Scommesse illegali, sequestrato un locale: le giocate su una piattaforma informatica i cui server erano dislocati in paradisi fiscali

Mercoledì 12 Gennaio 2022 di Mario Paci
Scommesse illegali, sequestrato un locale: le giocate su una piattaforma informatica i cui server erano dislocati in paradisi fiscali

SAN BENEDETTO  - Riguarda anche San Benedetto l’operazione che ha permesso di fare luce su un giro di scommesse illegali effettuate su una piattaforma informatica, realizzata nel 2000 i cui server erano dislocati in paradisi fiscali. Al termine delle indagini condotte d alla Dda e dai carabinieri di Salerno sono state arrestate 33 persone ritenute legate ad una organizzazione criminale, con ramificazioni anche all’estero, accusata di avere messo in piedi un giro miliardario di scommesse illegali. A San Benedetto è stato sequestrato un locale. 

 


A capo dell’associazione a delinquere ci sarebbe il figlio di un boss, il quale, secondo gli investigatori, avrebbe realizzato una vera e propria holding del «gaming on line» (casinò, poker Texas Holdem) associandosi alla rete «dbgpoker», non autorizzata in Italia e avvalendosi anche della mafia casalese. I giochi erano raggiungibili anche attraverso slot machine e totem perlopiù installati nelle località del sud Italia dove più forte è risultata la pressione della criminalità organizzata. I server, secondo gli investigatori, erano stati dislocati nei cosiddetti paradisi fiscali, come Panama e l’isola di Curacao. 


Gli inquirenti italiani, che sono stati coadiuvati all’estero dalle forze di polizia di Panama, Romania e Malta, hanno notificato le misure cautelari in carcere nelle province di Salerno, Agrigento, Avellino, Brindisi, Caserta, Catanzaro, Latina, Lecce, L’Aquila, Messina, Napoli, Potenza, Ravenna, Roma e Varese. I reati che vengono contestati, a vario titolo, agli indagati, sono associazione per delinquere finalizzata a delitti in materia di giochi e scommesse illegali, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro provento di delitto in attività economiche, autoriciclaggio. Ad alcuni dei destinatari dei provvedimenti cautelari emessi, i reati vengono contestati con l’aggravante di averli commessi per agevolare il clan dei Casalesi.


Il gioco si basava su una piattaforma informatica realizzata da un soggetto noto alle forze dell’ordine, ma potenziata grazie a un altro indagato per fare fronte alle esigenze contemporanee. La piattaforma raccoglieva milioni di giocatori sparsi in tutto il mondo.

 

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