Colosseo, legno e tecnologia: ecco come sarà la nuova arena. Franceschini: «Pronta nel 2023»

Domenica 2 Maggio 2021 di Laura Larcan
Colosseo, legno e tecnologia: ecco come sarà la nuova arena. Franceschini: «Pronta nel 2023»

ROMA - In legno, leggera, allo stesso livello dell’età dei Flavi, reversibile, isolata dalle strutture archeologiche, con un sistema di lamelle mobili che possono raggiungere in 30 minuti l’intera estensione di 3000 metri quadrati, garantendo un sistema di visibilità dei sotterranei e la tutela del loro microclima con 24 aperture di ventilazione. Il Colosseo avrà la sua arena «filologica e tecnologica» allo stesso tempo. Le indicazione tecniche date dallo staff di archeologi e architetti sono state seguite. Almeno sulla carta.

 

L'annuncio del ministro - Il ministro della Cultura Dario Franceschini sceglie un giorno particolare come la domenica post festa del primo maggio per presentare il progetto vincitore del bando internazionale lanciato tramite Invitalia dal Collegio Romano a dicembre scorso. È la Milan Ingegneria che si è aggiudicata il bando di gara, selezionato tra 11 proposte da una commissione di tecnici. «Una grande sfida per l’Italia», commenta Franceschini.

I lavori - E scatta ora la corsa per appaltare i lavori entro la fine del 2021, primi del 2022, per inauigurare l’arena nel 2023. «Si tratta di un intervento che farà discutere perché è il monumento più noto d’Italia e simbolo nel mondo, ma l’arena ha il grande valore di coniugare tutela, conservazione e traguardi tecnologici. Ci sarà un grande lavoro degli archeologi per rispettare i tempi e nel 2023 potremo vederla inaugurata». L’operazione, come ricorda lo stesso ministro, viene da lontano. Annunciata (non senza il valzer di pareri tra plausi e perplessità) nel 2014, sposando l’idea dell’archeologo Daniele Manacorda di ricostruire l’arena del Colosseo. Stanziato un finanziamento complessivo di 18,5 milioni di euro.

 

Come sarà l'arena - «Il nuovo piano dell’arena risponde alle linee d’indirizzo: tutela, conservazione, impiego di tecnologie - entra nel vivo dell'operazione Alfonsina Russo - Sarà una struttura leggera che richiama il piano originario della prima fase d’uso che risale alla dinastia Flavia. Avrà diverse possibilità di aperture e chiusura dell’arena, garantendo illuminazione e ventilazione delle strutture ipogee, e soprattutto l’ecosostenibilità dei materiali, con il riciclo dell’acqua piovana per l’alimentazione idrica dei servizi del Colosseo in considerazione che fino al 2019 il Colosseo aveva una media di 25mila persone al giorno. L’estensione totale dell’arena sarà di 3000 metri quadri, 4 volte e mezzo la piattaforma attuale. Quando sarà inaugurata? «I tempi sono quelli della legge, cercheremo di essere fluidi, con circa 240 giorni lavorativi. Ogni settimana il gruppo tecnici si incontreranno per condividere lo stato di avanzamento del progetto, in sinergia con l’ufficio Unesco. La gara sarà di 15 milioni di euro. I lavori partiranno alla fine del 2021, primi mesi del 2022. Riusciremo ad averla pronta nei primi mesi del 2023».

I DETTAGLI DEL PROGETTO VINCITORE

Per la Milan Ingegneria Spa, parla l’ingegnere Massimiliano Milan: «L’obiettivo principale è stata la tutela e la conservazione degli spazi ipogei. Abbiamo scelto di impostare la struttura alla quota di età Flavia. Le lamelle di legno hanno un carattere tecnologico, perché capaci di ruotare e traslare garantendo flessibilità su configurazioni filologiche. Quando tutto sarà aperto sarà possibile vedere gli spazi ipogei al di sotto, che erano lo scrigno della macchina da spettacoli dell’antichità. Il progetto garantisce reversibilità. Sul Colosseo saranno installate strutture senza ancoraggi profondi: se tra 30 o 100 anni ci sarà la volontà di rimuovere la struttura, si potrà ripristinare stato di fatto. La struttura è isolata dalle murature archeologiche, il piano più leggero dell’originario visto che i pannelli mobili sono in carbonio ricoperti in legno trattato, durevole agli attacchi biologici. La struttura garantisce le condizioni microclimatiche degli ipogei con 24 unità di ventilazione controllata e un sistema di monitoraggio dell’umidità all’interno».

LA STORIA

In origine, l’arena del Colosseo era già una magnificenza tecnologica: non tanto alla sua inaugurazione ma da Domiziano in poi sono stati potenziati i sotterranei, divenuti il cuore tecnologico in cui si sviluppava tutta la meccanica propedeutica agli spettacoli. Basti solo considerare che in età severiana si contavano circa 60 ascensori. E ancora piattaforme, dispositivi scenici e monta-belve, azionati da centinaia di persone. Le dimensioni erano da vertigine: l’anfiteatro Flavio inaugurato da Tito nell’80 d.C. poteva accogliere circa 50mila persone (stima al ribasso, visto che se ne contano anche picchi di oltre 80mila). Se le murature esterne delle facciate sono ancora oggi alte circa 50 metri (sul lato verso via dei Fori Imperiali), l’arena ellittica è di circa 87 metri per 55. Al Colosseo in questi mesi si è lavorato alacremente per restaurare i sotterranei sulla scia della partnership strategica con Tod’s, strutture chiave per accogliere la nuova piattaforma. 

Come spiega Alfonsina Russo, in antico, con l’imperatore Tito, l'arena consisteva in un tavolato ligneo cosparso di sabbia, poggiato su strutture lignee. Ma con Dominziano i sotterranei vennero costruiti in muratura con un sistema di corridoi, su cui poggiava il tavolato dell’arena, arricchito poi da qui un complesso reticolo ipogeo di botole e ascensori e ambienti al servizio dello spettacolo. Nel 1996 la Soprintendenza di Roma avviò con l’istituto Germanico una serie di ricerche che portarono tra il 1998 e il 2000 alla ricostruzione parziale del piano dell’arena attuale, di circa 600 metri quadri. A distanza di 20 anni da quella esperienza, c’è la volontà di restituire la lettura originaria. 

 

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