Covid, Oms: niente immunità di gregge nel 2021. Varianti, rischio ondata di casi e ricoveri

Lunedì 11 Gennaio 2021
Covid, Oms: niente immunità di gregge nel 2021. Varianti, rischio ondata di casi e ricoveri

L'immunità di gregge Covid non sarà raggiunta nel 2021, nonostante i vaccini. È la previsione dell'Oms, emersa nel corso del consueto briefing sulla pandemia. La dottoressa Soumya Swaminathan ha quindi sollecitato il mantenimento del distanziamento sociale e delle mascherine. Il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus allo stesso tempo ha chiesto «un impegno collettivo per far sì che entro i prossimi 100 giorni le vaccinazioni per gli operatori sanitari ed i soggetti ad alto rischio siano in corso in tutti i paesi».

Le varianti del Covid

«Nel fine settimana l' Oms è stata informata dal Giappone di una nuova variante del virus», ha detto il direttore generale dell' Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, rilevando che «più il Covid-19 si diffonde, maggiore è la possibilità di nuove modifiche al virus. «In particolare la trasmissibilità di alcune varianti del virus sembra aumentare», anche se, ha precisato, «al momento le varianti non sembrano mostrare una maggiore gravità della malattia». Il rischio principale è che le varianti portino a «un'ondata di casi e ricoveri, altamente problematica per gli operatori sanitari e gli ospedali già vicini al punto di rottura», ha rilevato.

 

Le indagini in Cina

Intanto è finalmente arrivato il via libera della Cina al team di 10 esperti internazionali dell'Oms che dal 14 gennaio potrà avviare le indagini nel Paese per accertare le origini del Covid-19, rilevato per la prima volta a Wuhan, il capoluogo della provincia di Hubei, dove esattamente un anno fa si cominciarono a contare i primi morti di una 'misteriosa polmonite'. Mentre il virus rialza la testa in varie aree e oltre 500mila persone sono tornate in lockdown a Pechino, la Commissione sanitaria nazionale ha annunciato che il pool dell'Oms, senza specificare l'itinerario che seguirà, «condurrà ricerche congiunte in cooperazione con gli scienziati cinesi», chiudendo l'incidente nato all'improvviso la scorsa settimana. Quando furono bloccati i visti d'ingresso e il direttore generale dell'organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, lanciò una rarissima critica, dicendosi «molto deluso» per gli sviluppi degli eventi.

Pechino è stata accusata d'aver coperto all'inizio l'epidemia di Wuhan a fine 2019, ritardando, secondo i critici, la risposta iniziale e permettendo al virus di avanzare a livello globale. La Cina ha registrato domenica 103 nuovi casi di coronavirus, segnando una crescita a tre cifre per la prima volta dai 127 del 30 luglio. In base ai dati della stessa Commissione, 85 sono state le infezioni trasmesse localmente, di cui 82 solo nella provincia di Hebei, alle porte di Pechino, rappresentando la realtà più preoccupante. I media hanno riferito che almeno sei province e città - Pechino, Jiangsu, Zhejiang, Tianjin, Hubei e Hunan - hanno inviato team di medici ed esperti per fronteggiare il focolaio nell'Hebei, riferito soprattutto al capoluogo Shijiazhuang e alla città di Xingtai.

Più di mezzo milione di persone sono ritornate in lockdown a Pechino per i timori di un focolaio di Covid: i villaggi rurali di Shunyi, alla periferia nord vicino all'aeroporto, sono stati bloccati per tre giorni, fino al completamento del nuovo ciclo di test di massa. Zhi Xianwei, funzionario della municipalità, ha riferito che 518.000 residenti sugli 1,2 milioni totali non potranno lasciare i villaggi fino alla conclusione dei controlli. La contea di Wangkui, nella provincia di Heilongjiang, è stata cordonata dopo nuovi casi, ha riferito la tv statale. Wuhan ha ora avviato la ricerca dei contatti avuti da due persone, tra gli 82 casi dell'Hebei, che erano stati nella città: un ristorante, un centro commerciale e tre mercati visitati da uno dei due infetti sono stati chiusi.

L'ondata di casi locali è scoppiata per prima nella città portuale di Dalian, nel Liaoning, a metà dicembre. Altre province del nord, Heilongjiang, Hebei e Jilin, hanno iniziato a segnalare contagi. Dalian ha addebitato il focolaio alle navi straniere, perché il sequenziamento genico del virus era diverso da quello delle epidemie precedenti. La maggior parte degli infetti erano lavoratori portuali che movimentavano carichi da una nave proveniente dalla Russia. Changchun, capitale di Jilin, ha segnalato 4 asintomatici, le prime infezioni locali dal 26 luglio: tutti avevano viaggiato in treno nella contea di Wangkui. La Cina, per altro verso, sta procedendo a tappe forzate alla somministrazione dei vaccini arrivata a 9 milioni di persone nel Paese, con l'obiettivo di toccare quota 50 milioni prima della lunga festività del Capodanno lunare che partirà il 12 febbraio, tutelando le categorie a rischio e in prima linea nella lotta al Covid. A Shanghai, fino a domenica, i vaccinati hanno sfiorato quota 600mila.

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