Vaccino Covid scavalcando le liste: indagine sui 100 furbetti. Molti sono dipendenti amministrativi dell'Asl

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Maddalena Mongiò
Vaccino Covid scavalcando le liste: indagine sui 100 furbetti. Molti sono dipendenti amministrativi dell'Asl

LECCE - Scattano i controlli incrociati a Lecce sulle vaccinazioni anti Covid. Si muove il Noa Covid (Nucleo Operativo Aziendale) per accertare le ragioni delle somministrazioni di vaccino agli amministrativi che, invece, al momento non sono negli elenchi del personale da vaccinare perché la priorità è data a chi ha contatto diretto con i malati e, perciò, agli operatori sanitari e a chi presta servizio in reparto, come i dipendenti di Sanitaservice che garantiscono la pulizia degli ospedali. Sta di fatto che da una prima sommaria ricostruzione ci sono circa 100 amministrativi, con varie mansioni, che hanno dribblato la fila. Ma ci sarebbe anche qualche medico andato in pensione a dicembre che non era stato depennato dagli elenchi e che non ha ritenuto di specificare che non aveva diritto alla somministrazione in questa fase. Circostanze tutte da verificare, ma intanto il Noa non starà a guardare.

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«Faremo controlli incrociati - precisa il direttore sanitario della Asl di Lecce, Roberto Carlà - che ovviamente possono essere solo a posteriori. Parlerò con il direttore generale perché se dovessero esserci violazioni importanti valuteremo insieme, ma noi possiamo seguire solo la via disciplinare e se ci sono reati o violazioni amministrative dovrà intervenire qualcun altro. Sono situazioni che vanno verificate punto per punto, poi chi deve verificare lo farà ed è giusto che ci siano verifiche perché possono funzionare da deterrente ad atteggiamenti a volte distratti o indifferenti alla problematica. I controlli incrociati li faremo, ma c'è da considerare che stiamo affrontando un lavoro enorme reso più difficile dall'incertezza sulla consegna del vaccino: questa settimana ne abbiamo avuto il 38 per cento in meno e siamo stati costretti a riprogrammare tutto».


Il faro è acceso, questo il punto. In prima battuta l'Asl non ha rilevato somministrazione di vaccini alla moglie di, al marito di e via di questo passo perché si tratterebbe di circa 100 dipendenti Asl che sono stati invitati alla vaccinazione per non perdere dosi. La spiegazione a caldo che sarebbe stata fornita dai somministratori è che le dosi scongelate giornalmente devono essere necessariamente somministrate altrimenti non sono utilizzabili. E allora? Quando le persone programmate per la vaccinazione non si presentano viene chiamato il primo che passa, ossia personale presente e disponibile, ma guarda caso sono tutti amministrativi.

La domanda scontata riguarda il fatto che se qualcuno non si presenta dovrebbero essere chiamati comunque operatori sanitari che hanno priorità sugli altri e non persone che pur inserite nella prima fase dovrebbero essere le ultime a essere vaccinate. E non solo. Le linee guida indicano che il flacone contenente sei dosi deve essere aperto solo se c'è la certezza della presenza di sei persone. Quindi? Se qualcuno è assente si dovrebbe rimandare l'utilizzo del flacone che può essere conservato anche per 5 giorni in condizioni refrigerate a 2-8°C oppure direttamente negli shipper, i contenitori termici Pfizer (in cui arriveranno le dosi), che possono essere utilizzati come unità di stoccaggio temporaneo riempiendoli con ghiaccio secco ogni 5 giorni per un massimo di 30 giorni. Cade, dunque, anche la ragione dell'improcrastinabile somministrazione immediata.
Sull'esclusione degli amministrativi, in questa fase, la Uil Fpl ha sollevato il problema con una lettera inviata alla direzione strategica della Asl di Lecce (dg Rodolfo Rollo, ds Roberto Carlà, da Antonio Pastore) e al direttore del Dipartimento di Prevenzione Alberto Fedele. Anche se il segretario provinciale della Uil Fpl, Antonio Tarantino, sottolinea: «I comportamenti scorretti vanno comunque condannati, ma l'esclusione degli amministrativi è paradossale. Come si può pensare che il personale amministrativo non sia esposto al rischio di contrarre il virus, considerato che è a contatto con utenti, fornitori e, nella maggior parte delle strutture aziendali territoriali, condivide spazi comuni con il personale appartenente ad altre categorie. Ci aspettiamo che il direttore generale sollevi con urgenza il problema».

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