Canada, allarme per il caldo record: a Vancouver registrati 49,5 gradi e 34 morti. Gli esperti: «La Terra è in pericolo»

Mercoledì 30 Giugno 2021
Canada, allarme per il caldo record: a Vancouver registrati 49,5 gradi e 34 morti

Il Canada ha stabilito ieri un record di caldo estremo, per il terzo giorno consecutivo: 49,5 gradi sono stati registrati a Lytton, un villaggio a nordest di Vancouver, nel bel mezzo di un'ondata di calore che sarebbe all'origine di decine di morti improvvise segnalate negli ultimi giorni nella regione. «Alle 16:20 la stazione di Lytton ha battuto ancora una volta i record di temperatura giornalieri e storici», ha twittato Environment and Climate Change Canada (Eccc), il dipartimento del governo canadese responsabile del coordinamento delle politiche e dei programmi ambientali.

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La Polizia reale canadese a cavallo (Rcmp) e la Polizia della città di Vancouver Police hanno annunciato separatamente che almeno 34 persone sono morte da venerdì nell'area metropolitana situata sulla costa canadese affacciata sul Pacifico, in una morsa di calore che sta interessando anche l'ovest degli Stati Uniti. 

 

«Stiamo vedendo che questo tempo può essere mortale per i membri vulnerabili della nostra comunità, in particolare gli anziani e quelli con problemi di salute di base. È imperativo che ci controlliamo a vicenda durante questo caldo estremo», ha affermato il colonnello Mike Kalanj della Burnaby Royal Canadian Mounted Police.

 

Preoccupante la bozza del rapporto dell‘Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che verrà pubblicato nella sua versione finale il prossimo agosto. «Il cambiamento climatico rimodellerà radicalmente la vita sulla Terra nei prossimi decenni, e questo accadrà anche se gli esseri umani riusciranno a domare le emissioni di gas serra» si legge nel documento dove si aggiunge che «le soglie di pericolo sono più vicine di quanto si pensasse e le terribili conseguenze derivanti da decenni di inquinamento sfrenato da carbonio sono inevitabili nel breve termine». Durissima la conclusione: «Il peggio deve ancora venire, incidendo sulla vita dei nostri figli e dei nostri nipoti molto più della nostra»«L’andamento è allarmante», ha commentato il ricercatore Norman Loeb, che ha diretto gli studi.

 

Simon Donner ricorda come «Il cambiamento climatico non sia intrinsecamente una cosa negativa. Il problema è che il clima sta cambiando più velocemente di quanto possiamo adattarci». Il pianeta e il suo ecosistema sono in grado di adattarsi, noi no, avvisa anche il rapporto Ipcc: «La vita sulla Terra può riprendersi da un drastico cambiamento climatico evolvendosi in nuove specie e creando nuovi ecosistemi. Ma i nostri attuali livelli di adattamento sono inadeguati per rispondere ai futuri rischi climatici». Le proiezioni di metà secolo – anche in uno scenario ottimistico di 2 gradi centigradi di riscaldamento – segnalano come decine di milioni di persone in più rischiano di dover affrontare la fame cronica e altri 130 milioni potrebbero sperimentare la povertà estrema. Nel 2050 le città costiere in “prima linea” vedranno centinaia di milioni di persone a rischio di alluvioni.

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