Curato con lo sciroppo ma aveva il Covid: muore dopo 22 giorni di agonia. La Procura apre un'inchiesta

Domenica 31 Maggio 2020 di Leandro Del Gaudio
Curato con lo sciroppo ma aveva il Covid: muore dopo 22 giorni di agonia. La Procura apre un'inchiesta
Aveva il Covid ed è stato curato con un po’ di sciroppo, senza che nessuno dei medici interessati si preoccupasse di fare la cosa più naturale: disporre il tampone. Un’agonia durata 22 giorni, con la beffa finale: solo quattro ore dopo il decesso, al Loreto Mare, l’Asl si decide a comunicare in famiglia ciò che già sapevano tutti: il paziente era risultato positivo al coronavirus. Eccola la storia di Luigi Starita, cittadino di Piano di Sorrento morto lo scorso 30 marzo al Loreto Mare, dopo quella che i parenti definiscono una «lunga catena di omissioni e inadempienze». E se nel corso della sua malattia, il tampone è arrivato in ritardo, ora la famiglia di Luigi Starita non è disposta ad aspettare ancora molto per aver un altro tipo di verifica. Rappresentati dal penalista Gennaro Razzino, gli stretti congiunti di Luigi Starita chiedono alla Procura di Torre Annunziata di disporre il sequestro delle cartelle cliniche, sia al Loreto Mare (dove lo scorso 30 marzo è avvenuto il decesso di Luigi Starita), sia nell’ospedale di Piano di Sorrento, dove il paziente ha inutilmente atteso che gli venissero somministrate cure antivirali o comunque terapie ad hoc per combattere il corona virus. Una vicenda raccontata oggi al Mattino da Viviana Starita, figlia del pensionato deceduto che denuncia: «Mio padre godeva di ottime condizioni di salute, è morto perché non è stato curato». 

LEGGI ANCHE: Giugno parte col piede giusto: zero positivi al Coronavirus nelle Marche nelle ultime 24 ore/ I test effettuati in tutta Italia in tempo reale

Una brutta vicenda di cronaca, che risale allo scorso 8 marzo. Tosse stizzosa, febbre alta. Al telefono, il medico di famiglia si limita a tranquillizzare la famiglia di Luigi Starita, all’insegna di un refrain destinato a scandire anche i giorni successivi: non abbiamo malati di Covid a Piano o in altri comuni della costiera, quindi c’è poco da preoccuparsi. Arriviamo al 14 marzo, la situazione degenera, il medico - sempre al telefono - prescrive infiltrazione di Rocefin e Bentelan, senza però ritenere indispensabile il tampone o il ricovero in ospedale, senza affacciarsi in casa per una visita personale del proprio paziente. Inutile anche rivolgersi alla guardia medica di Meta di Sorrento. Arrivano due sanitari in casa di Luigi Starita, indossano la protezione individuale in giardino, si limitano a constatare l’esistenza di una bronchite in corso e a disporre una cura a base di sciroppo sedativo e vitamina b. Anche in questo caso, niente tampone, tanto che ad una precisa richiesta della famiglia, è arrivato anche un rimprovero da parte dei due sanitari. 

LEGGI ANCHE: Covid, l'annuncio di Zangrillo dell'ospedale San Raffaele: «Il coronavirus non esiste più»

Ma la catena di presunte criticità non è finita. Siamo al 19 marzo, quando - di fronte al peggioramento delle condizioni di salute - arriva l’ambulanza del 118. Non escono dall’auto, si limitano a chiedere alla figlia di andare ad acquistare una bombola di ossigeno, ampliando il potenziale rischio di contagio nel paese: «Da sola - spiega Vivana Starita - ho somministrato l’ossigeno a mio padre, tanto che fummo costretti di lì a poco a chiamare di nuovo il 118».

LEGGI ANCHE: La guerra tra medici. Virus clinicamente morto? Richeldi: «Covid circola, sbagliati messaggi fuorvianti»

Questa volta i sanitari arrivano muniti di protezione, scatta il ricovero in ospedale a Sorrento. Anche qui non mancano sorprese. Finalmente una radiografia e il tampone, che viene spedito al Cotugno, mentre la famiglia viene informata del fatto che mancano medicinali antivirali, spingendo la figlia a fare una ricerca personale con tanto di pec ai carabinieri e al prefetto per la consegna. Intanto, è il 24 marzo, trasferimento al Loreto mare, dove Luigi Starita arriva gravissimo. È giunta anche la certezza dal Cotugno che il tampone è positivo, ma il 30 marzo non c’è più nulla da fare. Quattro ore dopo la morte di Luigi Starita, l’Asl si preoccupa di informare la famiglia che il tampone (inutilmente chiesto per quindici giorni) aveva dato esito positivo e che doveva scattare la quarantena. Intanto, c’è una nuova corsa contro il tempo, con l’istanza al pm Barba per ottenere il primo step di una inchiesta doverosa: il sequestro delle cartelle cliniche.  Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 10:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA