Arezzo, il vescovo sul caso banche
"Chi ha potere, aggiusti le cose"

Sabato 26 Dicembre 2015
Arezzo, il vescovo sul caso banche "Chi ha potere, aggiusti le cose"

AERZZO - Una questione sempre viva quella del caso banche. Omelia di Natale ad Arezzo, in primo piano il dramma degli ex obbligazionisti che hanno perso i loro risparmi investiti nelle quattro banche oggi trasformate in Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, di Ferrara, Etruria e delle Marche. Istituti di credito salvati dal decreto 'salva-banchè con uno strascico di diverse inchieste.

Nella messa natalizia, il vescovo della città toscana, sede di Banca Popolare dell'Etruria, Riccardo Fontana, ha rivolto un accorato appello a non dimenticare i risparmiatori sottolineando, nel contempo, la necessità di tutelare il futuro della nuova banca del territorio. «In questo anno della misericordia - ha detto il vescovo - voglio ben sperare che chi ha potere di aggiustare le cose, non si dimentichi di coloro che, senza colpa, hanno perso i loro modesti risparmi».

«Il nuovo che è sorto - ha detto Fontana -, è comunque fonte di lavoro per centinaia di famiglie: non è saggio che sia danneggiato dalle sofferenze che lo hanno preceduto». Intanto ad Arezzo due dei quattro filoni dell'inchiesta sono già chiusi, il terzo dovrebbe arrivare a conclusione in questi giorni, mentre il procuratore Roberto Rossi dopo gli esposti della associazioni dei consumatori ha aperto un nuovo fascicolo per truffa. Le indagini riguardano gli investimenti in obbligazioni secondarie fatti da decine di risparmiatori che in questo modo hanno perso tutti i loro soldi.

È stata poi fissata per lunedì 28 dicembre alle 12 l'audizione da parte della prima commissione del Csm dello stesso Rossi. L'audizione riguarda la verifica di eventuali profili di incompatibilità tra il suo incarico di consulente del governo per il Dipartimento affari giuridici e legislativi e il suo ruolo di coordinatore delle inchieste su Banca Etruria. A Civitavecchia, la procura sta invece indagando sul caso del pensionato che si è ucciso dopo aver perso i suoi risparmi - oltre 100 mila euro - nell'azzeramento delle obbligazioni subordinate e delle azioni di Banca Etruria.

L'ipotesi di reato di truffa - che si aggiunge a quella di istigazione al suicidio - è concentrata sul 'profilo finanziario di rischiò della vittima. Il magistrato intende infatti verificare se qualche dipendente della banca abbia ingannato D'Angelo - pensionato e pertanto persona con bassa propensione al rischio - modificando il suo profilo per indurlo a comprare (cosa che D'Angelo ha fatto) obbligazioni subordinate per 90 mila euro e azioni per circa 20 mila euro, strumenti finanziari entrambi con alto livello di rischio. Al momento l'inchiesta della procura di Civitavecchia è senza indagati.

Ma altre inchieste potrebbero essere aperte nei prossimi giorni: Adusbef e Federconsumatori hanno presentato un nuovo esposto denuncia a nove procure della Repubblica, (Roma, Firenze, Arezzo, Ancona, Ferrara, Chieti, Pesaro, Macerata, Jesi), perchè indaghino sulle ragioni che hanno indotto «Bankitalia a svilire le valutazioni, che se effettuate a prezzi di carico, almeno nei bilanci di Banca Marche e Banca Popolare dell'Etruria, invece di apparire un regalo alle banche acquirenti, avrebbero consentito ad azionisti ed obbligazionisti espropriati, di ottenere il rimborso integrale dei loro sudati investimenti».

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