Geloni ed eruzioni cutanee legati al Coronavirus? La dermatologa: «Attenzione alla pelle, sentinella del contagio»

Martedì 5 Maggio 2020
Geloni ed eruzioni cutanee legati al Coronavirus? La dermatologa: «Fate attenzione alla pelle»

I casi di geloni ed eruzioni cutanee in pazienti, soprattutto giovani, positivi al Coronavirus, sono stati osservati in diversi paesi, Italia compresa. “Esiste un forte nesso tra Covid-19 e Dermatologia che è allo studio della comunità scientifica mondiale. Nelle ultime settimane si è assistito alla frequente comparsa di manifestazioni cutanee verosimilmente correlate all’infezione da coronavirus Sars-Cov2.” Spiega la professoressa Gabriella Fabbrocini, direttore dell'Unità operativa complessa di Dermatologia dell'Azienda Ospedaliera universitaria Federico II di Napoli. A confermarlo sono i recenti studi scientifici che evidenziano che l’insorgere di alcune manifestazioni dermatologiche (geloni, eruzioni vescicolari, lesioni vasculitiche, ecc.) possono essere legate alla malattia; a volte in pazienti sintomatici o paucisintomatici ma, in alcuni casi, anche in soggetti che non presentano altri sintomi concomitanti.

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“A scopo epidemiologico risulta fondamentale porre l’attenzione su quei pazienti che manifestano affezioni cutanee anomale, che non rientrano in un quadro clinico chiaro e per i quali è verosimile pensare che ci sia un collegamento con l’infezione da Covid-19 – continua la Prof.ssa Fabbrocini – Tali pazienti ad oggi non vengono sottoposti a tampone e a test sierologici in quanto non rientrano nella sintomatologia standard per la quale è prevista tale indagine diagnostica”. 
 
Il team medico scientifico della UOC di Dermatologia Clinica di Napoli ha messo in campo le seguenti iniziative  per fronteggiare l’emergenza sanitaria:
Un piano di riorganizzazione interna del personale e delle prestazioni garantite ai pazienti (turnazione personale, prestazioni garantite per situazioni urgenti come melanomi e patologie oncologiche, malattie autoimmuni e pazienti in terapia con farmaci immunomodulanti e immunosoppressori; attivazione Telemedicina per pazienti e per dare supporto a colleghi infettivologi e rianimatori;
Attività di ricerca ampliata attraverso Newsletter indirizzate ai dermatologi campani con le più recenti pubblicazioni scientifiche in tema di coronavirus e dermatologia; Brochure divulgative sulla prevenzione e la gestione delle dermatiti causate dall’utilizzo prolungato dei DPI (in particolare guanti e mascherine) soprattutto per i pazienti che sono già affetti da altre dermopatie come la dermatite atopica, la psoriasi, la dermatite seborroica etc. Materiale divulgativo corredato da iconografia per aiutare i MMG ad effettuare corrette diagnosi in caso di sospetta manifestazione dermatologica correlabile al COVID-19; Canale telematico in differita tramite indirizzo email dedicato per teleconsulto dermocovid@gmail.com);
Teleconsulti gratuiti per dermatiti causate da DPI tramite Skype (account Dermafed), rivolto a tutte le persone in prima linea (operatori sanitari, cassieri, autisti ecc) affetti da dermatiti causate dall’eccessivo utilizzo dei dispositivi di protezione individuale
Pubblicazione di numerosi papers scientifici sulla gestione delle numerose patologie dermatologiche durante la pandemia, su nuove e pericolose vie di trasmissione (vedi quella sessuale), su esperienze cliniche ecc
Focus sulle manifestazioni cutanee in pazienti COVID+. In circa il 20% dei pazienti affetti da COVID19 compaiono sintomi cutanei che possono rassomigliare a vesciche da varicella, lesioni da orticaria, rash eritematosi, reazioni morbilliformi e lesioni acroposte (mani piedi e volto) simil-eritema pernio (geloni). Presso gli Ambulatori sono stati predisposti percorsi e protocolli specifici e approfonditi per i pazienti con lesioni cutanee possibilmente o probabilmente riferibili a COVID-19 e in assenza di altri sintomi che possano supportare la diagnosi. Ricoveri in regime di Day Hospital, test sierologici e in alcuni casi tamponi nasofaringei e biopsie cutanee.

“Attività pensate per essere vicini ai nostri pazienti nonostante tutto! Garantendo alti standard di sicurezza, qualità e professionalità per l'utenza e per tutto il personale medico, amministrativo e sanitario" – conclude la Prof.ssa Fabbrocini. Questo progetto é stato possibile grazie all'assistenza della direzione sanitaria e dal nucleo di crisi coordinato dalla prof.ssa Maria Triassi, ordinario di Igiene, presidente della task force emergenza Coronavirus e direttore del innovazione tecnologia presso l'Ateneo Federico II di Napoli, grazie al prof. Giuseppe Portella, responsabile Diagnostica Virologica Università di Napoli Federico II e ancora grazie al Direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Federico II di Napoli, Anna Iervolino." 
 

Ultimo aggiornamento: 15:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA