Infermieri no vax: infettati 27 anziani in una casa di riposo. Il titolare: «Non saranno licenziati»

Sabato 27 Marzo 2021 di Lorenzo De Cicco
Infermieri no vax a Roma: infettati 27 anziani in una casa di riposo. Il titolare: «Non saranno licenziati»

ROMA - Ai medici dell'Asl Roma 4 alcuni infermieri avevano detto di no: grazie tante, ma il vaccino non lo vogliamo. Ora hanno infettato con il Covid 27 anziani dell'ospizio in cui lavorano. «Avevo provato a convincere i miei operatori socio-sanitari in tutti i modi, ma non ne hanno voluto sapere di fare la puntura», racconta sconsolato Roberto Agresti, il titolare della Casa di riposo e riabilitazione di via Venezia, a Fiano Romano, comune a 20 chilometri dalla Capitale. Ieri pomeriggio al cancello di legno della struttura si sono presentati i medici dell'unità speciale dei tamponi, per controllare gli anticorpi dei contagiati e capire se qualche paziente ha bisogno di essere trasferito d'urgenza in ospedale. Al momento no, ma trattandosi di persone molto anziane (l'età media degli ospiti della casa è 85 anni, molti hanno diverse patologie) la situazione andrà controllata costantemente. «Abbiamo paura che il virus evolva, che la situazione si aggravi, speriamo di no», continua il titolare dell'ospizio.

 

Per fortuna 24 ospiti su 36 avevano accettato la puntura del siero anti-Covid. In 15 si sono re-infettati lo stesso, ma come hanno dimostrato gli studi scientifici sul vaccino, il farmaco evita che il virus evolva, che la malattia diventi grave, non scongiura il contagio. Infatti i 15 vaccinati trovati positivi erano tutti asintomatici. Altri 12 ospiti invece non avevano fatto il vaccino. Sono loro ad essere tenuti d'occhio con particolare attenzione dall'equipe arrivata sul posto. Altri esami saranno svolti probabilmente in giornata.


LA PRIMA OPERATRICE

Il focolaio è stato innescato da un'operatrice socio-sanitaria, che ha contagiato altri 2 colleghi. Da lì, il virus ha viaggiato di letto in letto, trasformando questa bella struttura immersa nel verde, tutta cipressi e piante rampicanti, vetrate e pannelli d'acciaio, in un cluster impazzito di Covid-19. Fino all'arrivo dei camici bianchi dell'Asl Roma 4.

Per paradosso, sono intervenuti gli stessi medici che si erano presentati solo un paio di mesi fa con siringhe e boccette per l'iniezione del vaccino. Quella volta, mentre gli ultra-ottantenni si mettevano in fila ordinatamente per ricevere la dose, gli infermieri si comportavano all'opposto. Si scansavano: noi non lo facciamo. Inutili gli inviti, sia dei vaccinatori che del titolare. «Io mi sono vaccinato per primo, figuriamoci - racconta Agresti - l'ho fatto proprio per dare l'esempio, per far capire a tutti l'importanza dell'operazione». Ma non è bastato a convincere il resto della truppa. «Succede spesso nelle case di riposo, tanti rifiutano. Per fortuna finora nessuno degli ospiti è stato mandato in ospedale, ma molti hanno più di 80 anni, speriamo che la situazione non evolva... la paura nostra è questa, siamo preoccupati».


«NESSUN LICENZIAMENTO»

Viene da chiedersi: l'operatrice no-vax che ha dato origine al cluster verrà messa alla porta, insomma licenziata, magari con una richiesta di danni? Il gestore dell'ospizio lo esclude: «Credo di no, non la licenzierò. Però è dura, il danno lo ricevono in prima battuta i nostri ospiti, poverini, noi pensiamo sempre prima di tutto al loro bene. Se si fossero vaccinati tutti quanti eravamo più tranquilli».
 

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