Coronavirus negli Usa: altri 2.700 morti in sole 24 ore. E il Missouri fa causa al governo cinese

Coronavirus, Usa: altri 2.700 morti in 24 ore. In Africa 50 milioni di persone a rischio fame
Coronavirus, Usa: altri 2.700 morti in 24 ore. In Africa 50 milioni di persone a rischio fame
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Mercoledì 22 Aprile 2020, 07:04 - Ultimo aggiornamento: 10:29

Coronavirus, negli Usa nelle ultime 24 ore sono 2.700 le persone decedute con Covid-19. È quanto emerge dai dati della Johns Hopkins University. Sono, infatti, almeno 2.731 le persone morte negli Stati Uniti, dove si sono registrati almeno 37.179 nuovi casi di Covid-19. I dati aggiornati della Jhu parlano di 825.041 casi in totale negli Usa e di 45.063 morti. Nel mondo i casi di Covid-19 sono più di 2,5 milioni.

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Il Missouri fa causa al governo cinese. Il procuratore generale del Missouri Eric Schmitt ha presentato una causa contro il governo cinese per la perdita di vite umane e le conseguenze economiche nel Missouri provocate dal coronavirus. Lo riferisce la Cnn. La causa, la prima intentata da uno Stato contro la Cina, è indirizzata contro il governo di Pechino, il partito comunista cinese e altre istituzioni e accusa il governo di avere nascosto informazioni, arrestato gli informatori e negato la «natura» del virus, con gravi conseguenze nel Missouri.


Germania: 2.237 nuovi casi, in tutto 145.694 e 4.879 morti. Il Robert Koch Institute, l'agenzia governativa tedesca che monitora l'andamento del Covid-19 in Germania, segnala che sono 145.694 i contagi in tutto nel Paese, con un aumento di 2.237 casi nelle ultime 24 ore. Per quanto riguarda le vittime, in totale l'istituto parla di 4.879 morti, 281 in un solo giorno. A essere maggiormente colpita è la Baviera, con 38.814 contagiati e 1.424 morti. A Berlino si sono registrati 5.312 casi e 105 morti.

Cina: 30 nuovi casi, più di 1.600 in totale quelli importati. La Cina segnala sette nuovi casi di trasmissione locale di coronavirus, tutti nella provincia di Heilongjiang, e 23 casi 'importati' o 'di ritorno' per un totale di 1.610. Per il terzo giorno consecutivo, secondo i dati della Commissione sanitaria nazionale, ieri non ci sono stati decessi nel gigante asiatico legati alla pandemia di coronavirus e il bilancio resta quindi di 4.632 morti. Il numero dei contagi sale invece a 82.788 e sono 77.151 le persone dichiarate guarite dopo aver contratto l'infezione. I dati ufficiali parlano anche di 991 soggetti asintomatici sotto sorveglianza sanitaria. Tra i 23 nuovi casi 'importatì, uno si registra nella provincia di Heilongjiang: secondo le autorità locali, si tratta di un cittadino cinese rientrato dalla vicina Russia. Solo in questa provincia sono in totale 384 i casi 'di ritornò. Anche oggi non vengono segnalati nuovi casi - né decessi - nella provincia di Hubei, dove si trova Wuhan, la megalopoli che per prima ha fatto i conti con l'emergenza coronavirus. Nella provincia sono però 548 i soggetti asintomatici sotto sorveglianza sanitaria. Sinora a Hubei sono 68.128 i casi confermati di Covid-19, 50.333 dei quali a Wuhan.

Nel frattempo Trump sospende l'immigrazione negli Stati Uniti per 60 giorni, congelando di fatto le carte verdi ma continuando a consentire l'ingresso nel paese di lavoratori a tempo che hanno un visto da non immigranti. L'annuncio senza precedenti del presidente americano arriva mentre il Centers for Disease Control and Prevention mette in guardia contro una seconda ondata di coronavirus che rischia di essere devastante e il Us National Institutes of Health sconsiglia ai pazienti di Covid-19 di curarsi con il mix di medicinali indicato dal presidente. La decisione di sospendere l'immigrazione affonda le radici nella politica dell'America First e si basa su una logica economica: così «aiuteremo gli americani disoccupati mettendoli in prima linea» per la caccia a un posto di lavoro, dice Trump. «Sarebbe sbagliato sostituirli con immigrati che arrivano dall'estero», aggiunge il presidente, avvertendo che eventuali modifiche al provvedimento dipenderanno «dalle condizioni economiche del paese» fra 60 giorni. «Vogliamo proteggere i lavoratori americani»: la sospensione «ci aiuterà anche a preservare risorse mediche vitali», aggiunge Trump spiegando come il divieto di ingresso non si applicherà ai lavoratori agricoli stagionali.

La stretta di Trump sull'immigrazione arriva mentre negli Stati Uniti i casi di coronavirus hanno superato gli 824.000 mentre i morti sono quasi 45.000, di cui 2.700 nelle ultime 24 ore. Nonostante questo molti stati americani si apprestano ad aprire. «Sono 20» quelli che hanno già annunciato piani per riaprire in «sicurezza», dice Trump che, speranzoso, afferma: «vedo una luce in fondo al tunnel. Vedo molta luce in fondo al tunnel». «Gli americani - aggiunge - vogliono tornare a lavorare». L'allerta però è già alta: anche a fronte di apertura scaglionate il rischio è che ci sia un balzo dei casi. Il Centers for Disease Control and Prevention mette in guardia su una possibile seconda ondata in inverno che potrebbe essere peggiore di quella attuale andandosi a sommare con la stagione dell'influenza. Intanto il US National Institutes of Health mette in guardia i pazienti di coronavirus: non usate il mix di medicinali indicato da Trump come possibile rimedio. In uno studio l'istituto infatti indica che il mix del farmaco anti-malaria idrossiclorina e dell'antibiotico azitromicina potrebbe essere tossico, ovvero causare molti effetti collaterali incluso l'avvelenamento.

