Bimba muta, manca l'insegnante
di sostegno: di nuovo isolata a scuola

Bimba muta, manca l'insegnante di sostegno: di nuovo isolata a scuola
di Mauro Favaro
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Lunedì 15 Aprile 2019, 05:04 - Ultimo aggiornamento: 11:15

PAESE - Abbandonata a scuola. La bambina di 10 anni resta sempre in classe assieme ai compagni. Il punto è che ha la disprassia, disturbo che provoca il blocco dei muscoli facciali. La sua bocca non riesce ad articolare i suoni. Vede e sente, ma non riesce a parlare. E senza la presenza di un mediatore che sappia la Lingua dei segni è destinata a rimanere chiusa in una prigione di incomunicabilità: nessuno è in grado di comprendere ciò che vuole esprimere.

La madre ha fatto di tutto per fare in modo che la figlia non venisse più lasciata parcheggiata su un banco di scuola. Negli anni scorsi è stata la stessa famiglia a coprire i buchi nel servizio pagando di tasca propria un assistente alla comunicazione, anche fino a 1.200 euro al mese. Poi ha scritto a mezzo mondo, a partire dall'Usl della Marca, e ha fatto intervenire anche Striscia la notizia. Per un po' le cose sono migliorate. C'erano state rassicurazioni di ogni tipo. Ma ora si è punto e a capo. Negli ultimi giorni la bambina è rimasta ancora una volta senza mediatore Lis. Sembra una condanna. Lo scorso novembre l'Usl aveva assicurato che sarebbe stata seguita a scuola per 20 ore a settimana da un addetto all'assistenza che conosce la Lingua dei segni, come prevede il servizio che viene erogato alle persone sorde. Effettivamente era stata individuata una nuova persona. Ma non è bastato. E così la madre è tornata a prendere carta e penna e ha scritto al governatore Luca Zaia, ai vertici dell'azienda sanitaria provinciale e agli assessori regionali alla Sanità e all'Istruzione, Manuela Lanzarin ed Elena Donazzan, oltre che all'ufficio scolastico. «In alcune occasioni continua a mancare il servizio Lis. E non c'è una maestra formata e preparata in tale ambito spiega la madre perciò mia figlia non può assolvere l'obbligo scolastico. Senza servizio Lis, per lei vuol dire andare a scuola e rimanere con la maestra di classe anche per otto ore senza alcun ponte per la comunicazione. A livello pratico, non può comprendere o esprimersi durante le lezioni di italiano, matematica, geografia, storia e così via».

La famiglia non ha nulla da ridire sul mediatore che le era stato assegnato lo scorso novembre. Anzi. «E' un'eccellente e bravissima persona, altamente preparata e formata in ambito Lis specifica la donna ha tutta la stima della famiglia, oltre che dei medici, per come sta lavorando». «Ha un ruolo importantissimo aggiunge perché permette a nostra figlia e alle maestre, di sostegno e di classe, di svolgere il programma didattico e scolastico». Fatto sta che il servizio non è sufficiente. E la piccola si ritrova ancora da sola. La madre ha già chiesto la possibilità di andare a fare lei stessa da mediatrice nei momenti in cui non c'è la disponibilità di nessun addetto alla comunicazione. Ma le è stato risposto picche. E ora lancia una nuova idea. «Tutto questo caos sarebbe banalmente risolvibile con una convenzione tra la scuola e l'Università Ca' Foscari conclude la donna in caso di assenza, oggi non vengono assegnati sostituti. A volte non vengo nemmeno a sapere se c'è qualcuno o meno. Sinceramente ritengo che una situazione del genere non sia rispettosa per mia figlia così come per qualsiasi individuo che si trova a vivere questo disagio. E' dal 2013 che continuo a esprimere le esigenze della bambina. Nel febbraio del 2018 è stata fatta una legge importante a riguardo. Ma quand'è che il tutto porterà a un servizio di Lingua dei segni che possa supportare davvero chi ne ha bisogno?».
 

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