Coprifuoco dopo Lombardia e Campania, anche Piemonte, Lazio e Sardegna verso la stretta

Mercoledì 21 Ottobre 2020
Stretta inevitabile dopo l'aumento dei contagi

Dopo Lombardia e Campania, anche la Regione Lazio, il Piemonte e la Sardegna stanno prendendo in considerazione il coprifuoco da mezzanotte.

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Oltre 15mila contagi. Un'escalation che preoccupa ma, apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti di governo, al momento non si starebbe ragionando su nuove misure, rispetto a quelle del Dpcm di domenica sera, ma «è chiaro -si sottolinea- che c'è una costante attenzione e monitoraggio della situazione».

 

Il governatore della Sardegna Christian Solinas ha proposto un lockdown di 15 giorni. «Se nelle prossime ore il numero dei contagi aumenterà ancora e quello dei ricoveri continuerà a salire con il trend attuale, saremo pronti a intervenire in maniera radicale. Ciò significa - spiega ancora - applicare in Sardegna uno 'Stop&Go di 15 giorni per le principali attività, con contestuale chiusura di porti e aeroporti per limitare in modo rapido ed incisivo la circolazione delle persone e, con esse, del virus».

Intanto il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, come ieri anche oggi è in contatto con i governatori per raccordare possibili nuove strette. Lo stesso premier Conte oggi in Senato ha specificato che dopo Lombardia e Campania non possiamo escludere «misure restrittive» in altre regioni. Fonti di maggioranza confermano che «altri governatori» stanno valutando la misura. Tra queste, il Piemonte. E anche nel Lazio non è escluso che scatti il coprifuoco. «Le altri regioni - si spiega - si stanno raccordando con il governo sulla base della condizione epidemiologica».

Le Regioni che resistono e stanno scartando l'opzione del coprifuoco sono al momento tutte le altre.

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In Toscana, al momento, nessun lockdown locale. Lo ha detto il governatore Eugenio Giani spiegando che «in questo momento possiamo gestire la situazione senza arrivare al lockdown» precisando però «che faccio un ragionamento che è quello del breve periodo. Stiamo invece raccogliendo i dati per fare un ragionamento sul medio periodo, e su quello che ci può aspettare nei prossimi mesi». Giani ha anche affermato di condividere «la necessità di trovare delle misure mirate che possano evitare il più possibile contatti non necessari, stabiliamo poi quali sono». 

Nessun coprifuoco Covid per ora in Veneto, anche se da domani a Padova non sarà più possibile dopo le 21 bere spritz o altre bevande per strada e nelle piazze, ma solo nei bar e nelle abitazioni private. Lo prevede una nuova ordinanza emessa dal sindaco Sergio Giordani. Decisione presa per evitare qualsiasi assembramento o capannello incontrollato nel perimetro del centro, e quindi di dover nel caso chiudere le piazze. Anche a Verona sono previsti controlli anti-assembramento, senza chiusura totale che «potrebbe penalizzare le attività economiche». In Veneto c'è stata una nuova fiammata - 1.422 positivi in un giorno, seppur con un fuori busta di 500 casi vecchi su Venezia - che fa alzare il livello di allarme. Il target per la Regione resta il livello di occupazione delle terapie intensive, ancora basso (66 pazienti). Mentre in altre regioni scattano 'zone rossè e chiusure, Luca Zaia consiglia sangue freddo, e si affida ai 'semaforì - i 5 livelli di allerta - del piano di sanità pubblica nuovo di zecca. «In questo momento il tema del lockdown assolutamente non c'è - dice il governatore - non lo prendiamo in considerazione». 

«Nessuno può sapere se basteranno le misure attualmente in campo per proteggere Milano e altre città a rischio. Gli interventi che in qualche modo diminuiscono i contatti», dal coprifuoco alle regole in chiave restrittiva per la movida, dall'alleggerimento sui mezzi pubblici allo stop agli sport di contatto, «possono rallentare il contagio. Se funzioneranno, non lo so. Non si può dire. Bisognerà aspettare un paio di settimane per vedere eventuali effetti. Se i casi positivi non decelerano è perché non sono efficaci». Così la pensa il virologo Andrea Crisanti, che all'Adnkronos Salute commenta i dati sull'andamento dei contagi in particolare nella provincia di Milano, che oggi vedono un ulteriore aumento rispetto ai giorni scorsi, con 1.858 casi, di cui 753 concentrati nella città meneghina.

«Il tracciamento dei contatti è ormai stato perso da quel dì», ragiona. «L'avevo fatto presente anch'io quando avevo presentato il mio piano al Governo: a duemila casi salta tutto. Anche il coordinatore del Cts lo ha detto: forse non abbiamo fatto tutto quello che avremmo dovuto fare. Forse dovevano prendere sul serio quello che gli ho proposto», sottolinea il direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova e del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'azienda ospedale università di Padova. L'App Immuni può aiutare in questa situazione? «È potenzialmente uno strumento molto utile». Rispetto alle difficoltà di generare un circolo virtuoso che permetta di valorizzarne le potenzialità, «sicuramente questi fallimenti non aiutano a generare fiducia. Io suggerirei di scaricarla, certo. Penso che il Governo abbia tutta la motivazione per riparare e mettere a posto le cose», conclude.

Ultimo aggiornamento: 19:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA