Alessia Pifferi, i 18 mesi di Diana: il parto in bagno, il finto battesimo e le notti in ospedale sola con la nonna

Alessia Pifferi, i 18 mesi della piccola Diana: dal parto in bagno alle notti in ospedale mentre la madre era a Montecarlo
Alessia Pifferi, i 18 mesi della piccola Diana: dal parto in bagno alle notti in ospedale mentre la madre era a Montecarlo
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Lunedì 25 Luglio 2022, 14:39 - Ultimo aggiornamento: 14:40

Uno scenario inquietante è quello che si sta delineando dietro la morte della piccola Diana, causata dall'abbandono della mamma Alessia Pifferi. La piccola vittima sarebbe stata partorita dalla madre in un bagno. Tra l'altro a causa delle scarse condizioni di salute in cui vessava, Diana avrebbe trascorso il suo primo mese di vita in ospedale. Dopo essere stata dimessa dal primo ricovero, la bambina è stata nuovamente portata in reparto due mesi dopo a causa di una febbre altissima. La madre era però in quel momento assente trovandosi Montecarlo con il compagno, Diana in quei giorni veniva accudita dalla nonna.

La neonata - riporta Il Corriere della Sera - soffriva di una patologia ai reni, scaturita dal fatto di essere nata prematuramente. Diana, non avendo un padre, è stata registrata dalla madre con il suo cognome, Pifferi, anche se la stessa ha dichiarato di sapere chi è. Lo scorso mercoledì davanti agli inquirenti aveva dichiarato «Devo avvisare il papà». Salvo poi ripensandoci subito dopo, senza fornire alcun tipo di dettaglio.

Un calvario durato 18 mesi

Quanto fosse indesiderata la piccola Diana dalla madre, lo si capisce dalla totale assenza di foto, né della bambina da sola, né in compagnia di parenti o amici. Il ricordo della neonata è stato commemorato dagli abitanti di Ponte Lambro, grazie a una fiaccolata e ad alcuni peluche e palloncini portati sul luogo del terribile accaduto. La piccola Pifferi non risultava nemmeno nei registri dei servizi sociali, non compariva nelle liste d’attesa dei nidi, e non era nemmeno assistita dalla Caritas di zona. Una tortura durata un anno e mezzo, fino alla morte giunta per stenti, senza acqua, senza cibo e senza nemmeno ossigeno, la madre lasciava continuamente le finestre chiuse per evitare che le urla di disperazione della piccola potessero essere udite dal vicinato.

 

Un testimonianza rilasciata dalle forze dell'ordine da un'amica di Alessia Pifferi riporterebbe di un finto battesimo organizzato dalla madre per «scroccare» regali agli invitati. La cerimonia alla fine non c'è mai stata. Diana per la donna era soltanto un modo per raccattare soldi. Le dichiarazioni choc di Alessia Pifferi agli inquirenti sono chiaramente il frutto di una persona che, mal celava l'odio verso una gravidanza prima e, una figlia dopo, mai volute: «Ho partorito la bambina da sola nel bagno dell’appartamento del mio compagno (a Leffe, nella Bergamasca). Erano le due di pomeriggio. Appena partorito sono andata in camera da letto, ho preso il telefono e ho chiamato il mio compagno che stava lavorando al piano terra».

Il viaggio a Montecarlo e la notte in passeggino

La donna ha anche dichiarato di non sapere di essere incinta: «Mi sono accorta quando ho iniziato ad avere forti dolori alla schiena». Versione smentita dalla nonna della bambina, che durante la testimonianza ha detto di sapere che la figlia fosse incinta già dal terzo mese.  Alessia Pifferi ha raccontato agli inquirenti anche i giorni in cui la figlia era stata ricoverata una seconda volta, accudita dalla nonna, mentre lei e il compagno si trovavano a Montecarlo: «Volevo portarla con me, ma poi alla fine l’ho lasciata da mia madre». Il giorno dopo la partenza della madre, Diana si sente male e la nonna la porta all'ospedale Papa Giovanni. Così si interrompe la vacanza e Alessia è costretta a tornare a Milano

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