La Rcf chiude e trasloca, 23 operai rischiano il posto di lavoro ed uno scrive a Ligabue: «Aiutaci in questa vertenza»

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Alessandra Clementi
San benedetto, lLa Rcf chiude e trasloca, 23 operai rischiano il posto di lavoro ed uno scrive a Ligabue: «Aiutaci in questa vertenza»

SAN BENEDETTO - Si terrà il prossimo 1° febbraio l’incontro tra le sigle sindacali e il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e l’assessore al bilancio Guido Castelli per discutere della chiusura degli stabilimenti sambenedettesi della Rcf.

Una chiusura che rischia di mettere sul lastrico 23 famiglie e la stessa società non sembra aperta a soluzioni o accordi, ma decisa a portare l’intera produzione presso i capannoni di Reggio Emilia lasciando così le Marche.

 

E sulla vicenda riguardante la Rcf interviene anche il Pd con il suo segretario del circolo nord Alessandro Marini affermando: «Che tante realtà produttive sambenedettesi siano in piena emergenza a causa dell’epidemia di Covid è fatto tristemente accertato purtroppo, fanno da contraltare alcune scelte governative non sempre adeguate e il totale immobilismo della Regione e del Comune. Che si decida, in maniera del tutto inspiegabile, di chiudere lo stabilimento Rcf di San Benedetto, dove nonostante tutto si è lavorato a pieno regime negli ultimi mesi e si è usufruito della cassa integrazione molto meno rispetto alla sede di Reggio Emilia, segno evidente che qui si è lavorato meglio, è inaccettabile, soprattutto quando l’azienda ha beneficiato di un prestito di 44 milioni di euro garantito da Sace e Mediocredito italiano, ovvero dallo Stato la cui Costituzione tutela e fonda sul lavoro la propria esistenza. Non è accettabile, e fanno bene i sindacati a sottolinearlo, che si passi da una garanzia fatta a dicembre di pieno mantenimento dei livelli occupazionali alla scelta tra il trasferimento fuori Regione o il licenziamento. Il Pd di San Benedetto è saldamente accanto ai 23 lavoratori a rischio licenziamento e alle loro famiglie e si impegnerà affinché le istituzioni trovino una risposta». I dipendenti stanno tentando ogni strada dalla vertenza sindacale fino a una missiva che un operaio Fabrizio Traini ha scritto al cantautore Luciano Ligabue (vicino all’impresa), spiegando come la chiusura dell’impianto sia stato un fulmine a ciel sereno. «È quasi l’alba- si legge nella missiva - mentre ti scrivo mi batte forte il cuore, le mie mani sono fredde, fra poche ore in fabbrica un’altra giornata di frustrazione e col morale a terra per l’incertezza sul nostro futuro e soprattutto per chiarimenti che non ci sono stati dati. La comunicazione di chiusura è avvenuta in modo che non esito a definire brutale, nel corso di un incontro in teleconferenza tra azienda ed Rsu»

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