città ed è lungo il tragitto che si sarebbero consumate le violenze, qualche volta con una sosta del bus sotto un cavalcavia o vicino all'Ilva, in qualche caso - è scritto negli atti dell'inchiesta - anche sull'auto privata di uno degli autisti indagati. Fra i quali, peraltro, giravano messaggi e video piccanti della 20enne, alcuni dei quali - secondo l'inchiesta - sarebbero poi stati cancellati. 

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