Dalila Bianchi, la febbre alta e la corsa in ospedale: la ragazza viene dimessa e poi muore a casa. Aveva 28 anni

La procura di Brescia ha aperto un fascicolo

Giovedì 25 Novembre 2021
Dalila Bianchi, febbre alta e la corsa in ospedale: ma la ragazza viene dimessa e muore a casa. Aveva 28 anni

 

Tragedia ad Alzano Lombardo: Dalila Bianchi è morta a 28 anni nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 novembre in circostanze ancora poco chiare. Secondo quanto emerso, la giovane da alcuni giorni non si sentiva bene e lunedì mattina si era recata al Pronto Soccorso dell’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo con febbre alta. 

I medici, dopo averle diagnosticato un’infezione alle vie urinarie, l’avevano dimessa con la prescrizione di una cura a base di antibiotici. Nella notte però si è sentita male ed è deceduta. La Procura ha aperto un’indagine per stabilire le cause del suo decesso.

Dalila Bianchi morta, aperto un fascicolo

 

Dalila viveva in via dei Corni a Nese e lavorava come barista (insieme alle due sorelle) al bar Enjoy. Amava giocare a pallavolo ed era appassionata di calcio, le piaceva andare allo stadio a tifare per la "sua" Juventus. Lascia nel dolore la mamma Monica, papà Bruno, le sorelle Roberta, Valeria e Patrizia e i cinque nipoti. I funerali oggi stesso nella chiesa parrocchiale di Nese.

Nella mattina di ieri, mercoledì 24 novembre, la procura ha aperto un fascicolo sul decesso della ragazza. Ancora sconosciuta la causa, in paese si vocifera possa essersi trattato di un aneurisma cerebrale o un’embolia polmonare, ma – al momento – non c'è nessuna certezza. Solo delle ipotesi, spetterà alla magistratura far luce su quanto successo.

 

 

 

«Non si era sentita bene, aveva febbre alta – ha spiegato la sorella Valeria ai giornali locali – e lunedì 22 novembre alle 6 è andata in ospedale, al pronto soccorso di Alzano dove, dopo gli esami, è stata dimessa verso mezzogiorno con la diagnosi di infezione alle vie urinarie. Ma nella notte le sue condizioni si sono aggravate ed è morta – aggiunge con la voce spezzata dal dolore –. Non eravamo preoccupati, non sembrava nulla di grave. Poi di notte ho ricevuto quella telefonata dai miei genitori...».

 

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