Ramadam, 50 milioni di persone minacciate dalla fame in Africa occidentale. Con l'inizio del Ramadan questa settimana, Save the Children e altre sette organizzazioni regionali e internazionali, comprese Oxfam e Action Against Hunger, lanciano l'allarme sull'impatto che l'emergenza coronavirus potrebbe avere in Africa occidentale, con la stagione di magra in corso e in un contesto già caratterizzato da insicurezza e conflitti, con il rischio di prolungare il periodo di digiuno della popolazione. Secondo la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas), sottolineano le organizzazioni in una nota diffusa da Save the Children, l'impatto della pandemia di coronavirus potrebbe infatti portare il numero di persone a rischio di insicurezza alimentare e malnutrizione da 17 a 50 milioni tra giugno e agosto 2020. I lavoratori del settore alimentare stanno lottando per continuare le loro attività e vedono i loro mezzi di sostentamento minacciati. Per questo - sottolineano le organizzazioni - devono essere prese misure per proteggere le persone più vulnerabili e garantire la produzione alimentare, in modo che la fame e la malnutrizione non siano più una minaccia quotidiana.

Nelle principali città della regione e nelle aree rurali, nonostante gli sforzi dei governi, molte comunità stanno affrontando difficoltà nell'accesso ai mercati alimentari, con i prezzi in rapida crescita e molte materie prime sempre meno disponibili, e devono fare i conti con gli effetti delle misure restrittive che sono state adottate, come il confinamento, il coprifuoco o la chiusura delle frontiere, oltre che convivere con l'insicurezza presente in alcune aree. «In pochi giorni il prezzo di un sacco da 100 chili di miglio è passato da 16 mila a 19 mila franchi cfa e il costo di un litro d'olio da cucina è quasi raddoppiato. Allo stesso modo, anche per gli allevatori è aumentato il prezzo del mangime per gli animali. Con l'epidemia che si aggiunge all'insicurezza, mi chiedo come sarà vissuto il Ramadan quest'anno», spiega Amadou Hamadoun Dicko, presidente dell'Association for the Promotion of Livestock in the Sahel and Savannah (Apess).

La crisi del coronavirus unita all'insicurezza sta esacerbando le minacce contro la stabilità del mercato e si sta abbattendo duramente su una situazione alimentare già molto fragile. In Paesi che già stanno affrontando crisi umanitarie, l'accesso al cibo è diventato molto difficile. In Burkina-Faso o in Niger, gli aiuti umanitari non sono in grado di raggiungere e coprire il fabbisogno alimentare di migliaia di sfollati. Con la stagione agricola che comincia, produttori e agricoltori sono già gravemente colpiti economicamente dalla crisi e hanno difficoltà ad accedere alla disponibilità di semi e fertilizzanti di qualità. In Africa occidentale, il 30,5% dell'economia si basa sull'agricoltura, che è la principale fonte di reddito e sostentamento per il 70-80% della popolazione, principalmente donne impegnate in prima linea. «Abbiamo perso il 75% del nostro mercato a causa del lockdown nella città di Bobo Dioulasso - afferma la signora Toe Hazara, che lavora nella fattoria Café Rio in Burkina Faso - Questa situazione è insopportabile perché non siamo più in grado di sostenere le spese dei nostri tredici dipendenti e dei nostri fornitori».

Anche le comunità di pastori, già colpite duramente dall'impatto dei cambiamenti climatici e dell'insicurezza, stanno facendo i conti con tutto questo e non riescono più a garantire la transumanza del bestiame, resa impossibile dalla chiusura di regioni o confini, con il rischio di deteriorare i conflitti tra pastori e agricoltori. «L'introduzione del coprifuoco limita la possibilità di abbeverare gli animali di notte, e così si creano affollamenti di bestiame attorno alle fonti d'acqua durante il giorno», spiega Ismael Ag, membro allevatore della rete Billital Maroobé (Rbm). Per superare questa crisi, agricoltori, pastori, pescatori e lavoratori che operano nel settore della trasformazione degli alimenti contano sul sostegno dei governi della regione per incentivare una campagna di produzione che già ha preso avvio in molte località. «Speriamo che i decisori politici e i cittadini diventino più consapevoli della necessità di incoraggiare la produzione e il consumo locali, che proprio oggi hanno ancora più significato e più valore», afferma Ibrahima Coulibaly, presidente della Rete delle organizzazioni di agricoltori e produttori dell'Africa occidentale (Roppa).

I responsabili delle organizzazioni contadine e delle ong internazionali si appellano quindi a tutti i governi perché si impegnino a controllare i prezzi, garantire l'approvvigionamento di cibo dalle fattorie e dai calle produzioni agricole gestite dalle famiglie e il trasporto di merci attraverso i confini, oltre che a favorire la creazione di reti di sicurezza sociale per aiutare i più vulnerabili. In questa crisi globale, spiegano le Organizzazioni, è inoltre necessaria la solidarietà regionale e internazionale ed è urgente che i donatori garantiscano il loro sostegno agli Stati dell'Africa occidentale, alle organizzazioni degli agricoltori e alla società civile, per aiutarli ad affrontare la crisi in contesto regionale già fragile. Oltre a Save the Children, Oxfam e Action Against Hunger, l'appello è firmato anche da Apess, Care, Rbm, Roppa e Solidarités International.

 

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