Il virologo Crisanti: «Virus più debole? Se i casi sono meno gravi è merito delle mascherine»

Venerdì 22 Maggio 2020
Il virologo Crisanti: «Virus più debole? Se i casi sono meno gravi è merito delle mascherine»

Il coronavirus si è indebolito, come dicono alcuni esperti, o non è così? I virologi negli ultimi giorni si sono divisi parecchio sulla questione, di cui ha parlato stamattina ad Agorà su RaiTre Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia all'Università di Padova. «Non c'è nessuna evidenza sperimentale» che il virus si sia indebolito; «poi un virus non è debole, forte, buono o cattivo, un virus è più o meno virulento e ha una capacità di trasmissione che si può misurare. Il resto sono stupidaggini», ha detto il virologo.

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«Sulla base di evidenze sperimentali fatte su grandi modelli si dimostra che quando un virus entra in un una nicchia ecologica, che siamo noi, la virulenza in genere aumenta invece di diminuire - spiega - Il fatto che oggi si vedano casi meno gravi è esclusivamente dovuto ad una diminuzione della carica virale in gran parte dovuto all'uso delle mascherine. Perché se io uso la mascherina, il mio interlocutore usa la mascherina, la quantità di virus che ci trasmettiamo è molto più bassa».

«La carica virale ha un impatto gigantesco sull'evoluzione della malattia. Se uno si infetta con molti virus o con pochi, si ha un decorso completamente diverso», le sue parole. «Ieri, per la prima volta, nel rapporto giornaliero della Regione Veneto avevamo zero casi. Quindi abbiamo considerato che questo fosse un grandissimo risultato e ci incoraggia. I prossimi giorni dipenderanno anche dal comportamento di tutti noi». 

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Quanto all'idrossiclorochina in via preventiva, di cui si parla da giorni dopo che il presidente americano Donald Trump ha detto di prenderne una pillola al giorno, Crisanti è chiaro: «Io non la prendo e penso che tutte le persone di buon senso non la dovrebbero prendere. Non c'è nessuna prova che abbia un effetto di prevenzione». 

SCUOLA Sulla riapertura delle scuole «forse si sarebbe potuto fare delle piccole sperimentazioni, piccole aperture per vedere come era possibile gestire questa situazione; nessuno può programmare scrivendo delle norme e prevedere come potrà essere. Forse la cosa migliore sarebbe fare delle sperimentazioni», dice Crisanti. «I bambini da 1 a 10 anni rappresentano la fascia di età più resistente alla malattia, è difficile trovare bambini positivi; se sono positivi, lo rimangono per pochissimo tempo, un giorno massimo, non manifestano nessuna sintomatologia; nella maggior parte dei casi è molto raro trovare bambini che si ammalano», spiega. «D'altra parte i bambini non hanno la consapevolezza del distanziamento sociale per cui chiaramente entrano frequentemente in contatto tra di loro, in più c'è il problema di chi li porta a scuola e li va a prendere e queste sono fonti di assembramento: sicuramente questa è una situazione che favorisce il contagio», sottolinea. 

Ultimo aggiornamento: 12:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA