Scandalo ​Csm, i dieci nomi dell'inchiesta che scuote il mondo della giustizia

Martedì 4 Maggio 2021 di Gigi Di Fiore
Il plenum del Csm

ROMA - Una storia dagli intrecci non sempre comprensibili e ingarbugliati. Ecco i dieci principali personaggi e interpreti nella vicenda che investe fughe di notizie, magistrati, uffici del Csm.

 

Piero Amara

Avvocato siciliano, arrestato nel 2018 e indagato per i depistaggi sull’inchiesta Eni oltre che per alcuni episodi di corruzione di giudici, nel 2019 fece mettere a verbale dalla Procura di Milano delle dichiarazioni su una presunta loggia affaristico-massonica segreta di cui faceva parte. La loggia prenderebbe il nome di «Ungheria», dalla zona di Roma dove si sarebbero riuniti magistrati, avvocati, faccendieri. L’avvocato Amara avrebbe consegnato delle registrazioni su quanto dichiarato, mentre nel suo pc gli inquirenti hanno trovato appunti sulla loggia e i suoi maneggi. Da Milano, le dichiarazioni di Amara sono state trasmesse alla Procura di Perugia.

Giuseppe Calafiore

Socio dell’avvocato Amara, è stato coinvolto con lui nell’inchiesta legata agli aggiustamenti e condizionamenti di sentenze del Consiglio di Stato. Un’indagine che coinvolse l’imprenditore Fabrizio Centofanti, poi accusato di aver corrotto l’allora pm Luca Palamara, pagandogli viaggi e vacanze. Il nome di Centofanti è collegato anche a Marcella Contrafatto funzionaria del Csm, di cui sarebbe stato amico fino al 2017. Nelle sue dichiarazioni, l’avvocato Amara indica proprio il suo socio Calafiore come custode della lista dei 40 nomi che erano nella loggia «Ungheria». Una lista nelle mani anche di un giudice, ha affermato Amara. Ma la perquisizione nella casa del giudice non ne ha trovato traccia.

Raffaele Cantone 

Procuratore capo a Perugia, dopo essere stato presidente dell’autorità anticorruzione. Già pm a Napoli e poi giudice in Cassazione, ha ricevuto dai colleghi milanesi il fascicolo sulle dichiarazioni dell’avvocato Amara. La competenza della Procura di Perugia è legata alla presenza di magistrati in servizio a Roma, tra i nomi citati nei verbali. Almeno dieci i verbali di Amara, già sentito a Perugia. Prima di tramettere il fascicolo a Perugia, il 9 maggio del 2020 la Procura di Milano aveva iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di partecipazione a associazione segreta, oltre all’avvocato Amara anche il suo ex collaboratore Alessandro Ferraro e il suo ex socio Giuseppe Calafiore.

Fabrizio Centofanti

È il personaggio chiave dell’inchiesta e del processo a Perugia nei confronti di Luca Palamara. Imputato con lui per corruzione, Centofanti è indagato anche a Roma per finanziamento illecito. È considerato la figura principale della «cricca» che manovrava e corrompeva magistrati, in gran parte della giustizia amministrativa, per ottenere sentenze favorevoli. Con lui, in quest’indagine coinvolti gli avvocati Amara e Calafiore. Dalla carta di credito di Centofanti, ex portavoce dell’esercito italiano in Kosovo, i magistrati di Perugia sono arrivati alle accuse di corruzione nei confronti di Palamara. Un’indagine da cui sono scaturite le intercettazioni che hanno provocato i terremoti nella magistratura degli ultimi due anni. 

Marcella Contraffatto

Funzionaria del Csm, attualmente sospesa, è stata addetta alla segreteria del consigliere Piercamillo Davigo fino a ottobre scorso, quando il magistrato è andato in pensione. Indagata dalla Procura di Roma per rivelazione di segreti d’ufficio, viene sospettata di aver recapitato alle redazioni di «Repubblica» e del «Fatto quotidiano» i verbali, privi di firma e timbro, delle dichiarazioni dell’avvocato Amara. Non si sa per conto di chi e per quali obiettivi. Un’iniziativa presa pochi giorni dopo l’uscita dal Csm di Davigo.

