Corruzione ai concorsi per le forze armate, 14 arresti: «Anche falsi certificati Covid senza tampone». Ecco chi è indagato

L'inchiesta si allarga dopo l'arresto in flagrante di due agenti di polizia penitenziaria

Mercoledì 17 Novembre 2021
Corruzione ai concorsi per le forze armate, 14 arresti: «Anche falsi certificati Covid senza tampone»

L'accesso ai concorsi per le forze armate, secondo gli investigatori, veniva agevolato a chi poteva pagare una mazzetta e successivamente ci sarebbero stati anche dei particolari favoritismi. Per questo motivo, la polizia penitenziaria, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Napoli su alcuni casi di corruzione, ha arrestato oggi 14 persone.

 

 

Corruzione ai concorsi per le forze armate, 14 arresti

Le misure cautelari di oggi seguono gli arresti di due agenti della polizia penitenziaria, Errico Spena e Maurizio Russo, accusati per una serie di episodi tra la fine del 2020 e la prima metà del 2021. Le indagini erano partite da sospetti test psico-attitudinali somministrati ad alcune persone interessate a partecipare ai concorsi per le forze armate (Arma dei carabinieri, Esercito e Aeronautica militare) e per la polizia penitenziaria.
Spena e Russo vennero sorpresi all'interno degli uffici di organizzazione sindacale, mentre intascavano 8mila euro. Secondo quanto rende noto un comunicato a firma del procuratore di Napoli Giovanni Melillo, «gli elementi indiziari acquisiti depongono nel senso di una estesa ramificazione dei contatti corruttivi e delle complicità rilevanti per l'illecito condizionamento delle procedure concorsuali».
I provvedimenti cautelari eseguiti oggi riguardano, tra gli altri, oltre che Spena e Russo anche Aniello Aversano (assistente capo Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere), Gennaro Fatone (vigile urbano a Caivano, nel Napoletano), Giorgio Spina (caporal maggiore dell'Esercito in servizio presso la caserma di Maddaloni, nel Casertano). Tutti risultano avere svolto la funzione di intermediari dei rapporti corruttivi finalizzati all'indebito superamento delle prove concorsuali. Nei riguardi di questi ultimi è stata adottata, in conformità alla richiesta dell'Ufficio, la misura cautelare degli arresti domiciliari.

 

Corruzione ai concorsi per le forze armate, anche falsi certificati Covid

Per consentirle di partecipare ai corsi di formazione per allievi agenti della Polizia Penitenziaria hanno più volte falsificato il necessario attestato di negatività al Covid-19 di una candidata: emerge nell'ambito delle indagini sugli episodi di corruzione ai concorsi per forze armate e di polizia che oggi hanno spinto il gip Federica Colucci ad emettere 14 misure cautelari. Ai domiciliari sono finiti le persone coinvolte nella realizzazione del falso attestato: l'amministratore di una società di igiene e sicurezza sul lavoro, Alessio Iannillo, 32 anni, l'ex agente della Penitenziaria Maurizio Russo, 29 anni e la candidata 29enne.
Gli indagati «...non hanno esitato a falsificare la negatività al Covid accettando il rischio che la candidata, pur positiva, frequentasse il corso di formazione presso la scuola di Portici, dove avrebbe potuto infettare numerose persone». Lo scrive il gip di Napoli Federica Colucci nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale ha disposto i domiciliari nei confronti di tre persone coinvolte in un' inchiesta del Nic della Polizia Penitenziaria coordinata dalla Procura di Napoli su alcuni episodi di corruzione finalizzati al superamento dei concorsi nella pubblica amministrazione.
La Procura di Napoli, nell'ambito delle indagini, ha disposto il sequestro della documentazione sanitaria Covid-19 presentata dalla candidata, trovando quattro certificazioni ma, dai riscontri eseguiti nel laboratorio di analisi irpino, è emerso invece che a nome della candidata risultavano solo due attestazioni, risalenti al primo ottobre e all'8 gennaio scorsi. Inoltre sui due certificati trovati nel laboratorio sono stati trovati il timbro e la firma del direttore mentre quelli sequestrati nella scuola c'era solo il timbro. Il gip ha quindi ritenuto insussistente il reato di induzione del pubblico ufficiale in falso ideologico a vantaggio invece del reato di falsità materiale commessa da privato, poi condivisa dagli inquirenti.

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