Professore violentava le alunne in cambio di voti alti: dovrà risarcire la scuola (ma non le sue vittime)

Professore violentava le alunne in cambio di voti alti: dovrà risarcire la scuola (ma non le sue vittime)
Professore violentava le alunne in cambio di voti alti: dovrà risarcire la scuola (ma non le sue vittime)
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Lunedì 14 Novembre 2022, 10:21 - Ultimo aggiornamento: 12:20

Un professore di matematica del liceo pedagogico Eleonora d'Arborea, a Cagliari, nel 2015 è stato condannato a 10 anni di carcere, la sentenza è definitiva. Era accusato di violenza sessuale, perché per avere un buon voto in pagella, le studentesse, molte delle quali minorenni all'epoca dei fatti, dovevano appartarsi con lui durante la ricreazione. Dopo un bel po' di anni, la Corte dei conti ha condannato il professore a pagare anche un risarcimento di 100mila euro al liceo per danno d'immagine. Solo che, a suo tempo, nessuna delle vittime aveva ottenuto un risarcimento neanche come provvisionale (anche perché non si erano costituite parte civile). Così i genitori delle ormai ex studentesse, diventate maggiorenni, sono insorti e hanno protestato. 

Il motivo è soprattutto uno, stando a quanto scritto dal quotidiano l'Unione Sarda, che ha raccolto l'amarezza del padre, anche lui insegnante, di una delle ex studentesse. «Com'è possibile che i soldi arrivino a una scuola che per anni ha coperto le porcherie di quell'uomo? Perché, all'inizio degli anni Duemila, noi avevamo denunciato alla preside che c'era qualcosa di marcio, dopo le confidenze delle nostre figlie, ma la scuola invece minimizzava sempre. Fino a quando gli investigatori e la Procura della Repubblica non hanno poi inchiodato quell'orco con alcune intercettazioni ambientali e alla fine è stato condannato anche in Cassazione». 

È il 2005 quando al liceo cominciano a circolare diverse voci sui rapporti fra il professore di matematica e le sue studentesse. Fra le ragazze girano alcune lettere anonime sulle pretese sessuali dell'insegnante prima delle interrogazioni, dei compiti in classe e alla vigilia dei consigli dei professori per i voti di metà e fine anno scolastico. All'inizio, si legge nel fascicolo processuale, passa però la teoria che le studentesse si siano coalizzate solo per mettere in cattiva luce un insegnante troppo severo. La scuola - almeno stando a quanto raccontano oggi i genitori delle ormai ex ragazze - tende a minimizzare il contenuto delle lettere, e per quasi due anni non accade nulla. Anzi, secondo uno dei genitori «la scuola non fa proprio nulla per fermare quella barbarie di cui tutti sapevano». Sta di fatto che i racconti, seppure anonimi, si fanno sempre più insistenti, ma nessuna delle ragazze denuncia il prof ed è questo silenzio a convincere i vertici del liceo che le presunte violenze sessuali a scuola siano solo maldicenze. Purtroppo, non è così, ma dovranno trascorrere altri mesi prima che saltino fuori i fatti reali.

È una sostituta procuratore di Cagliari, Rita Cariello, a occuparsi in prima persona delle indagini. Stavolta a mettere in allarme la magistratura non sono più le lettere anonime, ma la denuncia presentata da alcuni colleghi dell'insegnante, dopo aver raccolto la testimonianza di una ragazza bocciata in matematica per essersi rifiutata - a suo dire - di appartarsi con il professore nella palestra durante la ricreazione. Alcune studentesse, almeno cinque minorenni, sono convocate al Palazzo di giustizia, mentre la scuola sospende in via cautelativa l'insegnante, ma solo perché «il contenuto di alcune sue lezioni sarebbe stato fin troppo improntato sul sesso». Comunque, nel frattempo, una delle ragazze sostiene di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali con l'insegnante, dopo avergli confessato di essere omosessuale. «Se non stai come - sarebbe stato questo il contenuto della minaccia - racconto ai tuoi genitori che sei lesbica». Altre aggiungono di aver ricevuto via Sms messaggi intimidatori del tipo: «Se non fai quello che voglio, pubblico su Internet alcune tue foto compromettenti». Un'altra ragazza dichiara di essere stata costretta a fare da palo in corridoio, mentre il professore restava in aula con una ragazza.

La Procura ottiene l'arresto del professore, che respinge l'accusa di aver costretto delle minorenni a stare con lui, mentre sostiene che le ragazze maggiorenni, dell'ultimo anno di liceo, erano consenzienti. Al processo il pubblico ministero, ribadite le «numerose prove raccolte durante l'indagine», chiede la condanna a 14 anni di reclusione. Il giudice dell'udienza preliminare emette una sentenza meno pesante: 10 anni, più l'interdizione perpetua dall'insegnamento. Sentenza confermata in Appello e in Cassazione.

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