Piercamillo Davigo

Già pm di Mani pulite a Milano, poi presidente dell’Associazione nazionale magistrati, è stato consigliere togato del Csm dopo aver costituito una sua corrente. Ha dovuto lasciare anche il Csm dopo la pensione a ottobre, ma su questo ha fatto ricorso al Tar. Con la sua componente è stato eletto al Csm Nino Di Matteo, già pm antimafia a Palermo, ma anche l’ex pm Sebastiano Ardita, che l’avvocato Amara ha inserito tra i nomi della loggia «Ungheria». A Davigo, quando era al Csm, il pm milanese Paolo Storari portò copie dei verbali di Amara per «autotutela», temendo un procedimento disciplinare legato all’insabbiamento sulle dichiarazioni non approfondite dalla Procura guidata da Francesco Greco.

Nino Di Matteo

Non ha avuto dubbi al Csm a definire i verbali di Amara pieni di «falsità facilmente riscontrabili, un vero dossieraggio per screditare il consigliere Sebastiano Ardita e condizionare l’attività del Csm». Una settimana fa, Di Matteo ha reso pubblica la vicenda, raccontando di aver ricevuto come altri i famosi verbali e difendendo Ardita, definendo «calunniose» le accuse di Amara. Quelle carte sono state spedite oltre che ai giornali anche ad alcuni consiglieri del Csm. Davigo ha dichiarato di averne parlato con il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, e con il vice presidente del Csm, David Ermini. Ma su quelle carte, non esistono esposti, per cui non è stata mai avviata una pratica o un procedimento disciplinare.

Francesco Greco

Già magistrato del pool Mani pulite a Milano, è diventato procuratore capo preferito dal Csm a Ilda Boccassini che pure si era candidata. Il sostituto Paolo Storari punta l’indice contro il suo capo Greco, per presunte inadempienze nelle indagini che si sarebbero dovute avviare dopo le dichiarazioni di Amari. Greco replica, spiegando di aver iscritto subito Amari, Ferraro e Calafiore nel registro degli indagati, trasmettendo poi il fascicolo a Perugia per competenza legata alla presenza, tra i nomi citati nei verbali, di magistrati al lavoro a Roma. Un trasferimento accelerato dopo un incontro con il procuratore capo Cantone.

Luca Palamara 

Già sostituto alla Procura di Roma, a lungo potente riferimento della corrente di Unicost con cui venne eletto al Csm e fu presidente dell’Associazione nazionale magistrati, è stato radiato dalla magistratura dopo il terremoto scatenato dalle intercettazioni emerse dal suo telefonino disposte dalla Procura di Perugia. Un terremoto che scatenò dimissioni di togati al Csm con nuove elezioni, ma anche dimissioni di vertici della Cassazione. Ha rivelato quello che tutti sapevano: come alcune nomine ai vertici della magistratura siano nate da accordi tra le correnti.

Paolo Storari 

Magistrato in prima linea a Milano nelle inchieste sulla corruzione, era titolare del fascicolo sui depistaggi dell’avvocato Amara nell’indagine Eni. Proprio da quel fascicolo sono nate le rivelazioni dell’avvocato sulla loggia «Ungheria» su cui, secondo le sue affermazioni, non sarebbero state disposte e delegate le necessarie verifiche. Da qui la sua iniziativa in «autotutela», con la consegna a Davigo di copie dei verbali rimasti al Csm. Proprio dalla segreteria di Davigo, secondo le ipotesi della Procura di Roma, sono partite le copie per i giornali, ma quando il consigliere non era più a palazzo dei Marescialli perché in pensione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA